Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19901 del 05/10/2016


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Cassazione civile sez. trib., 05/10/2016, (ud. 19/09/2016, dep. 05/10/2016), n.19901

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. DAVIGO Piercamillo – rel. Consigliere –

Dott. SANDRINI Enrico Giuseppe – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Lucia – Consigliere –

Dott. GUARDIANO Alfredo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21586/2011 proposto da:

S.R.L. SOCIETA’ ARTI GRAFICHE NIDASIO, in persona del legale

rappresentante pro tempore;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 55/15/2010 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TORINO del 24/09/2010, depositata il 01/02/2010, non

notificata;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. Piercamillo Davigo;

udito l’Avvocato difensore del ricorrente che si riporta agli

scritti;

udito l’Avvocato Generale dello Stato che si riporta al contro

ricorso;

udito il Procuratore Generale della Repubblica in persona del

Sostituto Alessandro Pepe, che ha concluso chiedendo il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. S.R.L. SOCIETA’ ARTI GRAFICHE NIDASIO propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale di Torino, n. 55/15/10, pubblicata il 24 settembre 2010, con la quale essa accoglieva l’appello dell’Ufficio contro la decisione di quella provinciale di Vercelli, che aveva accolto il ricorso sull’assunto che gli studi di settore costituiscono una presunzione semplice e che era onere dell’agenzia provare l’esistenza di gravi incongruenze fra redditi dichiarati e quelli desumibili dallo studio di settore. La Commissione Tributaria regionale accoglieva l’appello affermando che la contribuente aveva allegato solo elementi di segno contrario generici riferiti al non pieno utilizzo dei macchinari.

2. L’Agenzia delle Entrate, difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, con controricorso deduceva la infondatezza del primo motivo di ricorso in quanto la Commissione tributaria regionale aveva valutato le deduzioni difensive concludendo che la ricorrente non aveva allegato ragioni a sostegno del mancato pieno utilizzo dei macchinari e che la Commissione tributaria regionale ha motivato in modo logico e congruo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo addotto a sostegno del ricorso la ricorrente deduce violazione o falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62 sexies, comma 3, convertito con L. n. 427 del 1993, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d, art. 2729 c.c. e dell’art. 53 Cost., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere il giudice d’appello rispettato i requisiti di gravità, precisione e concordanza delle presunzioni derivanti dagli studi di settore.

Il motivo di ricorso è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza atteso che non riporta il contenuto della motivazione dell’avviso di accertamento (Cass. 2928/15).

2. Col secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

Il motivo di ricorso è infondato.

Dalla motivazione della sentenza impugnata non risulta la totale obliterazione di elementi che avrebbero potuto ad una diversa decisione o l’obiettiva carenza del procedimento logico (Cass. SU 24184/13). La sentenza fa infatti riferimento ai macchinari dicendo che la ricorrente non ha fornito elementi concreti sul punto. La motivazione non può dirsi mancante.

3. Il ricorso deve pertanto essere rigettato.

4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in Euro 6.500,00 oltre spese prenotate a debito.

PQM

LA CORTE

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese liquidate in Euro 6.500,00 oltre s.p.d..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 19 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

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