Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20087 del 23/09/2010

Cassazione civile sez. II, 23/09/2010, (ud. 11/06/2010, dep. 23/09/2010), n.20087

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

R.M., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del ricorso, dall’Avv. LEONARDI Riccardo,

elettivamente domiciliato nello studio dell’Avv. Gaia Beccaceci in

Roma, Via Muzio Clementi, n. 58;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI LUCCA, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso, in forza di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv.

LORENZONI Fabio, elettivamente domiciliato nel suo studio in Roma,

Via del Viminale, n. 43;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Lucca n. 526 in data 16 maggio

2008.

Udita lei relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11 giugno 2010 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che il Consigliere designato ha depositato, in data 15 dicembre 2009, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.: “Il Giudice di pace di Lucca, con sentenza in data 28 marzo 2006, rigettò l’opposizione proposta da R.M. al verbale elevato dalla Polizia municipale di Lucca per violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 9, accertato a mezzo di telelaser.

Il Tribunale di Lucca, con sentenza depositata il 16 maggio 2008, ha rigettato l’appello del R..

Per la cassazione della sentenza del Tribunale il R. ha proposto ricorso, sulla base di quattro motivi.

L’intimato Comune di Lucca ha resistito con controricorso.

Il primo motivo denuncia “violazione e falsa applicazione di norme di diritto nonchè insufficiente/omessa motivazione ex art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 5, in relazione alla L. n. 168 del 2002, agli artt. 14, 37, 38 e 39 C.d.S. e all’art. 75 rel. reg.”, per la mancata informazione della presenza dei dispositivi finalizzati al rilevamento a distanza della velocità.

La censura è manifestamente infondata, stante l’inapplicabilità nella specie del D.L. 20 giugno 2002, n. 121, art. 4 convertito, con modificazioni, dalla L. 1 agosto 2002, n. 168. Questa disposizione – che prevede, tra l’altro, che debba essere data informazione agli automobilisti della presenza, sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, di dispositivi finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui all’art. 142 C.d.S. – non è applicabile là dove, come nella specie, si versi in un caso di contestazione immediata della violazione accertata in una strada urbana con apparecchio elettronico direttamente gestito dalla polizia municipale, e nella sua disponibilità.

Con il secondo mezzo si censura violazione e falsa applicazione dell’art. 142 C.d.S. e dell’art. 192 rel. reg., in relazione al D.M. 29 ottobre 1997 ed ai decreti di omologazione del telelaser LTI 20-20 n. 4199 dell’8 settembre 1997 e n. 6025 del 20 novembre 1998, nonchè vizio di motivazione.

Il motivo è privo di fondamento. In tema di sanzioni amministrative per violazioni dei limiti di velocità stabiliti dal codice della strada accertate a mezzo di apparecchiatura elettronica regolarmente omologata (nella specie, telelaser), come previsto dall’art. 142 C.d.S., la scadenza del termine di omologazione previsto per il modello di apparecchiatura utilizzato dagli agenti accertatori non rende di per sè illegittimo l’accertamento eseguito con il predetto macchinario dopo la scadenza di tale termine, purchè la singola apparecchiatura abbia mantenuto la sua funzionalità, in quanto il termine di durata della omologazione serve solo ad individuare l’arco di tempo nel quale le apparecchiature possono continuare ad essere commercializzate dal costruttore e non incide sull’utilizzabilità, dopo la scadenza del termine, delle apparecchiature già esistenti da parte degli organi operativi che ne siano dotati (Cass., Sez. 2^, 26 aprile 2007, n. 9950).

Anche il terzo motivo – con cui si deduce l’illegittimità dell’accertamento per l’assenza di taratura del telelaser – è manifestamente infondato. In tema di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, le apparecchiature elettroniche regolarmente omologate utilizzate per rilevare le violazioni dei limiti di velocità stabiliti, come previsto dall’art. 142 C.d.S., non devono essere sottoposte ai controlli previsti dalla L. n. 273 del 1991, istitutiva del sistema nazionale di taratura. Tale sistema di controlli, infatti, attiene alla materia ed metrologica diversa rispetto a quella della misurazione elettronica della velocità ed è competenza di autorità amministrative diverse, rispetto a quelle pertinenti al caso di specie (Cass., Sez. 2^, 19 novembre 2007, n. 23978).

Il quarto motivo (violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, penultimo comma, nonchè vizio di motivazione) è del pari manifestamente infondato.

Correttamente il Tribunale ha rilevato che l’apparecchiatura telelaser consente la visualizzazione della velocità rilevata e rilascia anche uno scontrino contenente i citati rilevati, mentre la riferibilità della velocità ad un veicolo determinato discende dall’operazione di puntamento e, quindi, d’identificazione del veicolo stesso effettuata dall’agente di polizia stradale che ha in uso l’apparecchiatura in questione (Cass., Sez. 2^, 28 gennaio 2008, n. 1889). Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (da ultimo, Cass., Sez. Un., 24 luglio 2009, n. 17355), nel giudizio di opposizione è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà, mentre è riservato al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti. Contrariamente a quanto ritiene il ricorrente, l’accertamento della violazione delle norme sulla velocità deve ritenersi provato sulla base della verbalizzazione dei rilievi tratti dalle apparecchiature previste dall’art. 142 C.d.S. e delle contestuali constatazioni personali degli agenti – constatazioni che, attenendo a dati obiettivi quali la lettura del display dello strumento e la rilevazione del numero della targa, non costituiscono “percezioni sensoriali” implicanti margini d’apprezzamento individuali – facendo infatti prova il verbale fino a querela di falso dell’effettuazione di tali rilievi e constatazioni (Cass., Sez. 2^, 28 gennaio 2008, n. 1889, cit.).

Sussistono, quindi, le condizioni per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio”.

Letta, la memoria del ricorrente.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra;

che non è pertinente il richiamo al D.L. 3 agosto 2007, n. 117, art. 3, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 2 ottobre 2007, n. 160, che ha inserito all’art. 142 C.d.S., comma 6 bis;

che, difatti, quest’ultima norma ha esteso a tutti i tipi e modalità di controllo effettuati con apparecchi fissi o mobili installati sulla sede stradale l’obbligo, a pena di nullità dell’accertamento, di preventiva segnalazione, io precedenza previsto, in base al D.L. n. 121 del 2002, art. 4, solo per i dispositivi di controllo remoto senza la presenza diretta dell’operatore di polizia (Cass., Sez. 2^, 18 gennaio 2010, n. 656);

che la sentenza impugnata è esente da censure, e ciò non essendo il dispositivo utilizzato rientrante tra quelli indicati nel D.L. n. 121 del 2002, art. 4, nè essendo ratione temporis applicabile (essendo stata l’infrazione commessa nel 2005) lo ius superveniens rappresentato dal D.L. n. 117 del 2007, art. 3;

che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dal controricorrente, liquidate in complessivi Euro 600,00 di cui Euro 400,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 11 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 settembre 2010

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