Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20037 del 14/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 14/07/2021, (ud. 10/06/2021, dep. 14/07/2021), n.20037

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. CASTORINA R.M. – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25294/2015 R.G. proposto da:

M.V. rappresentato e difeso dall’avv. Vito A.

Martielli, elettivamente domiciliato in Roma, via Cicerone n. 28,

presso lo studio legale Di Benedetto & Associati giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura

generale dello Stato presso i cui uffici in Roma, alla via dei

Portoghesi, n. 12 è domiciliata.

– controricorrente –

E nei confronti di:

Equitalia Sud s.p.a.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Basilicata n. 465/3/14, depositata il 9.9.2014.

Udita la relazione svolta alla udienza camerale del 10.6.2021 dal

Consigliere Rosaria Maria Castorina.

 

Fatto

OSSERVA

La Commissione tributaria regionale della Basilicata accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di M.V. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Potenza che aveva accolto il ricorso del contribuente contro la cartella di pagamento emessa nei suoi confronti del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, sul presupposto della tardività dell’iscrizione a ruolo e della notifica della cartella di pagamento opposta.

La CTR rilevava che la cartella era stata notificata nei termini rimodulati dalla L. n. 156 del 2005 conseguente alla novellazione dei termini decadenziali per l’esistenza di situazioni pendenti al momento della sentenza di illegittimità della Corte Costituzionale n. 280/2005. Avverso la sentenza il contribuente propone ricorso per cassazione affidando il suo mezzo a due motivi

Resiste l’Agenzia delle Entrate.

Equitalia sud s.p.a. non ha spiegato difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce la nullità della sentenza impugnata per error in procedendo per violazione dell’art. 331 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Lamenta che la CTR non aveva rilevato la necessità dell’integrazione del contraddittorio nei confronti del concessionario che era stato parte del giudizio di primo grado e non era stato citato in appello.

La censura non è fondata.

In caso di vizi che non siano propri della cartella, come appunto la tardiva notificazione della stessa, non sussiste litisconsorzio necessario “sostanziale” tra l’Amministrazione finanziaria ed il concessionario alla riscossione, né dal lato passivo, spettando la relativa legittimazione all’ente titolare del credito tributario con onere del concessionario, ove destinatario dell’impugnazione, di chiamare in giudizio il primo se non voglia rispondere delle conseguenze della lite, né da quello attivo, dovendosi, peraltro, riconoscere ad entrambi il diritto all’impugnazione nei diversi gradi del processo tributario (Cass., 3 aprile 2019, n. 9250; Cass., 4 aprile 2010, n. 8295; Cass., n. 9216/2018; Cass. n. 14125/2016; Cass. n. 22729/2016). E’ oramai consolidato l’orientamento, inaugurato dalla pronuncia delle Sezioni Unite n. 16412 del 25/07/2007 secondo il quale il contribuente che impugni una cartella esattoriale emessa dal concessionario della riscossione per motivi che attengono alla mancata notificazione, ovvero anche alla invalidità degli atti impositivi presupposti, può agire indifferentemente nei confronti tanto dell’ente impositore quanto del concessionario, senza che sia tra i due soggetti configurabile alcun litisconsorzio necessario. In entrambi i casi, la legittimazione passiva spetta all’ente titolare del credito tributario e non già al concessionario, il quale, in presenza di contestazioni involgenti il merito della pretesa impositiva, ha l’onere di chiamare in giudizio il predetto ente, D.Lgs. n. 112 del 1999, ex art. 39, se non vuole rispondere dell’esito della lite, non essendo il giudice tenuto a disporre d’ufficio l’integrazione del contraddittorio, in quanto non è configurabile un litisconsorzio necessario (cfr. Sez. 5, Sentenza n. 9762 del 07/05/2014, Rv. 630633-01; Sez. 5, Sentenza n. 8370 del 24/04/2015, Rv. 635173- 01; Sez. 5, Ordinanza n. 10528 del 28/04/2017, Rv. 644101-01; Sez. 5, Sentenza n. 8295 del 04/05/2018, non massimata).

In particolare, si è affermato che non è configurabile litisconsorzio necessario tra il soggetto incaricato del servizio di riscossione delle imposte, “mero destinatario del pagamento”, e l’Agenzia delle entrate, sicché non sussiste obbligo di integrazione del contraddittorio nella fase dell’impugnazione, che sorge soltanto quando la sentenza di primo grado sia stata pronunciata nei confronti di tutte le parti tra le quali esiste litisconsorzio necessario sostanziale e l’impugnazione non sia stata proposta nei confronti di tutte, nonché nel caso del litisconsorzio necessario processuale, quando l’impugnazione non risulti proposta nei confronti di tutti i partecipanti al giudizio di primo grado, sebbene non legati tra loro da un rapporto di litisconsorzio necessario, sempre che si tratti di cause inscindibili o tra loro dipendenti (Cass., sez. 6-5, 24 luglio 2014, n. 16813).

Inoltre, si è sostenuto che la disposizione di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 2, secondo cui l’appello dev’essere proposto “nei confronti di tutte le parti” che hanno partecipato al giudizio di primo grado, non fa venir meno la distinzione tra cause inscindibili e cause scindibili: pertanto, ove la controversia abbia ad oggetto solo l’esistenza dell’obbligazione tributaria, la mancata proposizione dell’appello anche nei confronti del concessionario del servizio di riscossione, convenuto in primo grado unitamente all’Amministrazione finanziaria, non comporta l’obbligo di disporre la notificazione del ricorso in suo favore, quando sia ormai decorso il termine per l’impugnazione, essendo egli estraneo al rapporto sostanziale dedotto in giudizio, con la conseguente scindibilità della causa nei suoi confronti, anche nel caso in cui non sia stato eccepito o rilevato il suo difetto di legittimazione (Cass., sez. 5, 27 ottobre 2017, n. 25588; Cass., sez. V, 18 settembre 2015, n. 18361; Cass., n. 24083 del 2014; Cass., sez. 5, 3 gennaio 2014, n. 245; Cass., sez. 5, 9 maggio 2007, n. 10580).

2. Con il secondo motivo deduce omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti inerente l’insussistenza dei presupposti per l’iscrizione a ruolo in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Lamenta che la CTR aveva omesso di esaminare la contestazione sulla insussistenza dei presupposti per l’iscrizione a ruolo, circostanza decisiva idonea a determinare un altro esito del giudizio.

La censura è fondata.

La CTR si è imitata ad osservare che “nel merito l’ufficio si è limitato ad iscrivere a ruolo le somme che lo stesso contribuente ha dichiarato e non versato”.

Il ricorrente in ossequio al principio di autosufficienza ha riprodotto l’articolata contestazione sui presunti omessi/carenti versamenti dell’addizionale regionale Irpef, delle ritenute alla fonte, nonché del credito di imposta occupazionale utilizzato ai sensi della L. n. 388 del 2000, art. 7, comma 10.

La CTR ha omesso del tutto ogni motivazione sul punto, né ha dato atto che nel corso del giudizio l’ufficio, verificato che erano stati effettuati dei versamenti, aveva emesso un provvedimento di sgravio delle somme iscritte a ruolo. Il recupero del credito di imposta occupazionale, poi, non ha niente a che vedere con un ruolo che la CTR ha affermato derivare solo da somme dichiarate e non versate.

Il secondo motivo deve essere, pertanto, accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla CTR della Basilicata, in diversa composizione che liquiderà anche le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo di ricorso, rigettato il primo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Basilicata, in diversa composizione che liquiderà anche le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 10 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2021

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