Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20020 del 06/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 06/10/2016, (ud. 15/06/2016, dep. 06/10/2016), n.20020

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4512-2013 proposto da:

G.A., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PORTUENSE 104, presso lo studio dell’avvocato DE ANGELIS ANTONIA,

rappresentata e difesa dagli avvocati ERNESTO RUSSOMANDO, VITALE

CRISTINA giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

GA.AN. ved. N., N.A., N.M.,

N.G., in proprio e tutti quale eredi di N.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA NICOLO ODERO 19 SCALA H INT.

8, presso lo studio dell’avvocato VITTORIO MARTONE, rappresentati e

difesi dall’avvocato RAFFAELE MARTONE giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 74/2012 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 23/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2016 dal Consigliere Dott. ULIANA ARMANO;

udito l’Avvocato GAETANO VENGO per delega non scritta;

udito l’Avvocato RAFFAELE MARTONE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’improcedibilità ex

art. 369 c.p.c. e in subordine per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Salerno, con sentenza depositata il 23 gennaio 2012, ha confermato il rigetto della domanda proposta da G.A. nei confronti C. e N.G., volta ad ottenere la riduzione del canone di locazione, oltre al risarcimento del danno, in relazione alla locazione dì un immobile ad uso bar- ristorante, a causa della riduzione dell’utilizzo dell’area esterna al locale (marciapiede) oggetto di espropriazione da parte della P.A.

Avverso questa sentenza propone ricorso con un motivo G.A..

Resistono con controricorso gli eredi di C. e N.G..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 Con l’unico motivo di ricorso si denunzia violazione dell’art. 1578 c.c..

Sostiene la ricorrente che non vi era la prova della conoscenza da parte sua del provvedimento di esproprio della Pubblica Amministrazione e che la limitazione dell’uso del marciapiede non era facilmente desumibile perchè non vi era alcuna forma di picchettamento e perchè la consegna dell’area antistante il bar alla società aggiudicataria dei lavori era avvenuto a distanza di tre mesi dall’inizio della locazione.

2. Il motivo è infondato.

La Corte d’appello ha ritenuto che mancassero i presupposti richiesti per l’applicazione dell’art. 1578 c.c..

La Corte ha confermato quanto ritenuto dal primo giudice, vale a dire che vi era incertezza sulla dimensione del marciapiede, solo genericamente indicato nel contratto,e che la riduzione dell’area esterna doveva essere nota alla conduttrice in quanto oggetto di un’espropriazione antecedente al contratto.

Ha evidenziato che l’immissione dell’espropriante in possesso, siccome anteriore al contratto e realizzata mediante materiali operazioni di picchettamento,non poteva non essere nota alla conduttrice o quantomeno doveva esserlo con l’ordinaria diligenza.

3. si osserva che la ricorrente in realtà non deduce alcuna violazione di legge, ma la censura si risolve nella contestazione delle valutazioni in fatto circa la riconoscibilità del vizio.

La valutazione delle risultanze delle prove ed il giudizio sull’attendibilità dei testi, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili Cass. sent. 07/01/2009 n. 42.

Il ricorso deve essere rigettato e le spese seguono la soccombenza.

PQM

La corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 2.900,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori e spese generali.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2016

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