Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20151 del 25/07/2019

Cassazione civile sez. trib., 25/07/2019, (ud. 12/06/2019, dep. 25/07/2019), n.20151

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. NOCELLA Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19309/2014 R.G. proposto da:

C.G., n. q. di titolare della ditta individuale

Autosport di C.G., rappresentato e difeso dall’Avv.

Giuseppe Chiarello, elettivamente domiciliato in Roma, viale

Parioli, n. 67, presso lo studio dell’Avv. Giorgio Biserni;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore p.t., rappresentata e

difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ope legis

in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Sicilia n. 127/01/14, depositata il 16 gennaio 2014.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 12 giugno

2019 dal Cons. Salvatore Leuzzi.

Fatto

RILEVATO

che:

– Con un avviso di accertamento notificato all’odierno ricorrente in qualità di titolare dell’impresa Autosport di C.G., l’Agenzia delle Entrate contestò, per l’anno 2002, l’indebita detrazione dell’IVA, la deduzione, del pari indebita, di costi sostenuti in relazione ad autovetture usate, la cessione di alcuni autoveicoli in evasione d’imposta.

– Avverso detto atto impositivo il contribuente propose ricorso che venne rigettato; il suo successivo gravame di merito è stato, del pari, respinto.

– Il contribuente affida il proprio ricorso per cassazione a due motivi; resiste l’Agenzia delle entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– Con il primo motivo di ricorso principale, la parte ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, per avere la CTR “ritenuto che il sig. C.G. non abbia dato prova della regolare cessione dei beni non rinvenuti nella sede dell’esercizio”.

– Con il secondo motivo di ricorso principale, la parte ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per un verso la violazione del D.L. n. 41 del 1995, per altro verso – e conseguentemente – l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, per avere la CTR negato la deducibilità dei costi anche ai fini delle imposte sui redditi.

– Il motivo primo è inammissibile.

– Esso denuncia l’omessa valutazione del fatto che i giudici del gravame di merito abbiano ritenuto che “il sig. C.G. non abbia dato prova della regolare cessione dei beni non rinvenuti nella sede dell’esercizio” in tal guisa ponendosi in chiaro contrasto con quanto ricostruito dalla Corte di merito in ragione del mancato rinvenimento dei beni nel luogo di esercizio dell’impresa, dell’emissione e registrazione di fatture in data successiva all’inizio della verifica e della non riconducibilità delle fatture per ricambi, accessori e manodopera agli “autoveicoli per i quali erano stati sostenuti i costi non riconosciuti”.

– Mette in conto osservare che il vizio motivazionale previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012, applicabile “ratione temporis”, presuppone che il giudice di merito abbia esaminato la questione oggetto di doglianza, ma abbia totalmente pretermesso uno specifico fatto storico, e si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile”, mentre resta irrilevante il semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass. n. 20721 del 2018; Cass. n. 22598 del 2018).

– Questa Corte ha segnatamente chiarito che in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal su richiamato D.L. n. 83 del 2012, art. 54, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass. n. 23940 del 2017).

– Il secondo motivo – inammissibile per ragioni analoghe a quelle esposte in relazione al primo mezzo di ricorso – si palesa fondato con riferimento al profilo in cui denuncia la violazione di legge.

– La CTR ha, invero, ritenuto l’indeducibilità dei costi sostenuti dal contribuente per le autovetture su cui si incentra l’accertamento fiscale, sul presupposto della mancata annotazione delle spese relative ad esse nel registro degli acquisti.

– La L. n. 573 del 1993, art. 14, comma 4 – bis, dispone che nella determinazione dei redditi di cui al testo unico delle imposte sui redditi, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6, comma 1, non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo per il quale il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o, comunque, qualora il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensi dell’425 c.p.p. ovvero la sentenza di non luogo a procedere ai sensi dell’art. 425 del cod. cit. fondata sulla sussistenza della causa di estinzione del reato prevista dall’157 c.p..

– Qualora, pertanto, i beni siano non siano stati utilizzati direttamente per commettere il reato ma per essere commercializzati, perchè i costi effettivamente sostenuti non siano deducibili, ai fini delle imposte dirette, resta ferma l’imprescindibile verifica – cui la CTR non ha proceduto – dei requisiti generali di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità.

– Pertanto, con riferimento alla deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette (e non, quindi, al diverso tema della detraibilità dell’IVA), si rende necessario accertare, con verifica impossibile in sede di legittimità e devoluta al giudice di merito in sede di rinvio, se detti costi, a norma del TUIR, siano concretamente rispettosi dei principi appena rammentati.

La sentenza d’appello va, pertanto, cassata in relazione al secondo motivo di ricorso, in funzione dell’esame – precluso nella presente sede – della sussistenza dei requisiti in parola, cui la CTR della Sicilia provvederà in diversa composizione. Il giudice del rinvio statuirà anche sulle spese, ivi comprese quelle del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, rigettato il primo, motivo del ricorso, ne accoglie il secondo, nei termini di cui in motivazione; cassa la sentenza impugnata; rinvia la causa alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione, per un nuovo esame e per la regolazione delle spese di lite.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Suprema Corte di Cassazione, il 12 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 25 luglio 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA