Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1997 del 29/01/2020

Cassazione civile sez. II, 29/01/2020, (ud. 06/11/2019, dep. 29/01/2020), n.1997

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – rel. Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24390-2015 proposto da:

T.G., rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE DI MEGLIO;

– ricorrente –

contro

L.G., rappresentato e difeso dagli avvocati FRANCESCO

GAROFALO, ANTONIO IACONO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3013/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 2/7/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/11/2019 dal Presidente SERGIO GORJAN;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CAPASSO LUCIO, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso

per sopravvenuta carenza di interesse e soccombenza di spese.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza depositata il 2 luglio 2015 la Corte d’appello di Napoli ha rigettato la domanda di revocazione proposta da T.G. nei confronti della sentenza n. 3528 del 2014 della medesima Corte d’appello di Napoli, che, per quanto ancora rileva, aveva respinto la domanda in tema di distanze legali proposta dalla donna nei confronti di L.G., ritenendo che quest’ultimo avesse ceduto il fabbricato de quo con atto trascritto anteriormente all’introduzione del giudizio.

2. Per quanto ancora rileva, la Corte territoriale ha osservato: a) che la precedente sentenza della Corte territoriale non era incorsa in alcun errore di fatto nella percezione del contenuto dell’atto di trasferimento, avente ad oggetto il solo terreno e non anche il fabbricato, dal momento che aveva evidentemente ritenuto che l’alienazione del suolo includesse anche quanto realizzato sopra di esso; b) che rispetto alla condanna al pagamento delle spese in favore dell’avv. Antonio Iacono, dichiaratosi anticipatario, l’eventuale errore nel ritenere sussistente una richiesta di distrazione, oltre a fondare la diversa richiesta di correzione, non era comunque tale da far sorgere un interesse ad agire della T..

3. Avverso tale sentenza la T. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, cui ha resistito i L..

Con atto depositato i 18.7.2019 il difensore della ricorrente ha proposto, a sua sola firma, atto di rinuncia al ricorso ritualmente notificato alla contro parte. All’odierna udienza pubblica le parti non comparivano, mentre il P.G. instava per la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Quindi questa Corte ha adottato decisione, siccome illustrato nella presente sentenza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si lamentano violazione e falsa applicazione della L. n. 47 del 1985, art. 40 nonchè degli artt. 934 e 2935 c.c. e degli artt. 113,115 e 116 c.p.c.; insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione al mancato rilievo della nullità dell’atto di trasferimento di un immobile abusivo.

2. Con il secondo motivo si lamenta violazione degli artt. 1188,1189,2033 e 1273 c.c., per avere omesso la Corte territoriale di considerare che l’azione era stata proposta quando la prima sentenza della Corte d’appello non era divenuta irrevocabile e trascurando di considerare che il pagamento al creditore apparente ha efficacia liberatoria solo se avvenuto in buona fede.

3. Con il terzo motivo si lamenta violazione dell’art. 91 c.p.c. e difetto di motivazione, con riguardo alla condanna della T. al pagamento delle spese del giudizio.

L’intervenuto atto di rinunzia sottoscritto dal solo difensore lumeggia la sopravvenuta carenza di interesse della T. a coltivare la presente impugnazione.

Difatti l’atto di rinunzia non può esplicare il suo effetto tipico dell’estinzione del giudizio ex art. 391 c.p.c. in quanto il difensore, unico sottoscrittore dello stesso, non appare, a tenore della lettera della procura speciale in calce al ricorso, abilitato a rinunziare agli atti od all’azione.

Tuttavia l’atto di rinunzia lumeggia che non concorre più interesse – per ragioni proprie – della parte proponente a coltivare l’impugnazione ed invero nemmeno in capo alla parte resistente che,attinta dalla notifica dell’atto di rinunzia,non è comparsa all’odierna udienza pubblica, nè però ha manifestata accettazione formale della rinunzia – Cass. sez. 3 n. 19907/18 -.

Consegue la declaratoria di inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse ed, in assenza di accettazione della proposta compensazione delle spese di questo giudizio da parte del resistente,non v’è ragione per derogare al canone ex art. 91 c.p.c. della soccombenza.

Le spese vanno dunque poste a carico della T. e liquidate in Euro 1.000,00 oltre accessori di legge e rimborso forfetario ex tariffa forense.

Concorrono in capo alla T. le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente a rifondere al L. le spese di questo giudizio di legittimità, liquidate in Euro 1.000,00 oltre accessori di legge e rimborso forfetario ex tariffa forense nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello,ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 6 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2020

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