Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20074 del 11/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 11/08/2017, (ud. 02/03/2017, dep.11/08/2017),  n. 20074

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10603/2015 proposto da:

T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE CARLO FELICE

101, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA VICINANZA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato RAFFAELE VICINANZA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA POLIS SPA già GEST LINE SPA, COMUNE DI VOLLA, COMUNE DI

NAPOLI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 696/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata l’11/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 02/03/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.

Fatto

RILEVATO

che:

– nell’anno 2006 T.M. propose opposizione dinanzi al Tribunale di Nola avverso l’iscrizione ipotecaria effettuata dalla società Gest Line s.p.a. su un immobile di proprietà dell’opponente;

– a fondamento dell’opposizione dedusse di non aver mai ricevuto alcuna notifica delle cartelle di pagamento, e che comunque la società Gest Line non era legittimata dalla legge o autorizzata dall’ente impositore ad eseguire l’iscrizione ipotecaria;

– il Tribunale di Nola, dopo avere ordinato la chiamata in causa dell’Agenzia dell’Entrate e dei Comuni di Volla e di Napoli, con sentenza n. 1756 del 2008 dichiarò il difetto di giurisdizione del giudice ordinario con riferimento a talune delle doglianze proposte dall’opponente; quanto alle restanti doglianze, qualificata l’opposizione come opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., la dichiarò inammissibile;

– la Corte d’appello di Napoli, adita dal soccombente, con sentenza 11.2.2015 n. 696 dichiarò inammissibile il gravame, sul presupposto che la sentenza di primo grado potesse, secondo la normativa vigente ratione temporis, essere impugnata solo per cassazione;

– T.M. ha impugnato la sentenza d’appello con ricorso fondato su due motivi; ha resistito solo l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– col primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, che la Corte d’appello avrebbe omesso di considerare l’esatto oggetto delle doglianze da lui proposte con l’opposizione; doglianze che andavano qualificate come opposizione all’esecuzione, ex art. 615 c.p.c., non come opposizione agli atti esecutivi, ex art. 617 c.p.c., con la conseguenza che la sentenza di primo grado, in quanto pronunciata in giudizio di opposizione all’esecuzione, si sarebbe dovuta ritenere appellabile;

– il motivo è inammissibile, in quanto in grado di appello non venne contestata la qualificazione della domanda compiuta dal primo giudice, sicchè sulla relativa questione si è formato il giudicato (come già ritenuto da questa Corte: cfr. (Sez. 2, Sentenza n. 10053 del 24/04/2013, secondo cui “il giudicato può formarsi anche sulla qualificazione giuridica di un rapporto, se questa abbia formato oggetto di contestazione e sul punto deciso, costituente antecedente necessario ed indispensabile della pronuncia sulla domanda, la parte interessata non abbia proposto impugnazione”); peraltro correttamente la Corte d’appello ha rilevato che, anche a voler qualificare la domanda come opposizione all’esecuzione, la sentenza sarebbe stata comunque impugnabile ratione temporis solo con ricorso per cassazione, e non con appello (v. pag. 3 della sentenza impugnata);

– col secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 91 c.p.c.; lamenta di essere stato ingiustamente condannato alla rifusione delle spese nei confronti dell’agenzia delle entrate, la quale era stata chiamata in causa non per iniziativa propria, ma per ordine del giudice di primo grado;

– il motivo è infondato, alla luce del principio ripetutamente affermato da questa corte secondo cui costi sostenuti dal terzo chiamato in causa (no rileva se su istanza di parte o per iniziativa del giudice) correttamente vanno posti a carico di chi, con la propria iniziativa infondata, ha comunque innescato la chiamata in giudizio (ex multis, Sez. L, Sentenza n. 9049 del 19/04/2006);

– le spese del presente giudizio di legittimità vanno a poste a carico del ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1 e sono liquidate nel dispositivo;

– il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

 

(-) rigetta il ricorso;

(-) condanna T.M. alla rifusione in favore di Agenzia delle Entrate delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 1.415, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A. e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di T.M. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte di Cassazione, il 2 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2017

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