Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19976 del 05/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 05/10/2016, (ud. 15/07/2016, dep. 05/10/2016), n.19976

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21834/2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA BALDUINA

66, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SPAGNUOLO, che lo

rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 251/9/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI NAPOLI SEZIONE DISTACCATA di SALERNO del 07/03/2012,

depositata il 06/07/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

Con sentenza n. 251/9/12, depositata il 6 luglio 2012, non notificata, la CTR della Campania – sezione staccata di Salerno – ha accolto l’appello proposto dal Dott. T.M. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale di Salerno, per la riforma della sentenza di primo grado della CTP di Salerno, che aveva invece rigettato il ricorso del contribuente avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso che il T. aveva presentato per l’Irap versata negli anni dal (OMISSIS).

Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo, al quale il contribuente resiste con controricorso.

Con l’unico motivo l’Amministrazione ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, comma 1 e art. 3, nonchè dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha escluso la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione riguardo all’attività svolta dal professionista, medico di base convenzionato con il SSN.

Il ricorso, così come proposto, è inammissibile.

L’Amministrazione ricorrente si è limitata a denunciare il vizio di violazione o falsa applicazione di norme diritto nel quale, a suo dire, sarebbe incorsa l’impugnata pronuncia, senza in alcun modo censurare, per vizio di motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione applicabile ratione temporis al presente giudizio, avente ad oggetto ricorso per cassazione avverso sentenza della CTR depositata il 6 luglio 2012, l’accertamento in fatto compiuto dal giudice di merito, ad esso riservato, circa la sussistenza degli elementi che consentano di ritenere non sussistente il requisito dell’autonoma organizzazione, che costituisce il presupposto impositivo dell’Irap, che ha portato, in particolare, per quanto qui rileva, la CTR ad affermare che l’attività viene svolta dal contribuente “senza impiego di capitali altrui e di lavoro dipendente, con modalità assolutamente personalì e che “gli unici beni strumentali impiegati sono costituiti da personal computer, autovettura, cellulare e attrezzatura di lavoro”.

Tale accertamento di fatto, non censurato, come unicamente possibile in sede di legittimità, per carenza o illogicità della motivazione, risulta, pertanto, ormai intangibile, essendo la valutazione degli elementi probatori attività istituzionalmente riservata al giudice di merito (tra le molte, cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 26 gennaio 2015, n. 1414; Cass. sez. 2, 17 novembre 2005, n. 23286).

Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, essendo parte ricorrente Amministrazione pubblica per la quale ricorre il meccanismo di prenotazione a debito delle spese (cfr. Cass. sez. unite 8 maggio 2014, n. 9338; più di recente, tra le altre, Cass. sez. 6-L, ord. 29 gennaio 2016, n. 1778).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione in favore del controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro 3500,00 per compenso, oltre rimborso spese forfettarie ed accessori, se dovuti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

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