Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20103 del 24/09/2020

Cassazione civile sez. I, 24/09/2020, (ud. 24/07/2020, dep. 24/09/2020), n.20103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Luigi Pietro – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16622/2019 proposto da:

M.G., domiciliato in Roma, Via S. Girolamo Emiliani n. 2,

presso lo studio dell’Avvocato Luigi Galloni e rappresentata e

difesa dall’Avvocato Nicola Giudice, giusta procura allegata in

calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

Prefettura di Palermo, in persona del Prefetto p.t. con sede in Via

Cavour Camillo Benso n. 6, Palermo;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2242/2018 della CORTE di APPELLO di PALERMO,

depositato il 13/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/07/2020 dal cons. Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

M.G., cittadina (OMISSIS), ha proposto ricorso con due mezzi avverso la sentenza in epigrafe indicata.

La Prefettura di Palermo è rimasta intimata.

La ricorrente aveva impugnato il provvedimento del Prefetto di Palermo in data 19 maggio 2015, che ne disponeva l’allontanamento dal territorio nazionale, su segnalazione della Questura di Palermo.

La Corte di appello, in riforma della decisione di primo grado – che aveva ritenuto inammissibile in quanto tardiva l’impugnazione proposta da M. avverso il provvedimento del Prefetto di Palermo -, ha ravvisato la tempestività dell’impugnazione e la ha respinta nel merito.

In proposito ha evidenziato che la ricorrente non solo non aveva depositato il provvedimento impugnato, ma nemmeno la documentazione che avrebbe dovuto consentire di far ritenere fondate le sue doglianze, rimarcando che il fascicolo di parte di primo grado risultava ritirato in primo grado il 3 agosto 2016 e non più depositato nel secondo grado di giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Primo motivo: Violazione dell’art. 112 c.p.c. per omessa pronuncia in violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. La ricorrente si duole che la Corte territoriale non si sia pronunciata sulla domanda principale con cui, lamentando l’erroneità della pronuncia di inammissibilità del ricorso, adottata in primo grado, aveva chiesto che la controversia venisse rimessa al Tribunale in diversa composizione, al fine non perdere il diritto ai tre gradi di giudizio.

Il motivo è infondato. L’art. 384 c.p.c. fa divieto al giudice di di appello di rimettere la causa al primo giudice, al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dall’art. 353 c.p.c. (remissione al primo giudice, per questioni di giurisdizione) e 354 c.p.c. (dichiarazione di nullità della notificazione dell’atto introduttivo; necessità di integrazione del contraddittorio o di non estromissione di una parte; dichiarazione di nullità della sentenza di primo grado ex art. 161 c.p.c., comma 2; riforma della sentenza di primo grado che ha dichiarato l’estinzione del processo ex art. 308 c.p.c.) tra le quali non rientra la questione della pronuncia di inammissibilità del ricorso per tardività dello stesso, oggetto del contendere.

La Corte di appello in applicazione della ricordata normativa esattamente ha deciso nel merito, implicitamente respingendo la domanda in esame che risulta assorbita (Cass. n. 28995 del 12/11/2018), senza peraltro che nemmeno si ravvisi la perdita di un grado di giudizio, in concreto regolarmente svoltosi, sia pure con un esito poi riformato.

2. Secondo motivo: Violazione di legge in presenza di motivazione apparente. La ricorrente sostiene di avere proceduto al deposito telematico del fascicolo di primo grado, contrariamente a quanto accertato dalla Corte territoriale.

Il motivo è infondato, posto che la Corte palermitana ha motivato in maniera puntuale, mentre quanto assume la ricorrente circa l’avvenuto deposito telematico, non solo non risulta essere stato nè dedotto, nè accertato nella fase di merito; peraltro la parte, nel motivo prospetta in maniera non circostanziata, uno “smarrimento” del fascicolo, non meglio chiarito nella sua evidenza fattuale.

3. In conclusione il ricorso va rigettato.

Non si provvede sulle spese, in assenza di attività difensive dell’intimato.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).

PQM

– Rigetta il ricorso;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 24 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 settembre 2020

 

 

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