Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20006 del 30/09/2011

Cassazione civile sez. trib., 30/09/2011, (ud. 30/06/2011, dep. 30/09/2011), n.20006

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 13813-2007 proposto da:

S.F., S.V., C.C., S.

C., elettivamente domiciliati in ROMA VIA RODI 32, presso lo

studio dell’avvocato LAURITA LONGO LUCIO, che li rappresenta e

difende, giusta delega a margine;

– ricorrenti –

contro

COMUNE DI CAMPOGALLIANO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 199/2006 della COMM. TRIB. REG. di BOLOGNA,

depositata il 26/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 3

0/06/2 011 dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;

udito per il ricorrente l’Avvocato LAURITA LONGO, che ha chiesto

l’accoglimento;

sentito il P.M. in persona del SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE DOTT.

APICE Umberto che aderisce alla relazione.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. F., C. e S.V. nonchè C.C. propongono ricorso per cassazione (successivamente illustrato da memoria) nei confronti del Comune di Campogalliano (che non ha resistito) e avverso la sentenza con la quale, in controversia concernente impugnazione di avvisi di liquidazione ici in relazione agli anni 1993/1997, la C.T.R. Emilia Romagna, quale giudice del rinvio, provvedeva al calcolo degli importi dovuti dai contribuenti a titolo di ici.

2. Il primo motivo di ricorso (col quale, deducendo nullità della sentenza, si chiede a questo giudice di dire se, in caso di diverse e contestate rendite catastali invocate dai ricorrenti può il giudice tributario disattendere le istanze formulate dalle parti al fine di ritenere corrette ulteriori rendite non invocate nelle rispettive istanze conclusionali dei ricorrenti) è inammissibile innanzitutto per assoluta inadeguatezza del relativo quesito di diritto (nei termini sopra esposti) a svolgere la funzione che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, gli è propria, ossia quella di far comprendere alla Corte, dalla lettura del solo quesito, inteso come sintesi logico-giuridica della questione, quale sia l’errore di diritto asseritamente compiuto dal giudice di merito e quale, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare, essendo nella specie il quesito assolutamente astratto e generico nonchè inidoneo a far comprendere la ratio decidendi della decisione impugnata, oltre che privo delle precisazioni necessarie a consentire alla Corte una risposta utile ai fini della definizione della controversia e suscettibile di ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sub iudice.

Il secondo motivo di ricorso (col quale si deduce omessa e/o insufficiente motivazione in ordine alla individuazione ed identificazione delle uniche rendite che devono essere considerate effettive e legittime in presenza di numerose rendite catastali attribuite, annullate, riattribuite) è manifestamente infondato.

Nella sentenza di legittimità che ha deciso la cassazione con rinvio della sentenza d’appello disponente l’estinzione del procedimento per sopravvenuta cessazione della materia del contendere si è affermato che il fatto che l’Agenzia del Territorio avesse in sede di autotutela assegnato nuove e definitive rendite non aveva fatto venire meno il presupposto dell’imposta ici sicchè gli avvisi non dovevano essere annullati nella loro interezza, essendo cambiato soltanto uno degli elementi sui quali l’imposta doveva essere calcolata, e pertanto la sentenza impugnata doveva essere cassata con rinvio ad altra sezione della C.T.R. Emilia Romagna che doveva applicare il principio di diritto in base al quale il giudice tributario ha il potere e il dovere di determinare l’entità dell’imposta alla luce della esatta e definitiva determinazione delle rendite che dovesse emergere nel corso del giudizio. Risulta pertanto evidente che l’intervento della rendita definitiva a seguito della decisione assunta in sede di autotutela dall’Agenzia del Territorio è presupposto di fatto della decisione della Corte e che il disposto rinvio era inteso solo a stabilire l’entità dell’imposta alla luce della intervenuta determinazione definitiva della rendita così come individuata dai giudici di legittimità, non anche ad affidare al giudice del rinvio il compito di decidere (e motivare) in ordine alla individuazione della rendita da applicare. In proposito, è appena il caso di evidenziare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, in ipotesi di annullamento con rinvio per violazione di norme di diritto, la pronuncia della Corte di cassazione vincola al principio affermato e ai relativi presupposti di fatto, onde il giudice del rinvio deve uniformarsi non solo alla “regola” giuridica enunciata, ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione adottata, attenendosi agli accertamenti già compresi nell’ambito di tale enunciazione, senza poter estendere la propria indagine a questioni che, pur se non esaminate nel giudizio di legittimità, costituiscono il presupposto stesso della pronuncia di annullamento, formando oggetto di giudicato implicito interno, atteso che il riesame delle suddette questioni verrebbe a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, in contrasto col principio di intangibilità (v. tra numerose altre cass. n. 17353 del 2010). E’ infine da aggiungere che nella memoria ex art. 378 c.p.c. i ricorrenti affermano che gli importi ICI stabiliti nella sentenza impugnata per ciascun contribuente non corrispondono alle imposte che deriverebbero applicando le rendite attribuite in via di autotutela dall’Agenzia del territorio, tuttavia la circostanza (peraltro dedotta in maniera apodittica e in ogni caso prospettante un possibile errore di fatto) risulta prospettata per la prima volta in memoria (v. tra le altre S.U. n. 11097 del 2006, secondo la quale nel giudizio civile di legittimità, con le memorie di cui all’art. 378 c.p.c., destinate esclusivamente ad illustrare e chiarire le ragioni già compiutamente svolte con l’atto di costituzione ed a confutare le tesi avversarie, non è possibile specificare od integrare, ampliandolo, il contenuto delle originarie argomentazioni che non fossero state adeguatamente prospettate o sviluppate con il detto atto introduttivo, e tanto meno, per dedurre nuove eccezioni o sollevare nuove questioni di dibattito, diversamente violandosi il diritto di difesa della controparte in considerazione dell’esigenza per quest’ultima di valersi di un congruo termine per esercitare la facoltà di replica).

Il ricorso deve essere pertanto rigettato. In assenza di attività difensiva, nessuna decisione va assunta in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Così deciso in Roma, il 30 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 settembre 2011

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