Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19967 del 27/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 19967 Anno 2018
Presidente: LOCATELLI GIUSEPPE
Relatore: FEDERICI FRANCESCO

ORDINANZA

sul ricorso 15968-2011 proposto da:
DI BERARDINO MAURIZIO, elettivamente domiciliato in
ROMA PIAZZA CAMERINO 15, presso lo studio
dell’avvocato ALESSANDRA VICINANZA, che lo rappresenta
e difende unitamente all’avvocato ROMOLO GIUSEPPE
CIPRIANI;
– ricorrente –

2018
1770

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI ROMA l;
– intimata nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro

Data pubblicazione: 27/07/2018

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 88/2010 della COMM.TRIB.REG. di
ROMA, depositata il 07/05/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 18/05/2018 dal Consigliere Dott.
FRANCESCO FEDERICI;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in
persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
TOMMASO BASILE che ha chiesto l’inammissibilità in
subordine rigetto del ricorso.

bb\

Rilevato che:
Di Berardino Maurizio , ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza n.
88/20/10, depositata il 7.05.2010 dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio;
ha riferito che a seguito di verifica fiscale per gli anni dal 1997 al 2002 gli erano
contestate irregolarità relative agli anni d’imposta dal 1998 al 2001 per omesse
dichiarazioni ai fini Irpef ed Irap.
In data 12.05.2004 presentava dichiarazioni integrative ex art. 8 della I. n. 289

accertamento per maggior reddito imponibile e sanzioni.
Contestando i presupposti degli atti impositivi, introduceva altrettanti ricorsi
dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, che previa riunione li
decideva, accogliendo le sole contestazioni relative alla carenza dei presupposti per
l’assoggettamento ad Irap e rigettando le ragioni addotte relativamente all’Irpef.
Adita la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, con la sentenza ora
impugnata il giudice regionale rigettava l’appello.
Il contribuente si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 8, co. 6 e 6
bis della I. n. 289 del 2002, nonché dell’omessa insufficiente e contraddittoria
motivazione, in relazione all’art. 360 co. 1, n. 3 e 5 c.p.c., censurando, per quanto
comprensibile, l’erronea interpretazione delle norme e il vizio motivazionale.
L’Amministrazione non si è costituita.
Il P.G. ha chiesto la declaratoria di inammissibilità del ricorso per violazione della
forma redazionale dell’atto impugnativo.

Considerato che:
l’unico motivo di ricorso è ai limiti della inammissibilità. Innanzitutto perché con
esso la sentenza è stata censurata sotto il duplice profilo del vizio motivazionale e
dell’errore di diritto, ciò che è astrattamente ammissibile purchè sia reso palese su
quale fatto controverso vi sia stato, oltre che un difetto di motivazione, anche un
errore di qualificazione giuridica (Cass., sent. n. 20335 del 2017; cfr. anche Sez. U,
sent. 7770 del 2009). Nel caso di specie l’articolazione del motivo lascia del tutto
indistinte le due critiche, senza lasciar comprendere per quali profili sia denunciato il
vizio motivazionale e per quali l’errore di legge sostanziale.
Peraltro le modalità con le quali è stato confezionato rendono difficoltosa la lettura
dei fatti di causa per l’uso della tecnica dell’assemblaggio. In particolare, dopo aver
menzionato i fatti nella seconda parte della pag. 1 e nella prima metà della pag. 2,
RGN 15968/2011
. Federici
é/

Cons

sa),

del 2002. In data 21.12.2004 l’Agenzia gli notificava quattro distinti avvisi di

2
aver riportato uno stralcio della motivazione della sentenza del giudice provinciale nel
corpo centrale di pag. 2, sino al terz’ultimo rigo, i motivi del ricorso dinanzi al giudice
d’appello, sino al rigo 9 di pag. 3, e la sentenza impugnata, riportata sino alla metà di
pag. 4, ha formulato il motivo del ricorso. In esso, dopo aver riportato i commi 6 e 6
bis dell’art. 8 della I. n. 289 del 2002 e un quadro sinottico delle indicazioni apposte
nella dichiarazione integrativa, per quarantadue pagine non numerate ha riportato
pedissequamente il pvc della GdF e la dichiarazione integrativa.

generalmente motivo di inammissibilità del ricorso per mancato rispetto del contenuto
prescritto dall’art. 366, co. 1, n. 3, c.p.c., la giurisprudenza ha opportunamente
puntualizzato che l’integrale riproduzione di una serie di documenti si traduce in un
mascheramento dei dati effettivamente rilevanti, così risolvendosi in un difetto
di autosufficienza sanzionabile con l’inammissibilità. Ciò rende infatti incomprensibile il
mezzo processuale, perché privo di una corretta ed essenziale narrazione dei fatti
processuali, della sintetica esposizione della soluzione accolta dal giudice di merito,
nonché dell’illustrazione dell’errore da quest’ultimo commesso e delle ragioni che lo
facciano considerare tale, addossando in tal modo al giudice di legittimità il compito,
ad esso non spettante, di sceverare da una pluralità di elementi quelli rilevanti ai fini
del decidere (cfr. Cass., Sez. 6-1, ord. n. 22185/2015; Sez. 6-3, sent. n. 3385/2016).
Nel caso di specie la formulazione del motivo è ai limiti della comprensibilità e
dell’autosufficienza.
In ogni caso, per la lettura che di esso più darsene, non coglie nel segno. La
sentenza infatti a pag. 3, quarto capoverso, afferma che <>.

Sul punto ricorso nulla obietta, presupponendo invece sempre

l’applicabilità della franchigia.
In conclusione il ricorso è infondato.

Considerato che
Il ricorso va rigettato. Nulla invece va statuito sulle spese per la mancata
costituzione della Agenzia.

su\
RGN 15968/2011
ConsiFederici
fr,

In ordine all’utilizzo di tale tecnica di redazione dell’atto impugnativo, ritenuta

3

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il giorno 18 maggio 2018.

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