Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20087 del 24/09/2020

Cassazione civile sez. I, 24/09/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 24/09/2020), n.20087

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6579/2019 proposto da:

I.E.O., elettivamente domiciliato in Macerata,

via Morbiducci n. 21, presso lo studio dell’avv. L. Froldi, che lo

rappresenta e difende per procura speciale in calce al ricorso.

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1229/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 04/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/02/2020 dal Cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’Appello di Ancona ha respinto il gravame proposto da I.E.O., cittadino (OMISSIS) richiedente asilo, avverso l’ordinanza del tribunale di Ancona che, confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale, anche nella forma sussidiaria, e di quella umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di essere espatriato perchè minacciato di morte per essersi rifiutato di subentrare nel ruolo ricoperto dal padre, oramai defunto, di santone dei riti animisti.

La Corte territoriale ha evidenziato l’inattendibilità del racconto, stereotipato e comune ad altri richiedenti asilo della stessa regione di provenienza di O., rilevando altresì che era rimasta priva di plausibili spiegazioni l’omessa denuncia dei fatti alle autorità di polizia; ha poi escluso che il sud della Nigeria versi in una situazione di conflitto armato generalizzato e che il richiedente avesse allegato condizioni di sua vulnerabilità, tali da poter giustificare il riconoscimento della protezione umanitaria.

Contro la sentenza il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’Appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, la Corte d’Appello, in violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria, non gli ha chiesto alcun chiarimento, nè ha ritenuto di dover approfondire le dichiarazioni da lui rese in sede amministrativa, in tal modo omettendo di verificare la veridicità dei fatti; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per aver il giudice escluso che dal suo rientro in patria possa derivargli un grave danno, nonostante vi siano pronunce di segno contrario che, smentendo le fonti consultate dal tribunale, hanno accertato che anche nel sud della Nigeria sussiste una situazione di violenza generalizzata.

Entrambi i mezzi di censura sono inammissibili.

Il primo difetta totalmente del requisito della specificità, richiesto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6, in quanto, omettendo di considerare che la decisione impugnata è stata emessa dalla corte d’appello, non chiarisce se il ricorrente, con apposito motivo di gravame, abbia lamentato l’omessa attivazione dei poteri istruttori officiosi da parte del tribunale e se abbia domandato di essere sentito a chiarimenti dal giudice di secondo grado.

Il secondo sembra investire la decisione del tribunale e, comunque, si risolve nella generica richiesta di una diversa valutazione delle fonti di informazione internazionale consultate dal primo giudice, neppure indicate nè richiamate nel loro contenuto.

La mancata predisposizione di difese da parte del Ministero dell’Interno esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 settembre 2020

 

 

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