Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20002 del 10/08/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 10/08/2017, (ud. 05/07/2017, dep.10/08/2017),  n. 20002

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19421-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in per sona cei Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

C.E. S.A.S. DI C.A. & C. (C.F.

(OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore,

C.A., V.A., elettivamente domiciliati in ROMA piazza

Cavour presso la Cancelleria della Corte di Cassazione;

rappresentati e difesi dall’avvocato FRANCESCO PISELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 586/14/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 02/02/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/07/2017 da Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti della C.E. sas e di C.A. e V.A. (che resistono con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale dei Lazio n. 586/14/2016, depositata in data 2/02/2016, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avvisi di accertamento emessi, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, per maggiori IRPEF, IRAP ed IVA, dovute, dalla società di persone ed, in forza dell’art. 5 TUIR, dai soci, in relazione all’anno d’imposta 2003, a fronte della contestazione della indeducibilità di costi, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso dei contribuenti.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La ricorrente lamenta, con unico motivo, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per motivazione apparente, che non consente di comprendere le ragioni giuridiche e di fatto poste a base della decisione, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36.

2. La censura è infondata (al di là dell’eccepita, da parte della contribuente, inammissibilità sotto il profilo dei difetto di autosufficienza, per mancata trascrizione dell’atto di appello avverso la sentenza impugnata della C.T.P. di Reti n. 224/02/2014 dei 5/6/2014, trattandosi in ogni caso di error in procedendo).

Questa Corte (Cass. 28113/2013; Cass.13148/2014) ha ribadito che “in tema di processo tributario, è nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e art. 61 nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la sentenza della commissione tributaria regionale completamente carente dell’illustrazione delle critiche mosse dall’appellante alla statuizione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderie e che si sia limitata a motivare “per relationem” alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, atteso che, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del “thema decidendum” delle ragioni poste a fondamento del dispositivo e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame”.

Con riferimento alla tecnica della motivazione delle sentenze “per relationem”, questa Corte ha già avuto modo di chiarire (Cass. 7347/12), che “la motivazione della sentenza “per relationem” è ammissibile, purchè il rinvio venga operato in modo tale da rendere possibile ed agevole il controllo della motivazione, essendo necessario che si dia conto delle argomentazioni delle parti e dell’identità di tali argomentazioni con quelle esaminate nella pronuncia oggetto del rinvio” (cfr. da ultimo, Cass. 14736/2 -16 e Cass. 11227/2017). Il giudice di appello, richiamando nella sua pronuncia gli elementi essenziali della motivazione della sentenza di primo grado, non si deve limitare solo a farli propri, ma deve confutare le censure contro di essi formulate con i motivi di gravame, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto. In sostanza, la sentenza d’appello deve essere cassata allorquando la laconicità della motivazione adottata, formulata in termini di mera adesione alla sentenza appellata, non consenta in alcun modo di ritenere che all’affermazione di condivisione del giudizio di primo grado il giudice di appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame.

Alla stregua di tali premesse, la sentenza gravata risulta motivata in maniera comunque autonoma, avendo provveduto i giudici di appello all’esame della documentazione in atti e de: registro dei beni ammortizzabili, in particolare, non limitandosi ad un mero richiamo al decisum dei giudici di primo grado.

3. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Essendo l’amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel caso di prenotazione a debito il contributo non è versato ma prenotato al fine di consentire, in caso di condanna della controparte alla rifusione delle spese in favore dei ricorrente, il recupero dello stesso in danno della parte soccombente).

PQM

 

La Corte respinge il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali dei presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 4.000,00, a titolo di compensi, oltre rimborso forfetario spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA