Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20007 del 22/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 22/09/2010, (ud. 26/05/2010, dep. 22/09/2010), n.20007

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

FRATELLI CORTESE AUTOTRASPORTI S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GAETANO DONIZZETTI 7, presso lo studio dell’avvocato FRISINA

PASQUALE, rappresentata e difesa dall’avvocato SCUTERI RAIMONDO,

giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

F.S. già elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO

CESARE 61, presso lo studio dell’avvocato VENETO ARMANDO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PARISI NINO, giusta delega in

calce al controricorso e da ultimo domiciliato d’ufficio presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1480/2005 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 19/12/2005 R.G.N. 707/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI NUBILA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro che ha concluso per: preliminarmente infondata

eccezione di inammissibilità, nel merito rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso depositato in data 28.4.2004, F.S. impugnava in appello la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia 13.2.2003, con la quale era stata respinta la sua domanda di annullamento del licenziamento intimatogli dalla srl. Fratelli Cortese Autotrasporti. Previa costituzione ed opposizione della società convenuta, la Corte di Appello di Catanzaro riformava parzialmente la sentenza di primo grado, attribuendo all’attore Euro 7304,25 a titolo di differenze retributive, oltre accessori;

confermava nel resto la sentenza impugnata. Questa in sintesi la motivazione della sentenza di appello:

– è fondata la doglianza del F., nel senso che il Tribunale avrebbe dovuto compiere l’indagine inerente al “requisito numerico” dell’azienda, onde stabilire se spettasse quanto meno la tutela obbligatoria in luogo di quella reale, da ritenersi implicitamente richiesta con la domanda;

– nel merito comunque tale indagine risulta ultronea, parche in ogni caso il licenziamento è giustificato, per avere l’attore F. aggredito la titolare della società nel corso di animata discussione, originata dall’invito rivolto dalla Cortese al F. di non prelevare gasolio dalla cisterna;

– manca la prova dell’espletamento di lavoro straordinario;

– spettano invece le differenze retributive afferenti il lavoro ordinario, sulla base del CCNL di comparto cui la ditta ha fatto costante riferimento;

– nulla spetta a titolo di T.F.R.;

2. Ha proposto ricorso per Cassazione la ditta Fratelli Cortese Autotrasporti, deducendo due motivi. Resiste con controricorso il F., il quale eccepisce l’inammissibilità del ricorso avversario.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Viene proposta eccezione di inammissibilità del ricorso per Cassazione, perchè il medesimo deve essere sottoscritto da un avvocato cassazionista, al quale deve essere rilasciata procura speciale “non quale rappresentante processuale della parte, ma quale difensore”.

4. L’eccezione è infondata, perchè in calce al ricorso per Cassazione trovasi l’atto di nomina a procuratore, da intendersi quale difensore, contenente la facoltà di nominare sostituti di udienza. L’avv. Raimondo Scuteri non risulta quindi mero rappresentante processuale delle parte ricorrente, ma difensore a tutti gli effetti.

5. Ulteriore inammissibilità del ricorso viene dedotta per non avere la società contestato nel giudizio di merito l'”an” ed il “quantum” della domanda attrice. Tale assunto è fondato limitatamente alle differenze retributive riconosciute in appello, tanto è vero che la Corte di Appello esamina soltanto la questione, sollevata dalla società Cortese, di inapplicabilità del CCNL . L’eccezione peraltro non giova alla parte, e si ravvisa al riguardo carenza di interesse, in quanto la sentenza di appello è basata unicamente sull’applicazione in concreto e “per adesione” del ridetto CCNL da parte della ditta.

6. Con il primo profilo del primo motivo del ricorso, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, degli artt. 112 e 342 c.p.c., nonchè omesso esame di una questione processuale: la sentenza di appello muove dal presupposto erroneo che la F.lli Cortese non abbia contestato l'”an” ed il “quantum” della domanda, ma solo l’applicabilità del CCNL. Vero è invece che la società ha contestato integralmente la domanda ed il F. a sua volta non ha formulato specifici motivi di appello.

7. Il motivo è infondato. La questione circa la portata ed il contenuto della domanda, dell’impugnazione e della posizione assunta dal convenuto è questione di fatto, deducibile con ricorso per Cassazione unicamente sotto il profilo del difetto di motivazione, intrinseco alla sentenza di merito. Nella specie, non viene denunciata alcuna lacuna logica nè contraddizione interna alla motivazione della sentenza; mentre il giudice di appello, sulla scorta della ritenuta adesione al CCNL di categoria, ritiene provata la spettanza di una differenza della retribuzione ordinaria. Trattasi di questione e di accertamento in fatto, risolto dalla Corte di Appello con motivazione adeguata, immune da vizi logici o da contraddizioni, talchè essa si sottrae ad ogni possibilità di riesame e di censura in sede di legittimità.

8. Con il secondo profilo del primo motivo del ricorso, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, degli artt. 112 e 342 c.p.c., perchè l’appello del F. non contiene alcuno specifico motivo inerente alle differenze retributive. Si deduce che è stata comunque corrisposta una retribuzione maggiore di quella dovuta e prevista dal CCNL; viene ribadita l’eccezione di inapplicabilità del contratto collettivo medesimo.

9. Valgono le considerazioni svolte in proposito al par. 7 che precede. Quanto all’applicazione del CCNL, trattasi di questione di fatto anche essa risolta dal giudice di merito con adeguata motivazione, la quale ha posto in evidenza l’adesione di fatto del datore di lavoro al contratto. Anche la circostanza che sarebbe comunque stata corrisposta una retribuzione superiore al dovuto è questione di fatto, preclusa dalla decisione di appello.

10. Con il secondo motivo del ricorso, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 36 Cost. art. 2099 c.c., per avere la Corte di Appello supplito ad una deficienza di allegazione e di prova imputabile all’attore, mediante una consulenza tecnica di ufficio.

11. Il motivo è infondato. Una volta che un lavoratore rivendichi differenze retributive di difficile quantificazione, è potere-dovere del giudice avvalersi di un consulente tecnico per la determinazione del “quantum” della pretesa. Nel rito del lavoro, la disponibilità delle prove da parte del giudice è ampia, dato che trovano ingresso sia le prove ammesse di ufficio, sia quelle che superano i limiti previsti dalla procedura ordinaria.

12. Il ricorso deve, per i suesposti motivi, essere rigettato. Le spese del grado seguono la soccombenza e vengono liquidate nel dispositivo.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente Fratelli Cortese Autotrasporti srl. a rifondere a F.S. le spese del grado, che liquida in Euro 15,00 – oltre Euro duemila/00 per onorari, più spese generali, Iva e Cpa nelle misure di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 26 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2010

 

 

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