Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19955 del 05/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 05/10/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 05/10/2016), n.19955

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – rel. Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4798/2015 proposto da:

(OMISSIS) s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TORRI IN SABINA 9, presso lo

studio dell’Avvocato GIUSEPPE LOTTA, rappresentata e difesa

dall’Avvocato DOMENICO DI GIACOMO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende per

legge;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 60365/10 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositato il 21/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dell’8

giugno 2016 dal Presidente relatore Dott. STEFANO PETITTI;

sentito, per la ricorrente, l’Avvocato Domenico Di Giacomo.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che la Corte d’appello di Roma ha rigettato la domanda proposta da (OMISSIS) s.r.l. volta ad ottenere la condanna del Ministero della giustizia al pagamento dell’indennizzo per la violazione della durata ragionevole di una procedura fallimentare, iniziata con sentenza dichiarativa del fallimento del (OMISSIS), ancora pendente alla data della domanda;

che la Corte d’appello ha ritenuto che la società ricorrente non avesse fornito la prova dell’ammissione del suo credito al passivo del fallimento;

che per la cassazione di questo decreto (OMISSIS) s.r.l. ha proposto ricorso sulla base di un unico motivo;

che il Ministero della giustizia ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio ha deliberato l’adozione della motivazione semplificata nella redazione della sentenza;

che con l’unico motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 6 della CEDU e della L. n. 89 del 2001, art. 3, dolendosi del fatto che la Corte d’appello non abbia dato corso alla richiesta di acquisizione degli atti del giudizio presupposto formulata nel ricorso introduttivo;

che il ricorso è fondato;

che questa Corte ha infatti affermato il principio, che il Collegio condivide, per cui “in tema di equa riparazione, per la violazione del termine ragionevole di durata del processo, ove la parte si sia avvalsa della facoltà – prevista dalla L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 3, comma 5 – di richiedere alla corte d’appello di disporre l’acquisizione degli atti del processo presupposto, il giudice non può addebitare alla mancata produzione documentale, da parte dell’istante, di quegli atti la causa del mancato accertamento della addotta violazione della ragionevole durata del processo; difatti la parte ha un onere di allegazione e di dimostrazione, che però riguarda la sua posizione nel processo, la data iniziale di questo, la data della sua definizione e gli eventuali gradi in cui si è articolato, mentre (in coerenza con il modello procedimentale, di cui agli artt. 737 c.p.c. e segg., prescelto dal legislatore) spetta al giudice – sulla base dei dati suddetti, di quelli eventualmente addotti dalla parte resistente e di quelli acquisiti dagli atti del processo presupposto – verificare, in concreto e con riguardo alla singola fattispecie, se vi sia stata violazione del termine ragionevole di durata, tenuto anche conto che nel modello processuale della l. n. 89 del 2001, sussiste un potere d’iniziativa del giudice, che gli impedisce di rigettare la domanda per eventuali carenze probatorie superabili con l’esercizio di tale potere” (Cass. n. 16367 del 2011; Cass. n. 17873 del 2015);

che la Corte d’appello, all’evidenza, si è discostata da tale principio, atteso che ha omesso di considerare che la ricorrente aveva adempiuto il proprio onere di allegazione riferendo i dati necessari ai fini della individuazione della domanda proposta, e richiedendo, come la normativa ratione temporis vigente consentiva, l’acquisizione di ufficio dei documenti relativi al procedimento presupposto;

che il ricorso va quindi accolto, con conseguente cassazione del decreto impugnato e con rinvio della causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, perchè proceda a nuovo esame della domanda e perchè provveda alla regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 8 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

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