Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19984 del 10/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/08/2017, (ud. 15/06/2017, dep.10/08/2017),  n. 19984

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2297/2015 proposto da:

S.M.G., S.A., S.G.,

elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

Cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi

dall’avvocato PIETRO BIAGIO VITIELLO;

– ricorrenti –

contro

A.L., in proprio e quale erede di D.P.

nonchè D.E. e D.S., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA FILIPPO TURATI 86 INT. 3, presso lo studio

dell’avvocato ANTONIETTA ALFANO, rappresentati e difesi dagli

avvocati GEPPINO JANDOLI e GIUSEPPE ALFANO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza 2681/12 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata

il 13/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/06/2017 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con sentenza resa in data 11/6/2007, il Tribunale di Roma ha rigettato la domanda proposta da A.L. e D.P. diretta all’accertamento dell’avvenuta conclusione della compravendita di un immobile di proprietà di S.S. a seguito dell’esercizio, da parte degli attori, della prelazione agli stessi spettante in qualità di conduttori del medesimo immobile;

che, a fondamento della decisione assunta, il tribunale ha rilevato il carattere dirimente, ai fini dell’impossibile accertamento dell’avvenuta conclusione del contratto (così come dell’infondatezza della subordinata domanda di conclusione giudiziale ex art. 2932 c.c.), dell’irriducibile difformità tra le condizioni indicate nella denuntiatio comunicata dal proprietario ai conduttori e la comunicazione di esercizio della prelazione ad opera di questi ultimi, avendo gli stessi accettato di corrispondere il prezzo indicato dal proprietario a condizione della relativa compensazione con il credito dagli stessi asseritamente vantato sulla base dell’accordo integrativo dell’originario contratto di locazione stipulato con la procuratrice del S.;

che, con la medesima decisione, il tribunale ha accertato l’inesistenza del credito vantato in compensazione dai conduttori, attesa la nullità dell’accordo integrativo sul quale detto credito era stato fondato, siccome concluso dalla procuratrice del S. in difetto dei corrispondenti poteri rappresentativi;

che, sull’appello della A. e del D., con sentenza in data 13/5/2013, la Corte d’appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, confermato il rigetto della principale domanda degli attori (in ordine all’accertamento dell’avvenuta conclusione del contratto di compravendita o della relativa possibile costituzione ex art. 2932 c.c.), pur rilevando l’estraneità al thema decidendum (e dunque all’ambito dei poteri decisori del primo giudice) della questione relativa all’accertamento del credito vantato in compensazione dai convenuti, al fine di impedire il passaggio in giudicato della statuizione del primo giudice circa l’invalidità dell’accordo integrativo stipulato dalla procuratrice del S., ne ha viceversa accertato la validità, ritenendo che detta procuratrice avesse agito in piena conformità ai poteri originariamente conferitile dal dominus;

che, avverso la sentenza d’appello, S.A., S.M.G. e S.G. (quali eredi di S.S.) hanno proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi d’impugnazione;

che nessuno degli intimati ha svolto difese in questa sede;

che, a seguito della fissazione della Camera di consiglio, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., D.E. e D.S. (quali eredi di D.P.) e A.L. (anche in qualità di erede di D.P.) hanno presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

preliminarmente di dover dichiarare l’improcedibilità del ricorso;

che, infatti, a norma dell’art. 369 c.p.c., il ricorso dev’essere depositato nella Cancelleria della Corte di Cassazione, a pena d’improcedibilità, nel termine di venti giorni dall’ultima notificazione alle parti contri le quali è proposto;

che, nel caso di specie, il ricorso proposto da S.A., S.M.G. e S.G. (quali eredi di S.S.) è stato notificato alle controparti, da ultimo, in data 3/7/2014, là dove lo stesso è stato depositato presso la Cancelleria della Corte di cassazione in data 30/1/2015 (cfr. la nota di deposito e iscrizione a ruolo in atti);

che, secondo l’insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, l’omesso deposito del ricorso per cassazione nel termine stabilito dall’art. 369 c.p.c., ne comporta l’improcedibilità, rilevabile anche di ufficio e non esclusa dalla costituzione del resistente, atteso che il principio – sancito dall’art. 156 c.p.c. – di non rilevabilità della nullità di un atto per avvenuto raggiungimento dello scopo attiene esclusivamente alle ipotesi di inosservanza di forme in senso stretto e non di termini perentori, per i quali vigono apposite e separate disposizioni (Sez. 6-3, Ordinanza n. 12894 del 24/05/2013, Rv. 626358-01; Sez. L, Sentenza n. 1325 del 26/01/2015, Rv. 634014-01);

che alla dichiarazione dell’improcedibilità del ricorso segue la condanna dei ricorrenti al rimborso, in favore delle controparti, delle spese del giudizio di legittimità, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.

PQM

 

Dichiara improcedibile il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore delle controparti, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 1.200,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 15 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 agosto 2017

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