Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20029 del 06/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 06/10/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 06/10/2016), n.20029

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SPIRITO Angelo – rel. Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24623-2013 proposto da:

F.LLI ELIA SPA, (OMISSIS), in persona dell’amministratore delegato e

legale rappresentante Dott. ROBERTO VOLPATO, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 78, presso lo studio

dell’avvocato ROCCO FALOTICO, che la rappresenta e difende giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

UNIPOL ASSICURAZIONI SPA già UGF ASSICURAZIONI SPA, in persona del

legale rappresentante pro-tempore, Dott.

L.G.M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA S.COSTANZA 27,

presso lo studio dell’avvocato LUCIA MARINI, che la rappresenta e

difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

S.R., SE.GE.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1430/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 03/04/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/06/2016 dal Consigliere Dott. ANGELO SPIRITO;

udito l’Avvocato ROCCO FALOTICO;

udito l’Avvocato CARLO VALLE per delega;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per l’accoglimento del 3 motivo del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La F.lli Elia spa espose: di essere stata incaricata dalla Nissan Italia spa del trasporto di 10 autovetture; di avere a sua volta affidato l’incarico alla Fabiano Autotrasporti; che durante il trasporto la bisarca che trasportava le vetture era stata tamponata da un autotreno di proprietà del S., assicurato presso la Aurora Ass.ni e condotto dal Se., il quale si accollava l’integrale responsabilità del sinistro; che la Gastaldi International srl (mandataria della compagnia giapponese assicuratrice della Nissan) risarciva i danni alla Nissan, per poi agire contro la F.lli Elia ex art. 1916 c.c.; che le due società pervenivano a transazione per il valore di Euro 29.282,95. Sicchè, la F.lli Elia promoveva la presente causa contro la UGF Ass.ni spa (già Aurora ass.ni), della ditta S. e del Se. per ottenere la restituzione della suddetta somma.

La domanda, accolta dal Tribunale di Milano, è stata respinta dalla CDA della stessa città, sui rilievi: che il primo giudice aveva fondato l’accoglimento della domanda sulla ficta confessio del S. e del Se. e sulla confessione stragiudiziale del Se. contenuta nella comunicazione alla compagnia; che, sia la dichiarazione confessoria, sia la ficta confessio devono essere liberamente valutate dal giudice; che, nella specie, non v’erano sufficienti riscontri obiettivi alle dichiarazioni rese dal S. e dal Se.; che, dunque, la domanda era da respingersi per mancata prova circa il nesso di causalità tra i danni subiti dalle vetture Nissan trasportate e la circolazione dell’autotreno che si assumeva avere operato l’investimento.

Propone ricorso per cassazione la F.lli Elia attraverso tre motivi. Risponde con controricorso la UNIPOL Ass.ni spa. La ricorrente ha depositato memoria per l’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Nel primo motivo (violazione art. 345 c.p.c.) sono trascritti brani della comparsa costitutiva della compagnia in primo grado, delle sue conclusioni formulate nello stesso grado e di quelle dalla compagnia medesima formulate in grado d’appello, per far rilevare che le domande proposte tempestivamente in primo grado e quelle proposte in appello sono formalmente diverse. Viene, dunque, contestata l’affermazione della sentenza Impugnata, secondo cui le domande formulate dalla compagnia nelle conclusioni sono in parte inammissibili siccome nuove, pur tuttavia presentando il gravame la sua validità in quanto le difese mirano alla totale riforma della sentenza gravata in appello. Sicchè, la ricorrente sostiene la novità della domanda concernente l’accertamento dell’insussistenza dell’incidente, di quella concernente l’accertamento dell’incompatibilità dei danni riportati dalle vetture trasportate, di quella (subordinata) concernente l’accertamento dell’effettivo danno patito e la riduzione dei danni stessi. Di qui – secondo la ricorrente – l’illegittimità della domanda di restituzione delle somme versate alla F.lli Elia in forza della sentenza di primo grado.

Il motivo è inammissibile per difetto di specificità. Diversamente da quanto (peraltro, confusamente) esposto dalla ricorrente, la sentenza ha esaminato le domande proposte nelle conclusioni d’appello dalla compagnia appellante (cfr. a pagg. 1 e 2 della sentenza) e le ha giudicate inammissibili per novità, ma, nello svolgimento del compito interpretativo degli atti conferito al giudice del merito, ha ritenuto che comunque l’atto d’appello tendesse alla totale riforma della prima sentenza; in quest’ordine di idee, dunque, è passata all’esame degli elementi sui quali il primo giudice aveva fondato la diversa decisione e ne ha rilevato l’inconsistenza, così respingendo le domande della F.lli Elia e, consequenzialmente, ordinandole la restituzione di quanto percepito in forza della prima sentenza. Quello di cui si discute è – come s’è detto – il potere interpretativo degli atti che, in questo caso è stato legittimamente e motivatamente esercitato dal giudice del merito. Giova, per altro verso, osservare che la censura della violazione della norma processuale (concretamente svolta nel motivo d’esame) va riferita all’art. 360 c.p.c., n. 4 (nullità della sentenza) e non al n. 3 della stessa disposizione (violazione di legge).

I motivi secondo e terzo sono anch’essi inammissibili, siccome, nonostante la loro formale intestazione (violazione artt. 2733 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c.), prospettano una serie di questioni in fatto, tendenti a conseguire dalla Corte di legittimità una nuova valutazione delle prove ed un diverso esito della controversia.

In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza. Per questi motivi.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 5200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2016

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