Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20089 del 06/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 06/10/2016, (ud. 21/07/2016, dep. 06/10/2016), n.20089

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26173-2013 proposto da:

F.A., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE

ALPI 30, presso lo studio dell’avvocato STEFANO ISIDORI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO MADAMA, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 16/3/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE, dell’Abruzzo del 14/03/2013, depositata il 27/03/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

F.A. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo n. 16/03/2013, depositata in data 27/03/2013, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (medico di medicina generale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale) di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal (OMISSIS) è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva parzialmente accolto il ricorso del contribuente (ad eccezione del 1^ acconto (OMISSIS), per “Euro 4.53,42” per intervenuta decadenza del diritto al rimborso).

In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravarne dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che, nella specie, l’imponibilità ad fini IRAP dell’attività professionale svolta da medico, per effetto della sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione, si evinceva dalla presenza di spese per lavoro dipendente (“anche solo uno”) e di compensi “non derivanti dalla convenzione con il servizio sanitario nazionale”.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Diritto

IN DIRITTO

1. Il ricorrente lamenta, con il secondo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 avendo i giudici della C.T.R. ritenuto che la presenza di un dipendente (con mansioni “di segreteria e di riordino dei locali”, pag. 20 del ricorso, dalle controdeduzioni in appello) e di un reddito minimo non derivante dal regime di convenzione fossero sufficienti ad integrare il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini IRAP.

2. La suddetta censura è fondata, assorbito il primo motivo, implicante vizio motivazionale.

Questa Corte a Sezioni Unite (Cass. n. 9451/2016) ha affermato il seguente principio di diritto: “Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto del D.Lgs. n. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente, a) sia, sotto qualsiasi firma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”. Secondo la Corte “lo stesso limite segnato in relazione ai beni strumentali – eccedenti, secondo l’quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza a organizzazione” – non può che valere, armonicamente, per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all’impiego di un collaboratore”, il cui apporto, “mediato o generico”, all’attività svolta dal contribuente si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive.

Nella specie, la C.T.R. ha dato rilievo anzitutto all’apporto dato al professionista dall’unica dipendente con mansioni di segretaria, il che non è conforme al principio di diritto da ultimo espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte.

Quanto poi all’altro elemento evidenziato nella decisione impugnata, il compenso percepito dal medico al di fuori del regime in convenzione con il SSN, va richiamata la giurisprudenza di questo giudice di legittimità che ha affermato come, in ogni caso, non rileva, ai fini dell’applicazione dell’Irap, l’entità e consistenza dei compensi conseguiti dal lavoratore autonomo, senza il concorso di una stabile organizzazione di supporto, avente consistenza oggettiva (Cass. 26681/2008; Cass. 1472/2016).

3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del secondo motivo del ricorso, assorbito il primo, va cassata la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la decisione nel merito con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente, fatta eccezione dell’importo relativo al primo acconto (OMISSIS), stante l’intervenuta decadenza del diritto al rimborso.

In considerazione delle questioni di diritto trattate (sulle quali vi è stata recente pronuncia delle Sezioni Unite di questa Corte), ricorrono giusti motivi per compensare intergralmente tra le parti le spese dell’intero giudizio.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso, assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente, fatta eccezione dell’importo relativo al primo acconto (OMISSIS).

Dichiara integralmente compensate tra le patti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 21 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2016

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