Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20016 del 11/08/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 11/08/2017, (ud. 27/04/2017, dep.11/08/2017),  n. 20016

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17924-2013 proposto da:

R.E.S.A.I.S. – RISANAMENTO E SVILUPPO ATTIVITA’ INDUSTRIALI SICILIANE

– S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MESSINA 30, presso

lo studio dell’avvocato DOMENICA MANTI, rappresentata e difesa

dall’avvocato MASSIMO DELL’UTRI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

B.G. C.F. (OMISSIS), C.G. C.F. (OMISSIS),

domiciliati in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE

SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato MARIA

TERESA PARRINO, giusta delega in atti;

– I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati LUIGI CALIULO, ANTONINO SGROI, SERGIO PREDEN, giusta delega

in atti;

– ASSESSORATO INDUSTRIA DELLA REGIONE SICILIANA C.P. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e

difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI N. 12;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 113/2013 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 03/04/2013 R.G.N. 721/2011.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 3.4.2013, la Corte d’appello di Caltanissetta ha confermato la statuizione di primo grado che aveva condannato RESAIS s.p.a. a versare all’INPS i contributi previdenziali dovuti sugli arretrati di indennità di prepensionamento maturati da B.G. e C.G. a seguito di verbale di conciliazione intervenuto con la società, mercè il quale era stato loro attribuito un incremento dell’indennità medesima;

che avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione RESAIS s.p.a., articolando otto motivi, illustrati con memoria;

che l’INPS e l’Assessorato per l’Industria della Regione Sicilia hanno resistito con controricorso;

che B.G. e C.G. hanno parimenti resistito con controricorso, illustrato con memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, la società lamenta omesso esame circa un fatto decisivo nonchè violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47,L. n. 533 del 1973, artt. 7 e 8 e art. 443 c.p.c., per non avere la Corte di merito ritenuto che la domanda giudiziale fosse improponibile per mancata presentazione della domanda amministrativa;

che, con il secondo motivo, la società ricorrente deduce omesso esame circa un fatto decisivo nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 2113 e 2115 c.c.per avere la Corte territoriale accolto la domanda nonostante che il diritto degli odierni controricorrenti alla contribuzione volontaria fosse stato oggetto di transazione novativa non impugnata nel termine di cui all’art. 2113 c.c.;

che, con il terzo motivo, la società ricorrente si duole di omesso esame circa un fatto decisivo e di violazione e falsa applicazione degli artt. 2113,1363 e 1965 c.c., della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268 e L. n. 105 del 1991, art. 1, nonchè dell’art. un. L. n. 214 del 1982, per avere la Corte di merito ritenuto che la contribuzione dovuta sulle somme corrisposte a titolo transattivo non potesse rientrare nell’oggetto della transazione in ragione della sua anteriorità rispetto alla L. n. 266 del 2005;

che, con il quarto motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 2113 e 2115 c.c., L.R. Sicilia n. 42 del 1975, artt. 6 e 9, L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268 e L. n. 105 del 1991, art. 1, nonchè dell’art. un. L. n. 214 del 1982, per avere la Corte territoriale ritenuto che la contribuzione volontaria rientrasse fra i diritti indisponibili;

che, con il quinto motivo, la società ricorrente lamenta omesso esame circa un fatto decisivo e violazione e falsa applicazione degli artt. 81,100 e 112 c.p.c., nonchè degli artt. 2697 e 2900 c.c. ed altresì della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268 e L. n. 105 del 1991, art. 1, nonchè dell’art. un. L. n. 214 del 1982, per avere la Corte di merito ritenuto la sussistenza dell’interesse ad agire nonostante che agli odierni controricorrenti si applicasse il regime di contribuzione a classe (e non a percentuale), con conseguente impossibilità che la maggiore contribuzione determinasse un corrispondente incremento del trattamento pensionistico, e avere altresì ritenuto che la legittimazione ad agire dei controricorrenti medesimi fosse di tipo surrogatorio;

che, con il sesto motivo, la società ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L.R. Sicilia n. 42 del 1975, art. 6, L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268 e L. n. 105 del 1991, art. 1, nonchè dell’art. un. I. n. 214/1982, per avere la Corte territoriale ritenuto che i lavoratori rientrassero nella previsione di tale ultima normativa, nonostante che si trovassero in regime di c.d. prepensionamento dal 1995;

che, con il settimo motivo, la società ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268, nonchè omesso esame circa un fatto controverso e decisivo, per non avere la Corte di merito ritenuto spirato il termine di cui alla circolare INPS n. 27/2006;

che da ultimo, con l’ottavo motivo, la società ricorrente impugna la statuizione sulle spese, lamentando che la Corte abbia compensato le spese del grado nonostante l’improcedibilità originaria della domanda;

che, con riguardo al primo motivo, la domanda volta alla condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi dovuti all’ente previdenziale, che ha quale presupposto l’interesse del lavoratore all’integrità della propria posizione previdenziale e postula la presenza in giudizio dell’ente preposto alla riscossione dei contributi (Cass. n. 19398 del 2014), deve considerarsi autonoma rispetto alla domanda di riliquidazione del trattamento pensionistico, che si rivolge viceversa all’ente previdenziale e ha quale esclusivo presupposto il rapporto giuridico previdenziale, con conseguente incomunicabilità alla prima, che ha lo scopo di accertare, mediante condanna generica, la potenzialità dell’omissione contributiva a provocare un danno rilevante ex art. 2116 c.c. (Cass. n. 2630 del 2014), del regime giuridico sostanzialmente e processualmente proprio della seconda, ivi compresa la speciale condizione di proponibilità desumibile dall’art. 443 c.p.c.;

che l’infondatezza del mezzo dianzi scrutinato determina necessariamente il rigetto dell’ottavo motivo, il suo accoglimento presupponendo logicamente quella pronuncia d’improponibilità che, nella specie, non poteva aver luogo;

che, con riguardo al secondo e al terzo motivo, l’interpretazione delle clausole di un contratto costituisce, di norma, operazione riservata al giudice di merito, le cui valutazioni debbono ritenersi censurabili in sede di legittimità solo in caso di omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo risultante dalla modifica apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), conv. con L. n. 134 del 2012), ovvero, ex art. 360 c.p.c., n. 3, in riferimento ai canoni legali di ermeneutica contrattuale, a condizione, s’intende, che i motivi di ricorso non si limitino a contrapporre una diversa interpretazione rispetto a quella del provvedimento gravato (giurisprudenza costante: cfr. da ult. in tal senso Cass. nn. 14355 e 21888 del 2016);

che la Corte di merito, nell’interpretazione dell’accordo transattivo, ha tenuto conto di tutte le sue clausole, ivi compresa quella del cui omesso esame si duole parte ricorrente (cfr., in specie, pag. 5 della sentenza impugnata), pervenendo alla conclusione che, non potendovi essere consapevolezza da parte del lavoratore della titolarità di diritti di natura previdenziale, dato che la possibilità di computare la contribuzione volontaria sulla base dell’effettivo ammontare dell’indennità di prepensionamento è stata introdotta solo successivamente all’accordo transattivo medesimo, con la L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268, non poteva esservi al riguardo alcuna corrispondente volontà abdicativa;

che il controllo che questa Corte può esercitare sull’operazione interpretativa condotta ai sensi degli artt. 1362 e 1363 c.c., essendo puramente metodologico, non può mai debordare nell’asseverazione di una volontà contrattuale diversa da quella accertata dal giudice di merito, ma solo accertare se questi abbia violato la legge nel ricostruirla, ciò che nella specie è all’evidenza da escludersi;

che, acclarata l’infondatezza delle censure di violazione dell’art. 1363 c.c., appaiono per converso manifestamente inammissibili le censure di omesso esame circa un fatto controverso e decisivo di cui ai motivi in esame, dal momento che parte ricorrente, a ben vedere, intende dolersi non già dell’omesso esame di un fatto controverso e decisivo, quanto piuttosto dell’esito di quell’esame, da ritenersi però questione di merito estranea al giudizio di legittimità;

che parimenti inammissibili appaiono le ulteriori censure di violazione di legge ivi contenute, avendo questa Corte più volte chiarito che il vizio di violazione di legge consiste in un’erronea ricognizione della norma recata da una disposizione di legge da parte del provvedimento impugnato, riconducibile o ad un’erronea interpretazione della medesima ovvero nell’erronea sussunzione del fatto così come accertato entro di essa, e non va confuso con l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, che è esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito (cfr. fra le più recenti Cass. nn. 15499 del 2004, 18782 del 2005, 5076 e 22348 del 2007, 7394 del 2010, 8315 del 2013);

che l’infondatezza e, pro parte, l’inammissibilità delle censure rivolte nei confronti dell’accertamento dell’estraneità dei diritti previdenziali dal contenuto dell’accordo transattivo determina l’assorbimento del quarto motivo, dal momento che la questione della natura giuridica della contribuzione e della sua assoggettabilità o meno all’accordo transattivo è stata affrontata e risolta dai giudici di merito solo al fine di munire la sentenza di un’ulteriore e autonoma ratio decidendi;

che, con riguardo al quinto motivo, la Corte territoriale ha accertato in fatto che gli odierni controricorrenti sono assoggettati al sistema di calcolo c.d. a percentuale (cfr. sentenza impugnata, pag. 7) di talchè, non essendo tale accertamento suscettibile di rivalutazione in sede di legittimità, in dipendenza della modifica dianzi ricordata dell’art. 360 c.p.c., n. 5, affatto corretta deve ritenersi la valutazione operata dai giudici di merito circa la sussistenza dell’interesse ad agire degli odierni controricorrenti, rimanendo esclusa la rilevanza della seconda ratio decidendi esposta a pag. 8 della sentenza e sulla quale si appuntano le ulteriori doglianze di cui al motivo in esame, da reputarsi conseguentemente assorbite;

che, con riguardo al sesto e settimo motivo, la questione dell’applicabilità o meno della L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 268, in relazione all’anno in cui gli odierni controricorrenti sono stati posti in regime di prepensionamento, e l’altra relativa all’avvenuta consumazione del termine semestrale per la revisione dei versamenti, di cui alla circolare INPS n. 27/2006, sono vicende di cui non v’è cenno nella sentenza impugnata e, in difetto di specifica indicazione concernente l’atto e la fase processuale in cui esse sarebbero state devolute alla cognizione dei giudici di merito, esse vanno ritenute nuove e dunque inammissibili in sede di legittimità, siccome implicanti accertamenti di fatto (Cass. n. 20518 del 2008);

che l’intima complessità del quadro normativo relativo all’indennità di prepensionamento suggerisce la compensazione tra le parti delle spese del giudizio di legittimità;

che, tenuto conto del rigetto del ricorso, sussistono invece i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2017

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