Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19943 del 29/09/2011

Cassazione civile sez. I, 29/09/2011, (ud. 16/05/2011, dep. 29/09/2011), n.19943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. BERRUTI Giuseppe Maria – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29573-2007 proposto da:

COMUNE DI MONTA’ (P.I. (OMISSIS)), in persona del Sindaco p.t.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 5, presso l’avvocato

ROMANELLI GUIDO FRANCESCO, che lo rappresenta e difende unitamente

agli avvocati MONTANARO RICCARDO, PASCONE GIOVANNI, giusta procura a

margine del ricorso e procura speciale per Notaio dott. STEFANO

CORINO di ALBA – Rep. n. 109.226 del 22.4.2011;

– ricorrente –

contro

F.P.C., V.B.C., nelle loro

qualità di titolari dello Studio Prof. Dott. Ing. F.L.

(C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliati in ROMA, LUNGOTEVERE

DEI MELLINI, 24, presso l’avvocato ALESSANDRO NICOLETTI, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BERTACCHI GIULIO,

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1315/2007 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 08/08/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/05/2011 dal Consigliere Dott. ANDREA SCALDAFERRI;

udito, per il ricorrente, l’Avvocato ROMANELLI G.F. che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per i controricorrenti, l’Avvocato NICOLETTI A. che ha chiesto

il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Comune di Montà impugnava dinanzi alla Corte d’appello di Torino il lodo arbitrale non definitivo e quello definitivo resi rispettivamente il 30 luglio 2002 ed il 7/8 aprile 2004 in una controversia instaurata nei suoi confronti dagli ingegneri F. C.P. e V.B.C. in relazione agli incarichi professionali di progettazione e direzione lavori loro conferiti con una convenzione dell’ottobre 1980. Il lodo definitivo, dopo che con quello non definitivo erano state rigettate le eccezione preliminari del Comune, lo aveva condannato al pagamento dei compensi ed al risarcimento dei danni in favore dei professionisti. Questi ultimi si costituivano in giudizio resistendo all’impugnazione. La Corte d’appello, con sentenza depositata in data 8 agosto 2007, dichiarava inammissibile l’impugnazione avverso il lodo non definitivo e rigettava l’impugnazione avverso il lodo definitivo.

Avverso tale sentenza, notificata in data 11 settembre 2007, il Comune di Montà ha proposto, con atto notificato il 13 novembre 2007, ricorso a questa Corte, cui resistono con controricorso gli intimati.

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Deve preliminarmente rilevarsi come, ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c. (applicabile nella specie trattandosi di impugnazione avverso provvedimento depositato nell’agosto 2007 e quindi nel periodo di vigenza della norma), l’illustrazione di ciascun motivo, nei casi di cui all’art. 360, comma 1, nn. da 1 a 4, deve concludersi, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto che, riassunti gli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito e indicata sinteticamente la regola di diritto applicata da quel giudice, enunci la diversa regola di diritto che ad avviso del ricorrente si sarebbe dovuta applicare nel caso di specie, in termini tali che per cui dalla risposta che ad esso si dia discenda in modo univoco l’accoglimento o il rigetto del gravame. Analogamente, nei casi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione del motivo deve contenere (cfr. ex multis: Cass. S.U. n. 20603/2007; Sez. 3 n. 16002/2007; n. 8897/2008) un momento di sintesi – omologo del quesito di diritto – che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.

Ciò posto, si osserva che, nel caso in esame, l’illustrazione dei numerosi motivi di ricorso si conclude con unico quesito di diritto, del tutto inadeguato attesa la sua genericità. La declaratoria della inammissibilità del ricorso ne deriva dunque di necessità, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimità, che si liquidano come in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.500,00 per onorari e Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione prima civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2011

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