Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19915 del 09/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/08/2017, (ud. 19/05/2017, dep.09/08/2017),  n. 19915

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22552/2015 proposto da:

C.G., P.M., C.M., ettivamente domiciliati in

ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato GUIDO FERDINANDO CESERANI;

– ricorrenti –

contro

BANCO DI DESIO E DELLA BRIANZA SPA, in persona del suo procuratore e

legale rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

OMBRONE 14, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CHRISTIAN

FAGGEILA PELLEGRINO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato GIUSEPPE FILIPPO MARIA LA SCALA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2244/2015 della CORTE, D’APPELLO di MILANO,

depositata il 25/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/05/2017 dal Consigliere Dott. MAURO DI MARZIO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

P.M., C.M. e C.G. ricorrono per la cassazione della sentenza n. 2244/2015 pubblicata il 25 maggio 2015 con cui la Corte di appello di Milano ha respinto l’appello contro il rigetto dell’opposizione da essi proposta avverso il decreto ingiuntivo rilasciato dal locale Tribunale su ricorso del Banco di Desio e della Brianza s.p.a., decreto che ingiungeva loro quali fideiussori di C. Arredamenti s.r.l. in liquidazione il pagamento del saldo debitore di un contratto di conto corrente della garantita.

Il Banco di Desio e della Brianza s.p.a. ha resistito con controricorso.

Considerato che:

Il primo motivo di ricorso lamenta “Violazione dell’art. 31 del regolamento della Consob n. 11522/1998, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3” censurando la sentenza impugnata laddove non avrebbe considerato che C.G., sottoscrittore dei contratti di intermediazione finanziaria per cui è causa, non era un operatore qualificato.

Il secondo motivo di ricorso lamenta “Falsa applicazione del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 21, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3” censurando la sentenza impugnata laddove avrebbe errato nell’applicare la disciplina degli obblighi informativi a carico dell’intermediario, ciò che ridonderebbe in nullità dei relativi contratti di investimento.

La controricorrente ha eccepito l’inesistenza della notificazione del ricorso per cassazione, chiedendo pertanto dichiararsene l’inammissibilità e in subordine il rigetto per infondatezza.

Ritenuto che:

Il Collegio ha autorizzato, come da Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

In ordine logico va anzitutto respinta l’eccezione di inesistenza della notificazione del ricorso per cassazione sollevata dalla controricorrente. Invero dall’esame della relata di notifica redatta dall’agente postale si evince che il ricorso è stato notificato presso l’avvocato Paolo Francesco Bruno, Corso Magenta 42, Milano, ed ivi ricevuta dal portiere dello stabile, con successivo invio della comunicazione di cui alla L. n. 890 del 1982, art. 7. Tali asseverazioni fanno fede sino a querela di falso della veridicità di quanto esposto (Sez. 3, Sentenza n. 2421 del 04/02/2014). Ne consegue che, non essendo stata proposta tale querela, la circostanza che l’atto sia stato notificato all’avv. Bruno, indicato dalla Corte di appello come difensore della banca, è incontestabile e rende del tutto irrilevante la deduzione della controricorrente relativa a un preteso precedente trasferimento dello studio legale.

Il ricorso è manifestamente infondato.

Il primo motivo di ricorso è infondato poichè non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata che in alcun punto fa riferimento alla questione della qualificazione o meno di operatore qualificato del sottoscrittore dei contratti di investimento, ma si limita a escludere la nullità dei medesimi per difetto di causa, pervenendo in tal modo alla condanna degli odierni ricorrenti nella loro qualità – incontestata anche in questa sede – di fideiussori della società contraente.

Il secondo motivo è manifestamente infondato, atteso che costituisce affermazione costante di questa Corte quella per cui la violazione degli obblighi informativi non può mai condurre alla nullità nè del contratto-quadro nè tantomeno dei contratti di investimento, ma semmai solo a un profilo di responsabilità per inadempimento, fonte di soli obblighi risarcitoci (Sez. 1, Sentenza n. 8462 del 10/04/2014).

Le spese seguono la soccombenza.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese sostenute per questo giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 4100,00, (di cui Euro 100,00 per esborsi) oltre spese generali forfetarie e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2017

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