Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20193 del 31/07/2018





Civile Ord. Sez. 6 Num. 20193 Anno 2018
Presidente: AMENDOLA ADELAIDE
Relatore: CIRILLO FRANCESCO MARIA

ORDINANZA
sul ricorso 2031-2017 proposto da:
CAMPORESI GIACOMO, elettivamente domiciliato in ROMA, -VIA
NOMENTANA 295, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO
PENTI’LLA, rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI RUSSO;
– ricorrente contro
COSTA ANGIUD, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA 1″l’Al,()
CARI X) FALBO 22, presso lo studio dell’avvocato

COLUCC1,

ANGIMO

rappresentato e difeso dall’avvocato PII RI

BARON1;
– controricorrente avverso la sentenza n. 1961/2016 della CORTE D’APP1 TLO di
BOLOGNA, depbsitata il 14/11/2016;

:Dts

Data pubblicazione: 31/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 10/07/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCO
MARIA CIRILLO.

FATTI DI CAUSA

Giacomo Camporesi convenne in giudizio Angelo Costa, chiedendo
che fosse accertata l’intervenuta stipulazione, tra i due, di un contratto
di affitto agrario della durata di tre anni.
A sostegno della domanda espose che quel contratto era stato
concluso verbalmente e che, successivamente, il Costa aveva cambiato
idea, essendo interessato alla vendita del terreno ad un diverso
confinante; l’attore chiese, quindi, che fosse riconosciuta al contratto la
durata legale di anni quindici a decorrere dall’annata agraria 2014-2015.
Si costituì in giudizio il convenuto, negando di aver stipulato un
contratto verbale e chiedendo il rigetto della domanda.
Il Tribunale, espletata prova per interrogatorio formale e respinta la
richiesta di prova per testi, rigettò la domanda e condannò l’attore al
pagamento delle spese di giudizio.
2. La pronuncia è stata impugnata dall’attore soccombente e la Corte
d’appello di Bologna, Sezione specializzata agraria, con sentenza del 14
novembre 2016, ha rigettato l’appello ed ha condannato l’appellante al
pagamento delle ulteriori spese del grado.
I-la osservato la Corte territoriale che il Tribunale, con decisione
condivisibile, aveva negato ingresso alla prova per testi perché aveva
considerato non verosimile l’asserita stipulazione di un contratto
verbale, anche perché i fondi in questione risultavano già condotti in
affitto da un terzo e non vi era stata l’assistenza da parte delle
associazioni di categoria, necessaria a causa della pattuizione di una
durata del contratto inferiore a quella legale.
Ric. 2017 n. 02031 sez. M3 ud. 10-07-2018
-2-

1. Con ricorso al Tribunale di Ravenna, Sezione specializzata agraria,

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Bologna propone ricorso
Giacomo Camporesi con atto affidato a tre motivi.
Resiste Angelo Costa con controricorso.
11 ricorso è stato avviato alla trattazione in camera

consiglio,

civ., e il ricorrente ha depositato memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE
• Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360,
primo comma, n. 3), n. 4) e n. 5), cod. proc. civ., violazione e falsa
applicazione degli artt. 41 e 58 della legge 3 maggio 1982, n. 203, degli
arti. 24 e 111 Cosi., dell’art. 112 cod. proc. civ. ed omesso esame di un
fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti.
2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360,
primo comma, n. 3) e n. 5), cod. proc. civ., violazione e falsa
applicazione dell’art. 421 cod. proc. eiv., degli artt. 24 e 111 Cosi., ed
omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di
discussione tra le parti.
I motivi contestano, con varietà di accenti, la mancata ammissione
della prova testimoniale.
3. Essi sono entrambi privi di fondamento, quando non inammissibili.
Ed invero la sentenza impugnata non ha ammesso la prova
testimoniale dedotta non per la presunta violazione dei limiti legali a
tale prova o per mancato esercizio dei poteri officiosi del giudice di cui
all’art. 421 cod. proc. civ., quanto, piuttosto, per una valutazione di
merito, fondata sulle ragioni suindicate (esistenza di un contratto di
affitto con un terzo e mancata assistenza delle associazioni di
categoria). Peraltro dagli atti di causa sembra che sia stato prodotto
solo un documento scritto a firma dell’odierno ricorrente, che non
può, ovviamente, fare prova a favore di chi lo produce, tanto più che la
Ric. 2017 n. 02031 sez. M3 – ud. 10-07-2018
-3-

sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc.

sentenza in esame ha dato conto che l’interrogatorio formale del
convenuto non aveva portato ad alcuna confessione.
D’altra parte, pur essendo pacifico che, a norma dell’art. 41 della legge
n. 203 del 1982, i contratti agrari ultranovennali sono validi anche se

del coltivatore diretto — è altrettanto vero che ciò non significa che vi
sia, per il giudice, un obbligo indiscriminato di ammettere la prova
testimoniale, rimanendo sempre fermo il potere-dovere di verificarne
l’ammissibilità e la rilevanza in riferimento al contesto complessivo; il
che è quanto la Corte di merito ha fatto, con una valutazione non
sindacabile in questa sede.
Risulta dalla sentenza impugnata, la quale si è richiamata alla sentenza
del Tribunale condividendo le ragioni della mancata ammissione della
prova per testi, che tale prova era piuttosto indicativa dell’esistenza di
una trattativa tra le parti e non dell’effettiva stipulazione di un
contratto verbale; per cui avrebbe potuto, semmai, fondare una
domanda risarcitoria per responsabilità precontrattuale e non una
richiesta di riconoscimento dell’effettiva esistenza del contratto (v. la
sentenza 28 giugno 2011, n. 14267).
4. Con il terzo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360,
primo comma, n. 3), e n. 5), cod. proc. civ., violazione e falsa
applicazione dell’art. 342 cod. proc. civ. ed omesso esame di un fatto
decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti.
Si sostiene che la sentenza avrebbe errato nell’affermare che
l’appellante aveva l’onere di offrire nuovi elementi rispetto a quelli già
proposti in primo grado (art. 342 cit.) c si aggiunge che vi sarebbero
lacune in ordine alla valutazione degli elementi posti a fondamento
dell’appello.
4.1. 11 motivo non è fondato.
Ric, 2017 n. 02031 sez. M3 – ud. 10-07-2018
-4-

verbali o non trascritti — con una disciplina che è. chiaramente in favore

Osserva la Corte, innanzitutto, che le pagine dell’atto di appello
richiamate e trascritte nel ricorso contengono contestazioni in diritto e
non ulteriori elementi di fatto. E tuttavia evidente che la prospettata
violazione dell’art. 342 cod. proc. civ. ò inconferente rispetto alla

insiste nel sollecitare l’ammissione della prova testimoniale
motivatamente esclusa dai giudici di merito, come si è già detto; e la
censura, quanto al resto, appare finalizzata ad ottenere in questa sede
una nuova e non consentita valutazione del merito.
5. Il ricorso, pertanto, è rigettato.
A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del d.m. 10 marzo 2014, n.
55.
Non sussistono le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-qilater, del
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, trattandosi di causa esente per legge
(sentenza 31 marzo 2016, n. 6227, e ordinanza 22 maggio 2018, n.
12577).

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi euro 2.700, di
cui curo 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione
Civile —3, il 10 luglio 2018.
Il Presidente

censura e che il motivo in esame, in sostanza ripetitivo dei precedenti,

Scarica il pdf originale della sentenza:

DOWNLOAD

LEGGI ANCHE

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA


Rob Kelley Womens Jersey