Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20179 del 15/07/2021

Cassazione civile sez. I, 15/07/2021, (ud. 27/11/2020, dep. 15/07/2021), n.20179

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16514/2019 proposto da:

S.V., domiciliato in Roma, via Muzio Clementi, n. 51, nello

studio dell’avv. Valerio Santagata; rappresentato e difeso dall’avv.

Paola Urbinati, per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno in persona del Ministro in carica;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna n. 702/2019,

depositata il 5/3/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio dal

Cons. Dott. Marco Vannucci.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. S.V., proveniente dal Kosovo, ha adito il Tribunale di Bologna impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di aver lasciato il proprio Paese per aver subito varie aggressioni da parte di persone mascherate.

1.1. Il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo, sulla base di un giudizio di inattendibilità della narrazione, che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. L’appello proposto dal richiedente asilo è stato rigettato dalla Corte di appello di Bologna con la decisione indicata in epigrafe, nella quale, in particolare, si è affermato come non risultassero provate l’identità e la provenienza dell’appellante.

3. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso il richiedente asilo, svolgendo tre motivi, illustrati da memoria.

L’intimata Amministrazione dell’Interno non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.a Con il primo motivo si deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione fra le parti, con particolare riferimento ai dubbi espressi nella decisione impugnata circa la reale identità del richiedente e la sua effettiva provenienza dal Kosovo, laddove dagli atti risultava che al momento della domanda di protezione internazionale il predetto aveva prodotto la propria carta di identità, allegata al c.d. “modello C3” acquisito agli atti. Inoltre la circostanza emergeva chiaramente dalle stesso contenuto della memoria di costituzione in giudizio della Commissione Territoriale e dal provvedimento del Tribunale, in cui si dava atto, richiamando il modello C3, delle generalità del ricorrente e del luogo di nascita, “indicato (OMISSIS)”.

1.b. Con il secondo mezzo si sostiene che, al lume del travisamento delle risultanze processuali, la Corte felsinea avrebbe erroneamente omesso, violando del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8 e art. 14, lett. C, di svolgere qualsiasi indagine sulla situazione del paese di origine.

1.c. La terza censura attiene al disconoscimento della protezione umanitaria, intervenuto prescindendo del tutto dalle deduzioni dell’appellante circa i suoi rapporti familiari in Italia e il livello di integrazione conseguito.

2. I primi due motivi, da esaminarsi congiuntamente in quanto tra loro intimamente connessi, sono fondati.

2.1. La Corte territoriale ha espresso dei dubbi circa la prova dell’identità del richiedente, e quindi, “sulla reale provenienza dal Kosovo”, in maniera del tutto avulsa dal complesso delle risultanze processuali che, come emerge dagli atti della Commissione e dalla stessa decisione di primo grado, trascritti nel ricorso in ottemperanza a quanto costantemente affermato da questa Corte in ordine al rispetto dei principi di specificità ed autosufficienza, deponevano in maniera netta, e senza alcuna contestazione al riguardo, nel senso dell’affermazione, sulla base della documentazione acquisita, della corrispondenza delle generalità dichiarate dal richiedente e, quindi, della sua provenienza dal Kosovo.

Al lume di quanto teste’ evidenziato, deve affermarsi che la censura formulata con il primo motivo è fondata per le seguenti ragioni, non del tutto coincidenti con quelle esposte dal ricorrente. Soccorre in proposito il principio secondo cui, in virtù della funzione del giudizio di legittimità di garantire l’osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, nonché in ragione di quanto prevede la norma di cui dell’art. 384 c.p.c., comma 2, deve ritenersi che, nell’esercizio del potere di qualificazione in diritto dei fatti, la Corte di Cassazione può ritenere fondata la questione, sollevata dal ricorso, per una ragione giuridica diversa da quella specificamente indicata dalla parte e individuata d’ufficio, con il solo limite che tale individuazione deve avvenire sulla base dei fatti per come accertati nelle fasi di merito ed esposti nel ricorso per cassazione e nella stessa sentenza impugnata, senza cioè che sia necessario l’esperimento di ulteriori indagini di fatto, fermo restando, peraltro, che l’esercizio del potere di qualificazione non deve inoltre confliggere con il principio del monopolio della parte nell’esercizio della domanda e delle eccezioni in senso stretto, con la conseguenza che resta escluso che la Corte possa rilevare l’efficacia giuridica di un fatto se ciò comporta la modifica della domanda per come definita nelle fasi di merito o l’integrazione di una eccezione in senso stretto (Cass., 3 dicembre 2020, n. 27704; Cass., 14 febbraio 2014, n. 3437; Cass., 17 maggio 2011, n. 10841; Cass., 22 marzo 2007, n. 6935).

Per altro i molteplici riferimenti, nell’articolazione della censura, alla decisione di primo grado – nella quale, come verificato dal Collegio in virtù della natura procedurale della questione, la provenienza dal Kosovo del richiedente costituisce il presupposto fattuale di ogni valutazione in relazione alla richiesta protezione – lasciano intendere che si sia inteso denunciare la pretermissione del giudicato interno in ordine alla provenienza dal Kosovo del S..

Tale rilievo, attinente per altro ad aspetto rilevabile d’ufficio anche in questa sede (Cass., Sez. U., 25 maggio 2001, n. 226; Cass., 20 gennaio 2006, n. 1099; Cass., 6 giugno 2011, n. 12159; Cass., 12 giugno 2018, n. 15339), è chiaramente evincibile dall’esame degli atti, avendo la decisione impugnata, per altro in assenza di impugnazione incidentale da parte dell’Amministrazione, fondato la propria valutazione su una circostanza del tutto difforme da quanto accertato, e non contestato, dal giudice di prime cure.

Poiché il giudicato, sia esso interno od esterno, costituendo la “regola del caso concreto” partecipa della qualità dei comandi giuridici, di guisa che, come la sua interpretazione non si esaurisce in un giudizio di fatto, ma deve essere assimilata, per la sua intrinseca natura e per gli effetti che produce, all’interpretazione delle norme giuridiche, deve escludersi la configurabilità di un vizio di natura revocatoria (Cass., Sez. U., 16 novembre 2004, n. 21639).

2.2. L’accoglimento della prima censura si riverbera sul secondo motivo, parimenti fondato, in quanto la pretermissione di “qualsivoglia indagine in punto situazione interna del Kosovo”, al lume di quanto evidenziato, appare assolutamente ingiustificata.

3. Il terzo mezzo, attenendo alla protezione umanitaria, rimane assorbito, non potendosi omettere di rilevare come la corte felsinea abbia del tutto omesso di valutare la condizione del richiedente.

4. L’accoglimento del ricorso comporta la cassazione della decisione impugnata, con rinvio alla Corte di appello di Bologna che, in diversa composizione, provvederà a nuovo esame del gravame sulla base di quanto sopra evidenziato, provvedendo altresì al regolamento delle spese relative al presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 27 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2021

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