Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19960 del 21/09/2010

Cassazione civile sez. trib., 21/09/2010, (ud. 15/06/2010, dep. 21/09/2010), n.19960

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

R.L., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato TITO VINCENZO con studio in POTENZA VIA BARACCA

28 (avviso postale), giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

AMMINISTRAZIONE DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 99/2 005 della COMM. TRIB. REG. di POTENZA,

depositata il 02/05/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2010 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

NUNZIO Wladimiro, che ha concluso per l’accoglimento del 3 motivo.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate di Potenza, notificava a R.L. avviso di accertamento relativo all’anno 1996, sulla base dei parametri di cui alla L. n. 549 del 1995, art. 3, comma 181 e segg. e successivi D.P.C.M. del 1996 e del 1997, con il quale erano determinate maggiori imposte a fini IRPEF ed IVA. Il contribuente, impugnava l’avviso di accertamento innanzi la Commissione Tributaria Provinciale di Potenza, sostenendo la illegittimita’ dei decreti concernenti i parametri, l’illegittimita’ dell’accertamento effettuato sulla base dei parametri, la infondatezza nel merito dell’atto impositivo.

La Commissione accoglieva il ricorso.

Proponeva appello l’Ufficio e la Commissione Tributaria Regionale della Basilicata con sentenza n. 99/1/05 del 11-4-2005, depositata il 2 maggio 2005, accoglieva il gravame, dichiarando legittimo l’operato dell’Ufficio.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il R., con cinque motivi.

Resiste la Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il contribuente deduce la illegittimita’ costituzionale della L. n. 549 del 1995, art. 3, in relazione all’art. 23 Cost. (violazione del principio di riserva di legge) 24 (violazione del diritto di difesa) 53 (violazione del principio di tassazione in relazione alla capacita’ contributiva) 95 (competenza costituzionalmente non consentita del Presidente del Consiglio dei Ministri).

Con il secondo motivo deduce violazione della L. n. 549 del 1995 da parte dei DPCM del 1996 e del 1997, nonche’ difetto di motivazione dell’atto impugnato, in quanto i decreti applicativi fondati su principi statistici astratti violano il precetto della legge delega secondo cui occorreva tenere conto della specifica attivita’ svolta dal contribuente. Sostiene inoltre che nei decreti sarebbe impossibile individuare i criteri statistici applicati alla base di ogni singolo accertamento. Con il terzo motivo deduce violazione dell’art. 2727 c.c., e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 sul rilievo che se i parametri sono presunzioni legali assolute, sono incostituzionali se costituiscono presunzioni semplici sono inidonei a giustificare un accertamento in quanto essendo fondati su principi statistici astratti non hanno i requisiti di gravita’, precisione e concordanza.

Con il quarto motivo deduce la inapplicabilita’, in base ai principi generali del sistema sanzionatorie), delle pene pecuniarie sulla base di redditi non accertati in concreto ma desunti sulla base delle presunzioni derivanti dai parametri.

Con il quinto, deduce errore nell’accertamento in quanto avrebbe valutato i beni strumentali del contribuente al loro valore iniziale, ovvero al costo storico, anziche’ al valore reale enormemente inferiore per la vetusta’ degli stessi.

L’Ufficio nel controricorso sostiene la infondatezza delle argomentazioni del contribuente.

Nessuno dei motivi esposti dal contribuente puo’ essere condiviso.

Quanto al primo, tutti i rilievi di incostituzionalita’ esposti dal ricorrente son gia’ stati respinti dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 105 dell’1.4.2003, per cui la relativa eccezione e’ manifestamente infondata.

Il secondo motivo e’ inammissibile sotto un duplice profilo: in primo luogo, poiche’ la sentenza non fa cenno delle questioni oggetto di censura , il ricorrente avrebbe dovuto documentare la tempestiva proposizione delle stesse in primo grado e la reiterazione in sede di appello, per cui il motivo manca di autosufficienza, ed in tal caso dovere essere sussunto come vizio di omessa pronuncia, ex art. 112 c.p.c.; in ogni caso, si tratta di una esposizione generica che espone mere opinioni non sufficientemente documentate.

Per terzo motivo valgono le stesse considerazioni di cui sopra ed inoltre il ricorrente non considera che il valore presuntivo dei parametri, peraltro relativo e non assoluto, discende dalla legge e costituisce presunzione legale, pertanto sottratta a critiche di merito che prescindono da tale natura.

Il quanto motivo, che il ricorrente trae dai “principi generali” e’ infondato, in quanto la sanzione non ha carattere penale e discende da una accertata violazione delle norme tributarie, per cui e’ irrilevante il metodo utilizzato per l’accertamento, fondato o meno su presunzioni legali, purche’ abbia acquisito carattere di definitivita’ in forza delle leggi che lo regolano.

Il quinto motivo e’ palesemente inammissibile per gli stessi motivi espressi in ordine al secondo mezzo.

Il ricorso deve quindi essere rigettato. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

LA CORTE rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente alle spese a favore della Amministrazione che liquida in Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, il 15 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2010

 

 

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