Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2014 del 28/01/2021

Cassazione civile sez. I, 28/01/2021, (ud. 09/12/2020, dep. 28/01/2021), n.2014

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 17864-2019 r.g. proposto da:

N.S., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato Massimo

Gilardoni, con cui elettivamente domicilia in Roma, presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro, rappresentato e difeso, ex

lege, dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici in

Roma, Via dei Portoghesi n. 12 è elettivamente domiciliato;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Brescia, depositata in

data 8.1.2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

9/12/2020 dal Consigliere Dott. AMATORE Roberto.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

CHE:

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Brescia ha rigettato l’appello proposto da N.S., cittadino del Senegal, nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza emessa in data 29.1.2018 dal Tribunale di Brescia, con la quale erano state respinte le domande di protezione internazionale ed umanitaria avanzate dal richiedente.

La Corte di merito ha ricordato, in primo luogo, la vicenda personale del richiedente asilo, secondo quanto riferito da quest’ultimo; egli ha infatti narrato: 1) di essere nato e vissuto in Senegal; 2) di essere stato costretto a fuggire dal suo paese di provenienza perchè accusato ingiustamente della violenza sessuale di una ragazza che era la figlia del duo datore di lavoro.

La Corte territoriale ha, poi, ritenuto che: a) non erano fondate le domande volte al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, sub il D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a e b, in ragione della complessiva valutazione di non credibilità del racconto, che risultava, per molti aspetti, non plausibile e contraddittorio e perchè peraltro ostava alle richieste del richiedente la causa ostativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 10, 2 comma, lett. b, non potendosi comunque ritenere il sistema carcerario senegalese caratterizzato da condizioni degradanti e disumane; b) non poteva accordarsi tutela neanche sotto il profilo della richiesta protezione umanitaria, perchè il ricorrente non aveva allegato e dimostrato una condizione di soggettiva vulnerabilità.

2. La sentenza, pubblicata il 8.1.2019, è stata impugnata da N.S. con ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6,7 e 14 del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, degli artt. 2 e 3 Cedu, in relazione al mancato riconoscimento della reclamata protezione sussidiaria senza la valutazione della situazione generale del paese di provenienza del richiedente e con l’ulteriore violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8; denuncia altresì, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame della sua condizione di vulnerabilità personale discendente sempre dalla condizione di insicurezza interna del paese di provenienza e del paese di transito.

2. Con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 2, in relazione al diniego del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

3. Il ricorso è inammissibile.

3.1 Il primo motivo è inammissibile.

3.1.1 In realtà, la censura – confusamente proposta in relazione alle due richieste di protezione internazionale previste dal D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 14 (senza alcuna distinzione tra i diversi presupposti applicativi che presiedono alle diverse forme di protezione previste dalla normativa sopra richiamata) – non censura puntualmente le rationes decidendi del diniego del richiesto rifugio e della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a e b. Ed invero, la corte territoriale ha fondato la motivazione di rigetto delle richieste tutele, evidenziando, per un verso, la valutazione di non credibilità del racconto e, per altro verso, la causa di esclusione della richiesta protezione internazionale di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 10, comma 2, lett. b, e comunque l’assenza di condizioni degradanti e disumane nelle carcere senegalesi.

A fronte di questa chiara motivazione il ricorrente contrappone solo generiche osservazioni sulla situazione di vulnerabilità del richiedente e sulle condizioni del sistema carcerario che non scalfiscono le ragioni della decisione sopra illustrata.

Ma anche la censura sollevata in relazione al diniego della reclamata protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c, è inammissibile perchè non emerge dalla lettura della sentenza impugnata che fosse stato proposto motivo di gravame sul punto qui da ultimo in discussione. Nè il ricorso introduttivo illustra ove tale questione fosse stata avanzata tra i motivi di appello, risultando pertanto la doglianza così proposta generica e non autosufficiente, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3.

2. Ma anche la seconda censura è inammissibile per le medesime ragioni già sopra evidenziate, essendo le doglianze del tutto decentrate rispetto alle ragioni del rigetto del diniego della reclamata protezione umanitaria, ragioni che riposano sulla valutazione della mancata allegazione e prova di una condizione di vulnerabilità.

A fronte di questa motivazione il ricorrente contrappone infatti solo generiche deduzioni fondate sul richiamo agli istituti regolanti la materia della protezione internazionale, non spiegando quali sarebbero stati i fatti decisivi di cui la corte di merito avrebbe omesso l’esame in relazione allo scrutinio del presupposto della soggettiva vulnerabilità del richiedente.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660/2019.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 9 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2021

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