Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19970 del 27/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19970 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: FEDERICI FRANCESCO

Data pubblicazione: 27/07/2018

ORDINANZA

sul ricorso 30341-2011 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

2018
1773

TRUFFO DAVIDE, EQUITALIA NOMOS SPA;
– intimati –

Nonché da:
TRUFFO DAVIDE, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
G. P. DA PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato
\ob,

GIANLUCA CONTALDI, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ELENA SORGENTE;
– controricorrente incidentale contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, EQUITALIA NOMOS SPA;
– intimati –

TORINO, depositata il 09/11/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 18/05/2018 dal Consigliere Dott.
FRANCESCO FEDERICI.

avverso la sentenza n. 73/2010 della COMM.TRIB.REG.

Rilevato che:
l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza n.
73/30/10, depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte il
9.11.2010;
ha riferito che il contenzioso traeva origine dalla notifica a Truffo Davide di un
avviso di mora e 4 cartelle esattoriali, relativi ad anni d’imposta in cui il contribuente
era stato socio della società di persone Termogeneral di Truffo Franco & C., e afferenti

era seguito il contenzioso con altrettanti ricorsi. La Commissione Tributaria
Provinciale di Torino, previa riunione di due di essi, li decideva con sentenza n.
14/5/09; previa riunione degli altri tre, li decideva con sentenza n. 15/5/09. Il
contribuente proponeva appello avverso le due sentenze alla Commissione Tributaria
Regionale del Piemonte. Questa, previa riunione dei due giudizi, accoglieva le
doglianze del Truffo, annullando le cartelle sull’assunto che non erano stati allegati gli
avvisi di accertamento in forza dei quali erano state emesse.
L’Amministrazione censura con tre motivi la sentenza:
con il primo per violazione e falsa applicazione dell’art. 25 del d.P.R. n. 602 del
1973, dell’art. 7 della I. n. 212 del 2000, dell’art. 2290, 2261, 2312 cc, in relazione
all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c., per aver erroneamente sostenuto il vizio di motivazione
delle cartelle perché non precedute dalla notifica degli avvisi di accertamento nei
confronti della società, presupposto degli atti notificati al contribuente;
con il secondo motivo per motivazione omessa o insufficiente su un fatto decisivo
della controversia, in relazione all’art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c., per aver ritenuto che
l’avviso di mora e la prodromica cartella esattoriale afferissero a somme accertate a
carico della società con avviso di accertamento, laddove erano state liquidate ex art.
36 bis del d.P.R. n. 600 del 1973;
con il terzo motivo per omessa o insufficiente motivazione su un fatto decisivo
della controversia, in relazione all’art. 360 co. 1, n. 5 c.p.c. perché, al pari del secondo
motivo, il giudice regionale aveva erroneamente ritenuto che le quattro cartelle
afferissero a somme accertate a carico della società con avviso di accertamento,
laddove erano state liquidate ex art. 36 bis del d.P.R. n. 600 del 1973.
Chiedeva pertanto la cassazione della sentenza.
Si costituiva il contribuente, che contestava i motivi di ricorso, di cui ne chiedeva il
rigetto. Con ricorso incidentale censurava a sua volta la sentenza con 11 motivi:
RGN 30341/2011
Rei ederici •

al pagamento di debiti tributari della predetta società ex art. 2290 c.c.;

2

con il primo per nullità della sentenza o del procedimento per omessa pronuncia,
in relazione all’art. 360, co. 1, n. 4 c.p.c., per non aver tenuto conto che nei suoi
confronti ogni pretesa fosse ormai prescritta;
con il secondo per violazione e falsa applicazione dell’art. 36 del d.P.R. n. 602 del
1973, nonché degli artt. 2290 co. 1, 2293, 1310 c.c., in relazione all’art. 360, co. 1, n.
3, c.p.c. per aver erroneamente ritenuto il contribuente coobbligato con la società per
le somme pretese in riscossione, potendo al più rispondere come responsabile delle

con il terzo motivo per omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo
per il giudizio, in relazione all’art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c. per non aver deciso sulla
denunciata circostanza che cartella esattoriale, ruolo e avviso di mora fossero intestati
alla società, soggetto ormai’ inesistente;
con il quarto per violazione o falsa applicazione dell’art. 2304 c.c., in relazione
all’art. 360, co. 1, n. 3, c.p.c., per assenza di prova della preventiva escussione
infruttuosa del patrimonio sociale;
con il quinto per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto
controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360, co. 1, n. 5 c.p.c., per
aver erroneamente qualificato il Truffo come socio coobbligato, senza peraltro aver
mai accertato se la società fosse stata previamente escussa;
con il sesto motivo per violazione e falsa applicazione dell’art. 26 del d.P.R. n. 602
del 1973, della I. 890 del 1982, in relazione all’art. 360, co. 1, n. 3 c.p.c., per avere
erroneamente affermato la ritualità della notifica degli atti;
con il settimo, l’ottavo, il nono, il decimo e undicesimo motivo per nullità della
sentenza in relazione all’art. 360, co. 1, n. 4 c.p.c., per omessa pronuncia su varie
questioni proposte nei gradi di merito e ritenute assorbite dal giudice di appello.
Chiedeva pertanto il rigetto del ricorso, in subordine l’accoglimento dei motivi di
ricorso incidentale.

Considerato che:
Con il primo motivo l’Agenzia lamenta che il giudice d’appello avrebbe sostenuto
un vizio di motivazione delle cartelle perché non precedute dalla notifica al
contribuente degli avvisi di accertamento nei confronti della società. Sostiene al
contrario che degli atti notificati alla società il Truffo, già socio, poteva prendere
visione.
RGN 30341/2011
ReTderici
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obbligazioni sociali sorte sino al momento del suo recesso;

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Con il secondo e terzo motivo censura il vizio di motivazione, per aver ritenuto
viziate le cartelle dalla mancata allegazione dell’avviso di accertamento prodromico
alle medesime, non tenendo conto invece che esse trovavano causa in liquidazioni
d’imposta ex art. 36 bis del d.P.R. n. 600 cit., per omessi versamenti a fronte dei dati
riportati nelle dichiarazioni reddituali della società.
I motivi, che possono essere trattati unitariamente perché riconducibili alla
medesima questione, cioè la ritenuta carenza di motivazione delle cartelle e

La sentenza così recita <<è incontestato che il debito tributario atteneva alla società Termogeneral snc, della quale l'appellante era socio fino all'ottobre 1999, data del suo recesso. Al socio Truffo Davide non è stato notificato nulla prima delle cartelle di pagamento (e l'avviso di mora). Condividendo l'indirizzo della Suprema Corte si deve ritenere che quando la cartella esattoriale non segue uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente ma costituisca il primo e unico atto con il quale l'ente impositore esercita la pretesa tributaria, la cartella medesima deve essere motivata alla stregua di un atto impositivo, e contenere pertanto gli elementi indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il controllo sulla correttezza dell'imposizione. Motivazione che può essere assolta anche per relationem ad altro che ne costituisca il presupposto, e del quale siano comunque indicati gli estremi ..... Nel caso di specie aver notificato ad un soggetto diverso, seppur coobbligato, dal debitore principale le cartelle non precedute dall'atto che meglio di tutti determina il debito tributario e le ragioni della pretesa dell'Ufficio, cioè l'avviso di accertamento, caduca per il contribuente, chiamato a rispondere in via solidale del debito altrui, la possibilità di una adeguata difesa. Le cartelle devono quindi essere annullate, gli altri motivi d'appello devono ritenersi assorbiti e la sentenza impugnata integralmente riformata.>>.
Occorre ora valutare se la motivazione adottata dal giudice regionale sia corretta
alla luce della disciplina positiva e dei principi somministrati dalla giurisprudenza con
riferimento a fattispecie pertinenti al caso de quo.
Questa Corte ha affermato che la cartella esattoriale che non segua uno specifico
atto impositivo già notificato al contribuente, ma costituisca il primo ed unico atto con
il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, deve essere motivata alla
stregua di un atto propriamente impositivo, e contenere quindi gli elementi
indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il necessario controllo sulla
correttezza dell’imposizione (Cass., Sez. U, sent. n. 11722 del 2010; Sez. 5, sent. n.
RGN 30341/2011
R I Fed ric(

dell’avviso di mora, sono fondati.

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28276 del 2013). Peraltro quando la cartella sia emessa a seguito di liquidazione delle
imposte dovute in base alle dichiarazioni, ai sensi degli artt. 36 bis del d.P.R. n. 600
del 1973 e 54 bis del d.P.R. n. 633 del 1972, si è affermato che la generale portata
precettiva dell’obbligo di motivazione va differenziata a seconda del contenuto
prescritto dalle norme per ciascun atto impositivo (Cass., sent. n. 3948 del 2011), così
da rendere necessaria una distinzione a seconda che la menzionata liquidazione si
sovrapponga alla dichiarazione del contribuente oppure si risolva in una rettifica dei

In questo secondo caso si è in presenza di un’attività impositiva vera e propria, per
definizione rientrante in quella di accertamento, sicché la cartella di pagamento
richiede una specifica motivazione, con indicazione dei presupposti di fatto e delle
ragioni giuridiche poste a fondamento della pretesa tributaria, dovendosi rendere il
contribuente edotto di tali presupposti e ragioni. Nella prima ipotesi invece l’ufficio
procede alla liquidazione delle imposte dovute sulla base dei dati forniti dallo stesso
contribuente nella propria dichiarazione o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe
tributaria. Più dettagliatamente in tema di riscossione delle imposte si è infatti anche
di recente affermato che la cartella di pagamento, nell’ipotesi di liquidazione
dell’imposta ai sensi dell’art. 36 bis del d.P.R. n. 600 del 1973, costituisce l’atto con il
quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e
come tale deve essere motivata; tuttavia, nel caso di mera liquidazione dell’imposta
sulla base dei dati forniti dal contribuente medesimo nella propria dichiarazione,
nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso
pagamento, il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di
fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l’effetto che l’onere di
motivazione può considerarsi assolto dall’Ufficio anche mediante mero richiamo alla
dichiarazione medesima (Cass., ord. n. 14236 del 2017). Infatti in questo caso, poiché
il contribuente è già in grado di conoscere i presupposti della pretesa tributaria,
l’obbligo di motivazione della cartella è assolto con il mero richiamo alla dichiarazione
(Cass., sent. n. 15564 del 2016, n. 25329 e n. 11176 del 2014).
La ricostruzione è parimenti applicabile anche qualora la liquidazione ex art. 36 bis
cit. (ma il discorso vale anche nelle ipotesi in cui vi sia stata notifica di un atto
impositivo prodromico) abbia attinto non il destinatario della cartella, ma la società dei
cui debiti questi risponde per la sua responsabilità solidale. Sul punto la
giurisprudenza di legittimità, in una ipotesi di sentenza di merito di annullamento
dell’atto impositivo nei confronti del socio per omessa allegazione del processo verbale
RGN 30341/2011
Re ede-ici
Cc”,/•44:-

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