Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20028 del 24/09/2020

Cassazione civile sez. II, 24/09/2020, (ud. 30/06/2020, dep. 24/09/2020), n.20028

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 20915/2019 R.G. proposto da:

S.I., c.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliato, con

indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Roma, al viale Angelico, n.

38, presso lo studio dell’avvocato Roberto Maiorana, che lo

rappresenta e difende in virtù di procura speciale in calce al

ricorso.

– ricorrente –

contro

MINISTERO dell’INTERNO, c.f. (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore.

– intimato –

avverso il decreto n. 445/2019 del Tribunale di Perugia;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 30 giugno 2020 del

Consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. S.I., cittadino del (OMISSIS), formulava istanza di protezione internazionale.

Esponeva che aveva nel suo paese d’origine lavorato alla raccolta del cotone; che gli era capitato di provocare inavvertitamente l’incendio del cotone raccolto; che aveva quindi abbandonato il suo paese d’origine perchè impossibilitato a risarcire il danno e perchè esposto alle ritorsioni dei proprietari.

2. La Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Perugia rigettava l’istanza.

3. Con ordinanza n. 445/2019 il Tribunale di Perugia respingeva il ricorso con cui S.I., avverso il provvedimento della commissione territoriale, aveva chiesto il riconoscimento dello status di rifugiato, in subordine il riconoscimento della protezione sussidiaria, in ulteriore subordine il riconoscimento della protezione umanitaria.

4. Avverso tale ordinanza S.I. ha proposto ricorso; ne ha chiesto sulla scorta di due motivi la cassazione con ogni susseguente statuizione.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

5. Il ricorrente ha depositato memoria.

6. Con il primo motivo il ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 14 e 35 bis, commi 9, 10 e 11.

Premette che, benchè abbia formulato richiesta di sua audizione, il tribunale ha ritenuto di non farvi luogo ed ha respinto il ricorso in ragione di quanto verbalizzato nel corso dell’audizione svoltasi dinanzi alla commissione.

Indi deduce che la disciplina positiva prefigura un vero e proprio obbligo di audizione del richiedente asilo, qualora, così come nel caso di specie, non sia disponibile la videoregistrazione dell’audizione innanzi alla commissione.

Deduce dunque che, in dipendenza della sua omessa, quantunque richiesta, audizione, l’impugnata decisione è senz’altro nulla.

7. Il primo motivo di ricorso è destituito di fondamento.

8. Il Tribunale di Perugia ha previamente dato atto non solo che il contraddittorio era stato regolarmente instaurato e che “all’udienza del 21.3.2019, la difesa del ricorrente aveva insistito per l’audizione personale” (così decreto impugnato, pag. 2), ma ha soggiunto che la difesa del ricorrente aveva altresì riconosciuto “che non sussistevano circostanze di fatto nuove su cui riferire” (così decreto impugnato, pag. 2).

Ebbene tal ultimo rilievo non è stato specificamente censurato dal ricorrente (cfr. Cass. 17.7.2007, n. 15952, secondo cui i motivi di ricorso per cassazione devono connotarsi, a pena di inammissibilità, in conformità ai requisiti della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata).

In tal guisa, a sostegno del preteso error in procedendo e della pretesa nullità dell’impugnata decisione, il ricorrente di certo non può limitarsi ad addurre del tutto genericamente e senza nessuna ulteriore specificazione che nella fattispecie “sarebbe stato particolarmente utile fare luce su alcuni elementi di una narrazione ampiamente circostanziata” (così ricorso, pag. 9).

9. Ovviamente i rilievi testè premessi esplicano una valenza del tutto assorbente.

Pur a prescindere, ossia, dall’insegnamento di questa Corte a tenor del quale, nel giudizio d’impugnazione, innanzi all’autorità giudiziaria, della decisione della commissione territoriale, ove manchi la videoregistrazione del colloquio, all’obbligo del giudice di fissare l’udienza non consegue automaticamente quello di procedere all’audizione del richiedente, purchè sia garantita a costui la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni, o davanti alla commissione territoriale o, se necessario, innanzi al tribunale (cfr. Cass. 28.2.2019, n. 5873, ove si soggiunge che il giudice può dunque respingere una domanda di protezione internazionale solo se risulti manifestamente infondata sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa, senza che sia necessario rinnovare l’audizione dello straniero).

Insegnamento, quest’ultimo, che evidentemente avvalora l’opzione esegetica recepita dal tribunale perugino.

10. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la falsa applicazione del D.Lgs. n. 268 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, nonchè l’omessa applicazione dell’art. 10 Cost..

Deduce che il Tribunale di Perugia ha immotivatamente disconosciuto la protezione umanitaria.

Deduce in particolare che il tribunale avrebbe dovuto attendere, in via comparativa ed anche sulla scorta dei poteri officiosi di cui è munito, alla valutazione della condizione di vulnerabilità, di menomazione dei diritti fondamentali in cui si ritroverebbe, qualora rimpatriato, nel suo paese d’origine.

11. Il secondo motivo di ricorso del pari è destituito di fondamento.

12. In ordine all’invocata protezione umanitaria il tribunale ha dapprima esplicitato che siffatta atipica forma di protezione era stata sollecitata sulla scorta delle “medesime allegazioni poste a sostegno delle richieste di protezione (maggiore)” (così decreto impugnato, pag. 11). Indi ha disconosciuto che il ricorrente, qualora rimpatriato, si sarebbe ritrovato in condizioni di elevata vulnerabilità sia in considerazione dell’inconsistenza delle minacce private che gli sarebbero state rivolte sia in considerazione della sua estraneità ai conflitti provocati dai terroristi islamici.

13. Ebbene il ricorrente non ha debitamente censurato il primo passaggio motivazionale, primo passaggio che, in ogni caso, alla luce degli insegnamenti di questa Corte, integra gli estremi di una ratio decidendi autonomamente idonea a giustificare il disconoscimento dell’invocata protezione umanitaria (cfr. Cass. (ord.) 7.8.2019, n. 21123, secondo cui la natura residuale ed atipica della protezione umanitaria se da un lato implica che il suo riconoscimento debba essere frutto di valutazione autonoma, caso per caso, e che il suo rigetto non possa conseguire automaticamente al rigetto delle altre forme tipiche di protezione, dall’altro comporta che chi invochi tale forma di tutela debba allegare in giudizio fatti ulteriori e diversi da quelli posti a fondamento delle altre due domande di protezione c.d. “maggiore”; Cass. (ord.) 31.3.2020, n. 7622, secondo cui le domande di protezione internazionale, di protezione sussidiaria e di protezione umanitaria si fondano su differenti “causae petendi”, cosicchè è onere del richiedente allegare fatti specifici e diversi a seconda della forma di protezione invocata).

Analogamente, quindi, riveste valenza l’insegnamento n. 15952/2007 di questa Corte in precedenza menzionato.

14. Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese; nonostante il rigetto del ricorso, nessuna statuizione va assunta in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

15. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 30 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 24 settembre 2020

 

 

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