Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20125 del 14/07/2021

Cassazione civile sez. III, 14/07/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 14/07/2021), n.20125

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 37272/2019 proposto da:

K.F., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE APPIO

CLAUDIO, 208 INT. 1, presso lo studio dell’avvocato MILA DUSSELDORI,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1665/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 03/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/02/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. K.F., proveniente dal Gambia, ricorre affidandosi a quattro motivi, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che aveva confermato la pronuncia con la quale il Tribunale aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, da lui avanzata in ragione del diniego opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato militare per oltre 10 anni e di aver servito, alle strette dipendenze di un colonnello, autore di un fallito colpo di Stato, successivamente al quale c’era stata la rappresaglia dello autorità che aveva coinvolto tutti gli amici ed i collaboratori del colonnello. Pertanto, temendo per la propria vita, si era allontanato dal paese di origine.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

3. Sono stati prodotte note scritte e documenti da un altro difensore privo di procura speciale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente devono essere dichiarati inammissibili i documenti prodotti con nota scritta del 28.1.2021, proveniente da un difensore (avv.to Mila Dusseldori) privo di procura speciale ed estraneo alla presente controversia, nella quale il ricorrente si è costituito a ministero dell’avv. Marco Lanzilao.

1.1. Passando all’esame dei motivi di ricorso si osserva quanto segue. Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007: assume che la Corte territoriale non aveva fatto buon governo del paradigma interpretativo prescritto dalla norma richiamata, essendosi limitata ad affermare l’inesistenza di elementi di prova.

1.1. Il motivo è inammissibile, in quanto generico e non decisivo, a fronte di una motivazione congrua e logica sulle contraddizioni rilevate all’interno del complessivo racconto che sono state puntualmente esaminate (cfr. pagg. 7 e 8 della sentenza impugnata).

1.2. La censura, dunque, si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019).

2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, l’omesso esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione Territoriale, e delle allegazioni portate in giudizio per la valutazione della sua condizione personale. Lamenta altresì l’omessa cooperazione istruttoria, la sua omessa audizione che avrebbe consentito di colmare le lacune riscontrate, nonché l’omesso ed errato esame della documentazione prodotta ed il mancato approfondimento sulle situazioni del paese di origine.

2.2. La censura – con la quale, in sostanza, si reitera la critica alla valutazione di inattendibilità del racconto, con peculiare riferimento però alla circostanza secondo la quale, per giungere a tale valutazione, la Corte avrebbe dovuto rinnovare l’audizione del richiedente- è inammissibile.

2.3. La doglianza, infatti, si pone in contrasto con l’orientamento, ormai consolidato, di questa Corte secondo il quale “nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incogruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile” (Cass. 21584/2020; Cass. 22049/20120).

2.4. Nel caso in esame, pacifico ed incontestato che l’udienza di comparizione venne fissata (cfr. pag. 3 della sentenza impugnata), la censura è del tutto priva dell’indicazione della avvenuta richiesta al giudice di rinnovo dell’audizione con riferimento a fatti specifici.

3. Con il terzo motivo, il ricorrente si duole, ancora, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, nonché del difetto di motivazione e del travisamento dei fatti. Lamenta l’omessa consultazione di fonti ufficiali attendibili ed aggiornate.

3.1. Il motivo è fondato per quanto di ragione.

3.2. La Corte territoriale, infatti, ha espresso una valutazione sulle condizioni di sicurezza del paese contraddittorio, in quanto partendo da notizie allarmanti in ordine alla tutela dei diritti dei cittadini, estrapolate da fonti non esattamente individuate (cfr. pag. 4, 5, 6, par. 2.1. sulle condizioni del Gambia), giunge a conclusioni incoerenti rispetto alle premesse: in particolare, rispetto alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) – unico scrutinabile in questa sede in ragione della negativa valutazione della credibilità del racconto che, come è noto, non è per essa rilevante – le argomentazioni spese non sono corredate dal richiamo di C.O.I. attendibili ed aggiornate in relazione alla sussistenza o meno di un conflitto armato nell’accezione coniata dalla giurisprudenza Eurounitaria.

3.3. Al riguardo, questa Corte ha avuto modo di chiarire che:

a. lo straniero che chieda il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), non ha l’onere di presentare, tra gli elementi e i documenti necessari a motivare la domanda (art. 3, comma 1, D.Lgs. cit.), quelli che si riferiscono alla sua storia personale, salvo quanto sia indispensabile per verificare il Paese o la regione di provenienza, perché, a differenza delle altre forme di protezione, in quest’ipotesi non rileva alcuna personalizzazione del rischio, sicché, una volta che il richiedente abbia offerto gli elementi utili alla decisione, relativi alla situazione nello Stato o nella regione di origine, il giudice deve accertare anche d’ufficio se effettivamente in quel territorio la violenza indiscriminata in presenza di conflitto armato sia di intensità tale da far rischiare a chiunque vi si trovi di subire una minaccia grave alla vita o alla persona, senza che alcuna valutazione di non credibilità, che non riguardi l’indicazione dello Stato o regione di provenienza, possa essere di ostacolo a tale accertamento. (Sez. 1, n. 13940/2020, Rv. 658384-02).

b. la protezione sussidiaria, disciplinata dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ha come presupposto la presenza, nel Paese di origine, di una minaccia grave e individuale alla persona, derivante da violenza indiscriminata in una situazione di conflitto armato, il cui accertamento, deve essere condotto d’ufficio dal giudice in adempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria (Sez. 2, n. 8819/2020, Rv. 65791603).

c. il dovere di cooperazione istruttoria rappresenta una peculiarità processuale del giudizio di protezione internazionale che il giudice di merito deve adempiere d’ufficio, fondando la propria decisione su fonti informative attendibili (e cioè riconducibili a quanto predicato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3), idonee allo scopo informativo rispetto alla vicenda narrata ed aggiornate alla data della decisione, in ragione della rapida mutevolezza delle condizioni sociopolitiche, economiche, climatiche e sanitarie dei paesi di provenienza dei richiedenti asilo.

3.4. La Corte non si è attenuta ai principi sopra richiamati, ragione per cui la sentenza deve essere, in parte qua cassata.

4. Con il quarto motivo, il ricorrente lamenta, infine, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, il mancato riconoscimento della protezione umanitaria, la violazione dell’art. 5, comma 6 TUI, non potendo essere rifiutato, in thesi, il permesso di soggiorno allo straniero qualora ricorrano seri motivi di carattere umanitario.

4.1. Lamenta altresì la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo paese di origine e che possa correre gravi rischi; l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost., l’omessa valutazione le fonti informative relativamente alla situazione socio economica del paese; l’omesso esame delle condizioni personali per l’applicabilità della protezione umanitaria e la necessaria comparazione fra la condizione raggiunta in Italia e quella esistente nel paese di provenienza.

4.2. Anche il quarto motivo è fondato.

4.3. La Corte, infatti, ha espresso una valutazione comparativa, escludendo la vulnerabilità del ricorrente e la possibile violazione dei diritti umani in caso di rimpatrio, omettendo del tutto di fondare, anche in relazione alla presente fattispecie, tale valutazione su C.O.I. attendibili ed aggiornate sul livello di tutela dei diritti fondamentali nel paese di origine, e non prospettando, dunque, una attendibile valutazione degli elementi da raffrontare.

4.4. Al riguardo, questa Corte ha affermato che “secondo l’interpretazione fatta propria dalla giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione umanitaria, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza che, tuttavia, non deve essere isolatamente ed astrattamente considerato; peraltro, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione che il giudice di merito deve acquisire” precisando anche che “il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di violazione di legge”

5. In conclusione, in relazione al terzo e quarto motivo il ricorso è fondato per quanto di ragione.

6 La sentenza deve essere cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Catanzaro che, in diversa composizione, provvederà al riesame della controversia alla luce di tutti i principi di diritto sopra evidenziati, nonché alla decisione in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte;

accoglie il terzo ed il quarto motivo di ricorso; dichiara inammissibile il primo ed il secondo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’Appello di Catanzaro per il riesame della controversia ed anche per la decisione in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2021

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