Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20107 del 14/07/2021

Cassazione civile sez. lav., 14/07/2021, (ud. 17/02/2021, dep. 14/07/2021), n.20107

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1762/2020 proposto da:

I.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato RICCARDO VALLINI VACCARI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Verona, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia ex lege in ROMA,

alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 10236/2019 del TRIBUNALE di

VENEZIA, depositato il 27/11/2019 R.G.N. 9279/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/02/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con decreto 27 novembre 2019, il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso di I.M., cittadino nigeriano, avverso il decreto della Commissione Territoriale di Verona, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. esso riteneva, come già la Commissione, la scarsa credibilità del richiedente, che aveva riferito di essere fuggito il (OMISSIS) dall’Edo State, per sottrarsi alla setta degli (OMISSIS), nella quale avrebbe dovuto prendere il posto del padre che ne era il capo, essendo stato, dopo la sua morte, minacciato di morte qualora non ne avesse assunto la successione, cui egli si era sempre opposto in quanto di fede cristiana, senza trovare protezione dalla polizia cui aveva denunciato le minacce, ricevendone la risposta di non poter intervenire, trattandosi di una questione familiare; e che dopo un periodo di due mesi in Libia era approdato in Italia;

3. il racconto era ritenuto implausibile e contraddittorio, sicché il Tribunale escludeva, anche considerata la situazione generale dell’Edo State in base ad un rapporto Easo del 2017, la sussistenza dei requisiti delle misure di protezione maggiori richieste. Esso negava pure i presupposti della protezione umanitaria, per l’inverosimiglianza della narrazione relativa alla setta degli (OMISSIS), di appartenenza elitaria ed assimilabile ad una loggia massonica con reclutamento forzato accertato solo negli anni Cinquanta del secolo scorso (sempre secondo il citato report Easo);

4. il Tribunale escludeva la ricorrenza di una condizione di effettiva vulnerabilità del richiedente e un suo adeguato livello di integrazione sociale in Italia, avendo lavorato occasionalmente in agricoltura, soltanto tra (OMISSIS) e per datori di lavoro diversi;

5. con atto notificato il 27 dicembre 2019, lo straniero ricorreva per cassazione con sei motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3,D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per erroneo esame della propria credibilità (peraltro operato solo in riferimento, nonostante la sua portata generale, alla protezione umanitaria) per il mancato rispetto del paradigma procedimentale stabilito dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 e inadempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria, in particolare riferimento al tentativo di affiliazione forzata alla setta degli (OMISSIS), sulla base di COI non aggiornate, smentite da quelle più specifiche allegate e parzialmente trascritte (reports EASO 2018) (primo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. e), per erronea esclusione dell’integrazione delle ripetute minacce ricevute dagli (OMISSIS) dei requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato (secondo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g), art. 14, lett. b), D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, per erronea esclusione, in base a fonti non aggiornate, dell’integrazione delle ripetute minacce ricevute dagli (OMISSIS) dei requisiti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, non avendo verificato il Tribunale, con proprio accertamento officioso, l’adeguata protezione dalle sette cultiste tradizionali da parte delle forze di polizia, descritte dai reports più recenti corrotte ed inefficienti (terzo motivo); violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8,D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g), art. 14, lett. c), per erronea esclusione, in base a fonti non aggiornate, dell’integrazione dei requisiti per il riconoscimento della protezione sussidiaria in relazione alla situazione di violenza indiscriminata della Nigeria tale da costituire grave danno alla persona in caso di rimpatrio (quarto motivo); violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, per erronea esclusione della propria credibilità, ai fini della condizione di vulnerabilità, in funzione del riconoscimento della protezione umanitaria, per effetto delle minacce di morte ricevute dagli (OMISSIS) (quinto motivo); nullità del decreto per mancanza o apparenza, perplessità ed obiettiva incomprensibilità di motivazione, in relazione all’art. 2, lett. e) g), per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione alla negata credibilità del richiedente (sesto motivo);

2. essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono fondati;

3. la valutazione di credibilità del richiedente deve essere sempre frutto di una valutazione complessiva di tutti gli elementi e non può essere motivata soltanto con riferimento ad elementi isolati e secondari o addirittura insussistenti, quando invece venga trascurato un profilo decisivo e centrale del racconto (Cass. 8 giugno 2020, n. 10908);

3.1. prima di pronunciare il proprio giudizio sulla sussistenza dei presupposti per la concessione della protezione, il giudice deve allora osservare l’obbligo di compiere le valutazioni di coerenza e plausibilità delle dichiarazioni del(richiedente, non già in base alla propria opinione, ma secondo la procedimentalizzazione legale della decisione sulla base dei criteri indicati dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 (Cass. 11 marzo 2020, n. 6897; Cass. 6 luglio 2020, n. 13944; Cass. 9 luglio 2020, n. 14674): sicché, esso è tenuto a sottoporre le dichiarazioni del richiedente, ove non suffragate da prove, non soltanto ad un controllo di coerenza interna ed esterna ma anche ad una verifica di credibilità razionale della concreta vicenda narrata a fondamento della domanda, i cui esiti in termini di inattendibilità costituiscono apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non nei limiti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. 19 giugno 2020, n. 11925);

3.2. nell’ambito di una tale valutazione procedimentalizzata è centrale l’esame delle dichiarazioni rese dal richiedente (in particolare: D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. b), riscontrate da “tutti i fatti pertinenti che riguardano il Paese d’origine al momento della domanda” (art. 3, comma 3, lett. a D.lgs. cit.): nel caso di specie, l’esame del racconto (al secondo capoverso di pg. 2 del decreto), è stato ritenuto non credibile dal Tribunale per una valutazione di incoerenza priva di un’adeguata disamina logica e giuridica, non coerente con aggiornate fonti ufficiali sull’effettiva natura della setta degli (OMISSIS) (dal penultimo capoverso di pg. 7 al primo di pg. 9 del decreto), quali quelle consultate (rapporto Easo del giugno 2017 al primo capoverso di pg. 5 e report 2013, in refword.org, nel corpo dell’ultimo capoverso di pg. 7 del decreto), con integrazione tanto dell’errore di diritto quanto del vizio di motivazione apparente denunciati;

3.3. ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorquando il giudice di merito ometta ivi di indicare gli elementi da cui abbia tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un’approfondita loro disamina logica e giuridica (come nel caso di specie, per la ragione detta), rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (Cass. 7 aprile 2017, n. 9105; Cass. 5 agosto 2019, n. 20921; Cass. 30 giugno 2020, n. 13248), così da non attingere la soglia del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6;

3.4. le censure sono idonee a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, con specificazione di puntuali fonti alternative o successive, tali da consentire l’effettiva verifica di violazione del dovere di collaborazione istruttoria (Cass. 21 ottobre 2019, n. 26728; Cass. 20 ottobre 2020, n. 22769), correttamente adempiuto con il loro aggiornamento, specifico e pertinente, al momento della decisione (Cass. 22 maggio 2019, n. 13897; (Cass. 12 dicembre 2019, n. 32674; Cass. 16 dicembre 2019, n. 33175);

3.5. nel caso di specie, ricorre la necessità di un ulteriore più specifico approfondimento, in adempimento dell’obbligo in questione, sulla setta degli (OMISSIS), alla base della vicenda migratoria del richiedente, già questa Corte avendo ritenuto, in tema di protezione sussidiaria, che le minacce di morte da una setta religiosa integrino gli estremi del danno grave ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e non possano essere considerate un fatto di natura meramente privata, anche se provenienti da soggetti non statuali, avendo pertanto l’autorità giudiziaria adita il dovere di accertare, avvalendosi dei suoi poteri istruttori anche ufficiosi ed acquisendo le informazioni sul paese di origine, l’effettività del divieto legale di simili minacce, ove sussistenti e gravi, ovvero se le autorità del Paese di provenienza siano in grado di offrire adeguata protezione al ricorrente (Cass. 15 febbraio 2018, n. 3758; Cass. 30 ottobre 2019, n. 27859);

4. pertanto il ricorso deve essere accolto, con la cassazione del decreto e rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Venezia in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa il decreto e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Venezia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 17 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2021

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