Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19963 del 05/10/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. VI, 05/10/2016, (ud. 07/07/2016, dep. 05/10/2016), n.19963

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8642-2015 proposto da:

CHICCO DI B.M.G. & C SNC, in persona dei legali

rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GERMANICO 172, presso lo studio dell’avvocato SERGIO NATALE EDOARDO

GALLEANO, che la rappresenta e difende, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

e contro

KIM ITALIA SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1206/2014 del TRIBUNALE di REGGIO EMILIA,

depositata il 22/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito l’Avvocato SERGIO NATALE EDOARDO GALLEANO, difensore del

ricorrente, che si riporta ai motivi.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

che:

il Consigliere designato ha depositato la seguente relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

“Ritenuto che:

– la società Chicco s.n.c propose opposizione al decreto ingiuntivo col quale le venne intimato il pagamento, in favore della Kim Italia s.r.1., del prezzo di una fornitura;

– il Giudice di pace di Reggio Emilia rigettò l’opposizione;

– sul gravame proposto dalla Chicco s.n.c., il Tribunale di Reggio Emilia confermò la pronuncia di primo grado;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorre la società Chicco s.n.c. sulla base di quattro motivi;

– la Kim Italia sz.1., ritualmente intimata, non ha svolto attività difensiva;

Atteso che:

– il primo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2721 – 2724 c.c. e art. 115 c.p.c., in relazione all’ammissione di prova testimoniale vertente sulla stipulazione del contratto tra le parti) appare inammissibile, in quanto si risolve in censure di merito in ordine a valutazioni in fatto sottratte al sindacato di legittimità, quando – come nella specie – il giudice ha dato giustificazione dell’esercizio del suo potere discrezionale senza incorrere in vizi logici e giuridici;

– il secondo e il terzo motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1326 – 2697 c.c., art. 115 c.p.c., in relazione alla ritenuta stipulazione del contratto in forma verbale) appaiono inammissibili, in quanto sottopongono alla Corte – nella sostanza – profili relativi al merito della valutazione delle prove, che sono insindacabili in sede di legittimità, quando – come nel caso di specie – risulta che i giudici di merito hanno esposto in modo ordinato e coerente le ragioni che giustificano la loro decisione, sicchè deve escludersi tanto la “mancanza assoluta della motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico”, quanto la “motivazione apparente”, figure – queste – che circoscrivono l’ambito del motivo di ricorso di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134 (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830 e 629831);

– il quarto motivo di ricorso (col quale si deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 112 c.p.c., per avere il giudice di appello omesso di valutare la carenza di potere rappresentativo in capo al socio B.M.) appare manifestamente infondato, in quanto il Tribunale ha considerato l’eccezione proposta dalla parte e l’ha ritenuta infondata, ritenendo che il consenso congiunto dei soci fosse limitato ai contratti stipulati in forma scritta (con necessità di sottoscrizione congiunta), e non a quelli stipulati in forma verbale;

Ritenuto che il ricorso può essere avviato alla trattazione camerale, per essere ivi rigettato”;

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– la memoria depositata dal difensore non offre argomenti nuovi che consentano di dissentire dalla proposta del Relatore, in quanto i giudici di merito: nell’ammettere la prova per testi, hanno esercitato il potere discrezionale loro riconosciuto dall’art. 2721 c.c., comma 2, dando conto delle circostanze di fatto considerate; hanno motivato le loro conclusioni in fatto in modo completo (richiamando il contenuto della prova testimoniale e di altri elementi indiziari) ed esente da vizi logici e giuridici; hanno, infine, motivato anche sulla ritenuta infondatezza della questione relativa alla sussistenza del potere rappresentativo senza che sul punto possano ravvisarsi vizi logici e giuridici;

– il Collegio, pertanto, condivide la proposta di definizione contenuta nella relazione ex art. 380-bis c.p.c., cosicchè il ricorso deve essere rigettato;

– non vi è luogo a pronuncia sulle spese, non avendo l’intimato svolto attività difensiva in questa sede;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 7 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA