Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20087 del 30/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 20087 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA

sul ricorso 1510-2013 proposto da:
ECOVENT S.R.L. P.I. 06195591000, in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIALE TRASTEVERE 259, presso lo studio
dell’avvocato PIERLUIGI BARTOLI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato ALBERTO BENIFEI,
giusta delega in atti;
– ricorrente –

2018
1134

contro

EQUITALIA SPEZIA S.P.A. ;
– intimata nonchè contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Data pubblicazione: 30/07/2018

C.F. 80078750587 in persona del suo Presidente e
legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale
mandatario

della

S.C.C.I.

S.P.A.

Società

di

Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F.
05870001004, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati
ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE,
LELIO MARITATO, giusta delega in calce alla copia
notificata del ricorso;
– resistenti con mandato

avverso la sentenza n. 799/2012 della CORTE D’APPELLO
di GENOVA, depositata il 11/07/2012 R.G.N. 81/2012.

CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale

R.G. 1510/2013

RILEVATO CHE
1. con sentenza in data 11 luglio 2012, la Corte di Appello di Genova ha
confermato la sentenza di primo grado, che aveva rigettato l’opposizione

somme, a titolo di omesso versamento contributivo e sanzioni, per
l’assunzione di alcuni lavoratori subordinati asseritamente qualificati
come rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
2. per la Corte di merito il nomen juris era risultato superato dal concreto
atteggiarsi dei rapporti e ricorrevano, nella specie, i requisiti della
subordinazione, desunti dal carattere elementare e ripetitivo della
prestazione dedotta in contratto (lavori di pulizia dei locali dei soggetti
committenti della società), dal compenso con cadenza mensile,
dall’assenza di forme organizzative delle lavoratrici che svolgevano la
prestazione per un numero prefissato di ore al giorno e nella medesima
fascia oraria, con direttive impartite da persona facente capo alla società
che forniva loro i mezzi di lavoro, con possibilità di sostituire colleghe
assenti con preavviso anche all’ultimo momento, nulla significando che
le lavoratrice non avessero

promosso giudizi per contestare la

qualificazione formale del rapporto;
3. la s.r.l. Ecovent ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo, avverso
il quale l’INPS ha conferito solo delega in calce alla copia notificata del
ricorso; Equitalia Spezia s.p.a. è rimasta intimata.

CONSIDERATO CHE
4.

denunciando omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un
fatto controverso e decisivo per il giudizio, la parte ricorrente si duole
che la Corte di merito abbia accolto le tesi dell’INPS senza tener conto
delle diverse posizioni lavorative delle singole lavoratrici;

5.

ritiene il Collegio si debba rigettare, il ricorso;

6.

in ordine alla censura inerente al preteso vizio di motivazione della
sentenza impugnata (con riferimento alla disciplina processuale,
applicabile ratione temporis, anteriore alla novella dell’art. 360, primo

1

a cartella esattoriale con la quale era stato richiesto il pagamento di

comma, n. 5, cod.proc.civ., disposta con l’art. 54 d.l. n. 83 del 2012,
convertito, con modificazioni, nella legge n. 134 del 2012), va ribadito
che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, la deduzione
con il ricorso per cassazione di un vizio di motivazione non conferisce al
giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito della vicenda
processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la sola facoltà di controllo,

delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, essendo del tutto
estranea all’ambito del vizio in parola la possibilità, per la Corte di
legittimità, di procedere ad una nuova valutazione di merito attraverso
l’autonoma disamina delle emergenze probatorie;
7.

il vizio di motivazione, sotto il profilo della omissione, insufficienza e
contraddittorietà della medesima, può dirsi sussistente solo qualora, nel
ragionamento del giudice di merito, siano rinvenibile tracce evidenti del
mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia,
prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero qualora esista un
insanabile contrasto tra le argomentazioni complessivamente adottate,
tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico giuridico
posto a base della decisione; per conseguenza le censure concernenti i
vizi di motivazione devono indicare quali siano gli elementi di
contraddittorietà o illogicità che rendano del tutto irrazionali le
argomentazioni del giudice del merito e non possono risolversi nella
richiesta di una lettura delle risultanze processuali diversa da quella
operata nella sentenza impugnata;

8.

affinché la motivazione adottata dal giudice di merito possa essere
considerata adeguata e sufficiente, non è necessario che essa prenda in
esame, al fine di confutarle o condividerle, tutte le argomentazioni svolte
dalle parti, ma è sufficiente che il giudice indichi le ragioni del proprio
convincimento, dovendosi in questo caso ritenere implicitamente
rigettato tutte le argomentazioni logicamente incompatibili con esse;

9.

nel caso all’esame, la sentenza impugnata, come ampiamente esposto
nel paragrafo 2 che precede) ha esaminato tutte le circostanze rilevanti
ai fini della decisione, svolgendo un iter argomentativo completo,

2

sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale,

coerente con le emergenze istruttorie acquisite e immune da
contraddizioni e vizi logici; le valutazioni svolte e le coerenti conclusioni
che ne sono state tratte configurano quindi un’opzione interpretativa del
materiale probatorio del tutto ragionevole e che, pur non escludendo la
possibilità di altre scelte interpretative anch’esse ragionevoli, è
espressione di una potestà propria del giudice del merito che non può

2010, n. 14212);
10. le doglianze della parte ricorrente si sostanziano nella esposizione di una
lettura delle risultanze probatorie diversa da quella data dal giudice del
gravame e nella richiesta di un riesame di merito del materiale
probatorio, inammissibile in questa sede di legittimità;
11. le spese seguono la soccombenza e vengono regolate come da
dispositivo; non si provvede alla regolazione delle spese per la parte
rimasta intimata.

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento
delle spese processuali liquidate in euro 200,00 per esborsi, euro
2.500,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese
generali e altri accessori di legge.
Così deciso nella Adunanza camerale del 15 marzo 2018

essere sindacata nel suo esercizio (cfr., ex plurimis, Cass. 14 giugno

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