Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19942 del 21/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2010, (ud. 08/07/2010, dep. 21/09/2010), n.19942

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in Roma via Reno n.

21, presso lo studio dell’avv. RIZZO Roberto, che lo rappresenta e

difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini n. 134,

presso lo studio dell’avv. Fiorillo Luigi, che la rappresenta e

difende per procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6710/2005 della Corte d’appello di Roma,

depositata il 21 /11/2005; R.G.N.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’8.07.2010 dal Consigliere dott. Giovanni Mammone;

uditi gli avvocati Rizzo e Fiorillo;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

FINOCCHI GHERSI Renato che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- Con sentenza del Tribunale di Roma veniva rigettata la domanda di C.A. che chiedeva venisse dichiarata la nullita’ dell’apposizione del termine all’assunzione alle dipendenze di Poste Italiane s.p.a., disposta in suo favore per i periodi: a) 23.10.98 – 30.1.99 (con proroga al 30.4.99), b) 1.7 – 31.10.99, c) 1.2 – 30.6.00 e d) 27.10.00 – 31.1.01, per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi e in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane” (per i periodi sub a-b-c), ex art. 8 CCNL 26.11.94, come integrato dall’accordo 25.9.97, e per far fronte alle punte di piu’ intensa attivita’ stagionale (per il periodo sub d), ex art. 8, comma 2, stesso CCNL 26.11.94.

2.- Proposto appello dal ricorrente, la Corte d’appello di Roma con sentenza depositata il 21.11.05 rigettava l’impugnazione.

La Corte di merito riteneva errata la tesi le tesi che per l’apposizione del termine fossero necessarie la specificazione nella lettera di assunzione e la dimostrazione del nesso di causalita’ tra le esigenze di riorganizzazione e l’assunzione in questione; neppure riteneva che la nullita’ potesse conseguire alla circostanza che il contratto era stato stipulato per periodo successivo al 30.4.98, non ritenendo che tale data rappresentasse il limite temporale ultimo fissato dalla contrattazione collettiva per la individuazione convenzionale dell’esistenza delle esigenze di ristrutturazione aziendale. Successivamente a tale data, infatti, la ricognizione delle necessita’ operative dell’azienda effettuata con l’accordo integrativo 25.9.97 aveva mantenuto la sua validita’ e continuava a legittimare le assunzioni a termine motivate con la necessita’ di far fronte alle esigenze in questione.

3.- Avverso questa sentenza C. proponeva ricorso per cassazione successivamente illustrato con memoria.

Poste Italiane rispondeva con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4.- Il ricorso e fondato.

4.1.- Con il primo motivo e’ dedotta violazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 1362 c.c. e segg. in relazione agli accordi collettivi 25.9.97, 16.1.98 e 27.4.98, nonche’ del verbale di riunione 18.1.01, nonche’ carenza di motivazione, non avendo il giudice di merito rilevato che era intenzione delle parti stipulanti consentire all’azienda postale di assumere con contratto a termine solo fino al 30.4.98, fatta salva la necessita’ della prova da parte datoriale circa la sussistenza in concreto della situazione richiamata.

4.2.- Con il secondo motivo la ricorrente, con riferimento ai primi tre rapporti a termine (indicati sub a-b-c in parte narrativa), deduce carenza di motivazione, nonche’ violazione della L. n. 230 del 1962, artt. 1 e 3 e dell’art. 1362 c.c. e segg. circa la necessita’ dell’esistenza della prova del nesso causale fra la singola assunzione a termine e le circostanze oggettive indicate nel contratto collettivo a legittimazione dell’assunzione.

4.3.- Con il terzo motivo e’ dedotta violazione della L. n. 230 del 1962, artt. 2 e 3 e dei canoni ermeneutica degli artt. 1362 e 1363 c.c., nonche’ carenza di motivazione a proposito della legittimita’ della proroga del primo contratto.

4.4.- Con il quarto motivo (erroneamente indicato come quinto) e’ dedotta violazione della L. n. 230 del 1962, artt. 1 e 3 in quanto (con riferimento al quarto contratto) la clausola invocata, prevista dall’art. 8, comma 2 CCNL 1994, non era piu’ vigente in quanto il contratto collettivo aveva cessato la sua efficacia al 30.12.97. Non sarebbe, inoltre, stata presa in considerazione dal giudice di merito la circostanza che, ai sensi delle L. n. 18 del 1978 e L. n. 79 del 1983, l’assunzione per punte di piu’ intensa attivita’ stagionale e’ subordinata all’espletamento di una procedura autorizzatoria da espletarsi dinanzi all’Ispettorato del lavoro.

5.- Procedendo ad esame congiunto dei primi due mezzi di gravame e considerato che i contratti a termine cui gli stessi si riferiscono risultano stipulati ex art. 8 CCNL 26.11.94, come integrato dall’accordo 26.9.97, per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione ecc”, a dette censure puo’ rispondersi come segue.

La giurisprudenza della Corte di cassazione ritiene che la L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23 nel demandare alla contrattazione collettiva la possibilita’ di individuare — oltre le fattispecie tassativamente previste dalla L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 1 nonche’ dal D.L. 29 gennaio 1983, n. 17, art. 8 bis conv. dalla L. 15 marzo 1983, n. 79 — nuove ipotesi di apposizione di un termine alla durata del rapporto di lavoro, configura una vera e propria delega in bianco a favore dei sindacati, i quali, pertanto, non sono vincolati all’individuazione di figure di contratto a termine comunque omologhe a quelle previste per legge (v. S.u. 2.3.06 n. 4588).

Dato che in forza di tale delega le parti sindacali hanno individuato, quale nuova ipotesi di contratto a termine, quella di cui all’accordo integrativo del 25.9.97, la giurisprudenza ritiene corretta l’interpretazione dei giudici di merito che, con riferimento al distinto accordo attuativo sottoscritto in pan data ed al successivo accordo attuativo sottoscritto in data 16.1.98, ha ritenuto che con tali accordi le parti abbiano convenuto di riconoscere la sussistenza fino al 31.1.98 (e poi in base al secondo accordo attuativo, fino al 30.4.98), della situazione di fatto integrante le esigente eccezionali menzionate dal detto accordo integrativo. Consegue che per far fronte alle esigenze derivanti da tale situazione l’impresa poteva procedere (nei suddetti limiti temporali) ad assunzione di personale straordinario con contratto tempo e che l’esistenza di dette esigenze costituisse presupposto essenziale della pattuizione negoziale; da cio’ deriva che deve escludersi la legittimita’ dei contratti a termine stipulati dopo il 30 aprile 1998 in quanto privi di presupposto normativo.

In altre parole, dato che le parti collettive avevano raggiunto originariamente un’intesa priva di termine ed avevano successivamente stipulato accordi attuativi che avevano posto un limite temporale alla possibilita’ di procedere con assunzioni a termine, fissato inizialmente al 31.1.98 e successivamente al 30.4.98, l’indicazione di tale causale nel contratto a termine legittima l’assunzione solo ove il contratto scada in data non successiva al 30.4.98 (v., ex plurima, Cass. 23.8.06 n. 18378).

La giurisprudenza ha, altresi’, ritenuto corretta, nella ricostruzione della volonta’ delle parti come operata dai giudici di mento, l’irrilevanza attribuita all’accordo 18.1,01 in quanto stipulato dopo oltre due anni dalla scadenza dell’ultima proroga, e cioe’ quando il diritto del soggetto si era gia’ perfezionato.

Ammesso che le parti avessero espresso l’intento di interpretare autenticamente gli accordi precedenti, con effetti comunque di sanatoria delle assunzioni a termine effettuate senza la copertura dell’accordo 25.9.97 (scaduto in forza degli accordi attuativi), la suddetta conclusione e’ comunque conforme alla regula iuris dell’indisponibilita’ dei diritti dei lavoratori gia’ perfezionatisi, dovendosi escludere che le parti stipulanti avessero il potere, anche mediante lo strumento dell’interpretazione autentica (previsto solo per lo speciale settore del lavoro pubblico, secondo la disciplina nel D.Lgs. n. 165 del 2001), di autorizzare retroattivamente la stipulazione di contratti a termine non piu’ legittimi per effetto della durata in precedenza stabilita (vedi, per tutte, Cass. 12.3.04 n. 5141).

6.- Il giudice di mento, non si e’ attenuto a questi principi, in quanto non ha fatto applicazione dei canoni interpretativi sopra evidenziati e non ha tenuto in considerazione il periodo per il quale i contratti in questione (contratti indicati sub a-b-c in parte narrativa) risultano stipulati. Egli avrebbe dovuto, invece, tener conto che i contratti stessi erano stipulati (e comunque scadevano) al di fuori del limite temporale del 30.4.98 e, quindi, non rientravano nel complesso legislativo – collettivo costituito dalla L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23 e dalla successiva legislazione collettiva che consente la deroga alla L. n. 230 del 1962.

Entro questi limiti sono, dunque, fondati i primi due mezzi di impugnazione, per cui, assorbiti il terzo e quarto motivo, il ricorso deve essere accolto.

La sentenza di merito deve essere cassata e la controversia deve essere rinviata al giudice indicato in dispositivo per un nuovo esame alla luce dei principi sopra indicati.

Il giudice di rinvio provvedera’ anche alla regolazione delle spese.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione anche per le spese.

Cosi’ deciso in Roma, il 8 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2010

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