Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20019 del 24/07/2019

Cassazione civile sez. trib., 24/07/2019, (ud. 12/06/2019, dep. 24/07/2019), n.20019

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAGDA Cristiano – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO Maria Giulia – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. MELE Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11414/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate (C.F. (OMISSIS)), in persona del direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’avvocatura generale dello

Stato, elettivamente domiciliata presso i suoi uffici in Roma via

dei Portoghesi 12.

– ricorrente –

contro

Cooperativa Sociale B.E. Satta s. coop. ar.l. (C.F.

(OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv. Ventura Marco, elettivamente

domiciliata presso lo studio dell’avv. Garau Paolo, in Roma via

Giuseppe Palumbo 12;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 33/28/2011 della Commissione Tributaria

Regionale rldella Lombardia, depositata il giorno 16 marzo 2011.

Sentita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 12

giugno 2019 dal Consigliere Fichera Giuseppe.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Cooperativa Sociale B.E. Sana s. coop. ar.l. (di seguito breviter la Barona) impugnò la cartella di pagamento, con la quale l’Agenzia delle Entrate recuperava il credito d’imposta indebitamente compensato nell’anno 2005.

L’impugnazione venne respinta in primo grado; la Barona propose quindi appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che lo accolse integralmente, con sentenza depositata il giorno 16 marzo 2011, affermando che la contribuente non poteva ritenersi decaduta dal diritto di usufruire del credito di imposta già in precedenza maturato, solo perchè lo stesso non era stato indicato nell’apposito quadro della dichiarazione dei redditi presentata all’amministrazione.

Avverso la detta sentenza, Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, cui resiste con controricorso la Barona.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente, vanno disattese tutte le eccezioni preliminari di inammissibilità del ricorso avanzate dalla controricorrente, in quanto: a) l’Agenzia delle Entrate che si avvale, nel giudizio di cassazione, del ministero dell’avvocatura dello Stato, non è tenuta a conferire a quest’ultima una procura alle liti (Cass. 12/02/2010, n. 3427; Cass. 16/05/2007, n. 11227); b) a differenza di quanto affermato nel controricorso, non risulta che il provvedimento impugnato abbia deciso le questioni di diritto sottoposte al suo esame, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte, ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., comma 1, n. 1); c) il ricorso è all’evidenza dotato dei requisiti di specificità richiesti dall’art. 366 c.p.c., esponendo, sia pure sommariamente, tutti i fatti di causa.

2. Con l’unico motivo deduce l’Agenzia delle Entrate la violazione della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 11 e della L. 5 ottobre 1991, n. 317, art. 11, atteso che la decadenza dal beneficio del credito d’imposta, è espressamente prevista dalla legge, nel caso di omessa indicazione nella relativa dichiarazione dei redditi.

2.1. Il motivo è fondato.

La Corte ritiene di dovere dare continuità all’orientamento, già in precedenza manifestato, a tenore del quale in tema di agevolazioni per il commercio, della L. n. 317 del 1991, art. 11 impone la decadenza dal beneficio del credito di imposta, ove la relativa somma non sia indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è concesso il beneficio, anche quando si tratti dell’agevolazione prevista della L. n. 449 del 1997, art. 11, in virtù del rinvio che tale seconda disciplina opera alla prima (così Cass. 31/01/2017, n. 2395).

2.2. Ne discende che la sentenza impugnata, la quale ha invece ritenuto che l’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del credito d’imposta maturato in favore della Barona, fosse del tutto irrilevante ai fini fiscali, deve essere cassata; non essendo tuttavia necessari ulteriori accertamenti in fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, la causa può essere decisa con il rigetto del ricorso originario avanzato dalla contribuente, essendo quest’ultima decaduta dal diritto ad usufruire del credito d’imposta oggetto della indebita compensazione, per avere omesso l’indicazione della relativa somma nella dichiarazione dei redditi relativa all’annualità in cui il credito era sorto.

3. Le spese del giudizio di merito possono essere compensate integralmente tra le parti, mentre seguono la soccombenza quelle dell’odierno grado di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, respinge il ricorso originario avanzato dalla contribuente. Compensa integralmente le spese del giudizio di merito; condanna la controricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, oltre alle spese prenotate a debito ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 12 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA