Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19993 del 10/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/08/2017, (ud. 27/06/2017, dep.10/08/2017),  n. 19993

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19770-2016 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MARIA CRISTINA

8, presso lo studio dell’avvocato GOFFREDO GOBBI, rappresentata e

difesa dall’avvocato MARCO GIANNINI;

– ricorrente –

contro

CO.GI.GI., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

COSTANTINO CORVISIERI, 4, presso lo studio dell’avvocato ANDREA

INGENITO, rappresentato e difeso unitamente e disgiuntamente dagli

avvocati ANDREA FORCIERI ed ALBERTO CORSINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 457/2016 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 02/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/06/2017 dal Consigliere Dott. GRAZIOSI CHIARA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

rilevato che il Tribunale di La Spezia, sezione distaccata di Sarzana, emetteva Decreto Ingiuntivo n. 320 del 2011 che intimava ad C.A. di corrispondere a Co.Gi.Gi. la somma di Euro 25.000 quale indennità per la perdita di avviamento in relazione ad un immobile che l’ingiunto aveva locato al Co.;

rilevato che il C. proponeva opposizione al decreto ingiuntivo – cui controparte resisteva sostenendo che era stato il conduttore a rilasciare spontaneamente l’immobile senza che il locatore avesse mai inoltrato alcuna disdetta, e adducendo altresì che la disdetta prodotta da controparte avrebbe avuto quale sottoscrizione una firma apocrifa della propria rappresentante M.B.;

rilevato che con sentenza n. 934/2014 il Tribunale accoglieva l’opposizione, revocando il decreto ingiuntivo e dichiarando che il conduttore Co. non aveva diritto ad alcuna indennità;

rilevato che, avendo il Co. proposto gravame, cui controparte resisteva, la Corte d’appello di Genova lo accoglieva con sentenza del 20 aprile-2 maggio 2016, rigettando l’opposizione al decreto ingiuntivo;

rilevato che il C. na presentato ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, da cui si difende con controricorso il Co.;

rilevato che il primo motivo del ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 10, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 113 c.p.c., artt. 1352,2725 e 2729 c.c., censurando la corte territoriale per avere ritenuto provato che vi fosse stata disdetta da parte del locatore nonostante la sottoscrizione di M.B. fosse apocrifa, come immediatamente contestato nell’atto di opposizione al decreto ingiuntivo; la corte avrebbe errato anche nel fondarsi sul contenuto del verbale di riconsegna dell’immobile, che confermerebbe tale disdetta, in tal modo basando la sua decisione su presunzioni semplici per dimostrare un atto che avrebbe dovuto essere di forma scritta ad substantiam e/o ad probationem;

rilevato che la Corte d’appello, invero, ha valutato i motivi con cui l’appellante adduceva che il giudice di prime cure aveva “ritenuto di nessuna rilevanza il verbale di riconsegna dell’immobile dell’11/7/2011, sottoscritto da entrambe le parti”, rilevando che “tale verbale è invece di fondamentale importanza”, e subito dopo rimarcando che nel suddetto verbale “si legge che l’immobile per cui è causa viene restituito “come da comunicazione pervenuta al conduttore in data 8/4/2011 dalla signora M.B.””: da qui la deduzione del giudice di secondo grado, – indubbiamente logica, che “dalla semplice interpretazione letterale dei documento dell’11/7/2011 emerge la prova che il giorno 8/4/2011 M.B., nella suddetta qualità, aveva comunicato alla parte conduttrice la volontà del locatore di recedere dal contratto” onde “non è possibile” alla luce di tale verbale di riconsegna “ritenere che il locatore fosse all’oscuro del fatto che la restituzione dell’immobile avveniva in conseguenza della disdetta data dallo stesso attraverso la propria rappresentante M.B., avendo anche il locatore sottoscritto detto verbale”;

ritenuto che, in effetti, il ragionamento della corte territoriale sia del tutto corretto, poichè sottoscrivendo il verbale di consegna – e quest’ultima sottoscrizione non è stata disconosciuta dal C. -, il locatore cui l’immobile veniva contestualmente rilasciato va in sostanza confessato di avere inviato la disdetta attraverso un atto sottoscritto, e non in modo apocrifo, dalla sua rappresentante, del tutto prive di consistenza rimanendo le argomentazioni, quindi, che ora agita nel motivo nel senso dell’utilizzazione di mere presunzioni da parte della corte territoriale;

ritenuto che, pertanto, il primo motivo è infondato;

rilevato che il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, “omessa approfondita disamina logica e giuridica dei fatti di causa e/o travisamento della prova”;

ritenuto che, come già esterna la rubrica appena riportata, questo motivo in realtà non corrisponde al mezzo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, consistendo in realtà in una valutazione alternativa degli elementi probatori rispetto a quella operata dalla corte territoriale, per cui patisce una evidente inammissibilità per persecuzione di terzo grado di merito;

ritenuto, in conclusione, che il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente alla rifusione delle spese del grado – liquidate come da dispositivo – al controricorrente;

ritenuto altresì che sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

PQM

 

Rigetta il ricorso, condannando il ricorrente a rifondere a controparte le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 3500, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonchè agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2017

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