Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19949 del 23/09/2020

Cassazione civile sez. II, 23/09/2020, (ud. 25/06/2020, dep. 23/09/2020), n.19949

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22022-2019 proposto da:

E.M.E.M., rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE

RUFFIER, e domiciliato presso la cancelleria della Corte di

Cassazione;

– ricorrente –

contro

PREFETTO DI NOVARA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del GIUDICE DI PACE di NOVARA, depositata il

14/06/2019; (R.G.765/AC/2019);

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/06/2020 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il ricorrente, cittadino (OMISSIS), veniva attinto da provvedimento di espulsione adottato ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. c) e art. 14 perchè socialmente pericoloso.

Con il provvedimento impugnato il Giudice di Pace di Novara rigettava il ricorso proposto avverso la predetta misura espulsiva.

Propone ricorso per la cassazione di detto provvedimento E.M.E.M. affidandosi ad un unico motivo.

La parte intimata non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente lamenta la mancanza, erroneità ed illogicità della motivazione e l’omessa valutazione delle prove fornite in uno al ricorso avverso l’espulsione. Ad avviso del ricorrente, il Giudice di Pace avrebbe erroneamente ritenuto sussistente la sua pericolosità sociale nonostante la risalenza nel tempo delle condanne penali indicate nel provvedimento impugnato, il suo inserimento in Italia, l’attività lavorativa da egli svolta nel territorio nazionale e l’assenza di legami con il Paese di origine.

La censura è infondata.

Dal provvedimento impugnato risulta che il ricorrente entrato in Italia e vi si era trattenuto per effetto della sanatoria del 2002; aveva poi ottenuto un permesso di soggiorno per motivi di lavoro sino al 2008; aveva quindi ottenuto il permesso di lungo periodo ed aveva, da quel momento, iniziato a riportare condanne penali e fermi di polizia per diversi reati. Dalla lettura del ricorso risulta altresì che il ricorrente vive in Italia con la moglie e le tre figlie minorenni.

In tema di permesso di soggiorno per motivi di coesione familiare, il divieto di espulsione non opera “… in ipotesi di comportamenti della persona che rappresentino una minaccia concreta ed attuale tale da pregiudicare l’ordine e la sicurezza pubblica, secondo un giudizio che il giudice di merito deve effettuare in concreto, senza ricorrere ad automatismi sulla base dei precedenti penali ma valutando, ad esempio, la rilevanza dei reati accertati, l’eventuale condizione di disoccupazione, il comportamento tenuto nelle occasioni in cui ha dichiarato false generalità” (Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 6666 del 15/03/2017, Rv. 643648).

Analogamente, si è affermato che le ragioni di pericolosità sociale vanno esplicitate in concreto nella motivazione del provvedimento espulsivo, mediante una valutazione che -a seguito delle modifiche introdotte con il D.Lgs. n. 5 del 2007, art. 4, comma 3 ed art. 5, comma 5, nonchè dell’aggiunta del comma 5-bis, del D.Lgs. n. 286 del 1998 – non è più effettuata ex ante in via legislativa, ma articolata su un giudizio di pericolosità sociale da svolgere in concreto, “… il quale induca a concludere che lo straniero rappresenti una minaccia concreta ed attuale per l’ordine pubblico e la sicurezza, tale da rendere recessiva la valutazione degli ulteriori elementi di valutazione contenuti nel novellato D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 5 (la natura e la durata dei vincoli familiari, l’esistenza di legami familiari e sociali con il paese d’origine e, per lo straniero già presente nel territorio nazionale, la durata del soggiorno pregresso)” (Cass. Sez. 6 1, Ordinanza n. 17070 del 28/06/2018, Rv. 649646).

Si è parimenti ritenuto che la pericolosità sociale vada intesa “…come pericolosità non solo per l’ordine pubblico, ma anche solo per la sicurezza pubblica… e, pertanto, la sua sussistenza deve essere valutata dall’autorità competente al rilascio o al rinnovo del titolo, in conformità con il D.Lgs. n. 30 del 2007, art. 20 in forza del quale la pericolosità sociale costituisce, conformemente alla direttiva 2004/38/CEE, una limitazione al mantenimento del diritto di soggiorno” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 17289 del 27/06/2019, Rv. 654421).

Nel caso concreto i principi affermati dai sopra richiamati precedenti di questa Corte sono stati correttamente applicati dal giudice di merito: quest’ultimo ha infatti evidenziato, nel provvedimento impugnato, che il ricorrente ha “collezionato” dal (OMISSIS) in avanti numerosi precedenti penali e fermi di polizia, per reati gravi quali il furto in concorso e la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio; è stato destinatario, in ragione di tali comportamenti, di un provvedimento del Questore di Novara in data 26.10.2015, contenente un avviso a cambiare condotta; non ha, nonostante tale avviso, modificato le proprie abitudini di vita, tanto da essere rinvenuto, in data (OMISSIS), in possesso di due chilogrammi e mezzo di hashish, che deteneva anche presso l’abitazione nella quale lo stesso risiede insieme ai figli minori. Sulla base di tali considerazioni, nonchè del fatto che anche la moglie del ricorrente risultava essa pure prevenuta per furto e che i figli minori della coppia, di tenerissima età, meritavano di essere protetti, hanno portato il Giudice di Pace a ritenere corretto l’inquadramento del ricorrente come soggetto socialmente pericoloso. Simile motivazione, che appare logicamente coerente e conforme ai principi affermati da questa Corte, esprime un giudizio di pericolosità formulato in concreto, sulla base di elementi di fatto aggiornati – l’ultimo episodio apprezzato dal giudice di merito è del (OMISSIS) – e, pertanto, non è suscettibile di essere oggetto di sindacato in questa sede.

In definitiva, il ricorso va rigettato.

Nulla per le spese, in assenza di svolgimento di attività difensiva da parte intimata nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda civile, il 25 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 settembre 2020

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