Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19900 del 05/10/2016


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Cassazione civile sez. trib., 05/10/2016, (ud. 19/09/2016, dep. 05/10/2016), n.19900

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. DAVIGO Piercamillo – rel. Consigliere –

Dott. SANDRINI Enrico Giuseppe – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Lucia – Consigliere –

Dott. GUARDIANO Alfredo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7794/2011 proposto da:

P.L.;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 03/32/2010 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TORINO del 23/09/2009, depositata il 01/02/2010, non

notificata;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. Piercamillo Davigo;

udito l’Avvocato difensore del ricorrente che si riporta agli

scritti;

Udito l’Avvocato generale dello Stato che si è riportato al contro

ricorso;

udito il Procuratore Generale della Repubblica in persona del

Sostituto Alessandro Pepe, che ha Concluso chiedendo il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. P.L. propone ricorso per cassazione, affidato a nove motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale di Torino, n. 1197/07/00, pubblicata il 01 febbraio 2010, con la quale essa accoglieva l’appello dell’Ufficio contro la decisione di quella provinciale di Torino, che aveva accolto il ricorso sull’assunto che gli studi di settore non valgono ad invertire l’onere della prova se non concretamente correlati alla situazione del contribuente.

La Commissione Tributaria regionale accoglieva l’appello affermando che lo scostamento dagli studi settore costituisce una presunzione grave, precisa e concordante su cui fondare l’accertamento e che il contribuente non aveva allegato elementi di segno contrario.

2. L’Agenzia delle Entrate, difesa dall’Avvocatura dello Stato, con controricorso svolgeva i seguenti motivi.

1) inammissibilità del ricorso per mancanza di autosufficienza;

2) infondatezza nel merito del primo motivo di ricorso in quanto non è stato introdotto in appello alcun ampliamento del thema decidendum del giudizio di primo grado; il secondo, il terzo ed il quarto motivo di ricorso sono infondati essendo stata prodotta copia dell’autorizzazione alla proposizione dell’appello da parte della Direzione Regionale del Piemonte; il quinto motivo di ricorso è infondato non avendo il contribuente dedotto elementi contrari alla pretesa erariale; il sesto motivo di ricorso è infondato essendo contenuti nell’atto impositivo elementi che permettono l’esercizio del diritto di difesa; il settimo ed ottavo motivo di ricorso sono infondati dovendosi distinguere tra delega di firma e delega di funzioni; il nono motivo di ricorso è infondato in quanto la relata di notifica fa fede fino a querela di falso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo addotto a sostegno del ricorso il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per non avere il giudice d’appello ritenuto l’inammissibilità dell’appello in quanto l’impugnazione conteneva uno specchietto contenuto nel ricorso che riproduceva un atto già contestato in primo grado in quanto non è possibile integrare la motivazione dell’atto impugnato in sede di costituzione in giudizio ed a maggior ragione in appello.

Il motivo di ricorso è inammissibile atteso che deduce un error in procedendo che avrebbe dovuto essere censurato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 e non con richiamo alle disposizioni indicate nel ricorso.

Peraltro il motivo è altresì inammissibile dal momento che la novità dell’appello va valutata non rispetto all’atto impositivo impugnato, ma alle domande formulate in primo grado.

2. Col secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 1, della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1 e dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto difettava motivazione sulla preventiva autorizzazione della Direzione Regionale delle Entrate alla proposizione dell’appello e la Commissione Tributaria Regionale non ha motivato sulla relativa eccezione.

Il motivo di ricorso è inammissibile perchè avrebbe dovuto essere dedotto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

In ogni caso è inammissibile perchè non è necessaria la motivazione del provvedimento di autorizzazione all’appello ed è comunque implicita nella decisione dell’ufficio sottoposto di accogliere l’autorizzazione proponendo impugnazione.

3. Col terzo motivo di ricorso il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 3, L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7 comma 1, D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52 comma 2, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1 e dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per assenza della richiesta di autorizzazione a proporre appello e comunque per mancanza di motivazione sulla relativa eccezione.

Il motivo di ricorso è inammissibile per le ragioni esposte al punto precedente circa l’aver comunque l’ufficio autorizzato proposto l’appello.

4. Col quarto motivo di ricorso il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, art. 125 c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in quanto la Commissione tributaria regionale non ha pronunziato sulla mancanza della sottoscrizione in originale dell’autorizzazione ad appellare, essendovi in atti una mera fotocopia.

Il motivo di ricorso è inammissibile perchè avrebbe dovuto essere dedotto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

Peraltro la riproduzione meccanografica della sottoscrizione è consentita dalla legge.

5. Con il quinto motivo di ricorso il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, violazione della circolare ministeriale 20 ottobre 1999, n. 203/E, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto la Commissione tributaria regionale non ha spiegato le ragioni per cui le deduzioni del contribuente non fossero idonee a dimostrare il mancato conseguimento dei ricavi previsti dagli studi di settore.

Il motivo di ricorso è infondato.

Anzitutto non è censurata la motivazione della sentenza di appello laddove ha rigettato il punto 6^I delle controdeduzioni di appello sufficiente a giustificare l’accoglimento dell’appello disattendendo le ragioni del contribuente.

In ogni caso le ragioni del contribuente sono implicitamente disattese nella motivazione di accoglimento dell’impugnazione.

6. Con il sesto motivo di ricorso deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, commi 2 e 3, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56, comma 5, L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, degli artt. 24 e 113 Cost., ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto la Commissione tributaria regionale ha accolto censure inammissibili in secondo grado, non ha motivato sulle ragioni del contribuente.

Il motivo è infondato.

In violazione del principio di autosufficienza del ricorso non sono riportati i passaggi motivazionali dell’avviso di accertamento.

In ogni caso la sentenza di appello nega la concreta violazione dei diritti del contribuente derivanti dalla dedotta omessa motivazione per richiamo a documenti non prodotti, poichè la parte si era comunque concretamente difesa nel merito e tale passaggio di motivazione non è stato censurato.

Sono irrilevanti le proposte fatte in sede di accertamento per adesione se accettate.

Il quesito di diritto è formulato adombrando la illegittimità di un avviso che faccia riferimento ai ricavi minimi ammissibili.

7. Con il settimo motivo di ricorso deduce violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 4, comma 2, del D.Lgs. n. 300 del 1999, artt. 19 e 53, dell’art. 2697 c.c., ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., n. 5, in quanto la Commissione tributaria regionale non ha pronunciato sulla eccepita mancanza di sottoscrizione da parte di un dirigente.

Il motivo è infondato.

Nel motivo, così come in quello successivo, si ammette che al firma è del direttore dell’Ufficio locale, a cui è riconosciuto il potere in questione dal Regolamento n. 4/2000.

Peraltro nella sentenza di primo grado si dice che il direttore dell’Ufficio locale aveva delegato la firma al funzionario sottoscrittore e nulla il ricorrente ha dedotto sul punto.

Peraltro spetta a chi eccepisce provare la mancanza di potere in capo al firmatario.

8. Con l’ottavo motivo di ricorso deduce violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 300 del 1999, art. 66, art. 67, comma 1, lett. a), art. 68 e art. 71, comma 3, della Delib. 13 dicembre 2000, n. 6, del R.D. n. 262 del 1942, art. 4, comma 1, della Delib. 30 novembre 2000, n. 4, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto la Commissione tributaria regionale non ha risposto sulla eccepita mancanza di sottoscrizione da parte del Direttore centrale.

Il motivo è infondato per le ragioni indicate al punto precedente.

9. Con il nono motivo eccepisce violazione e mancata applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 1, art. 60, comma 1, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, comma 1, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62 e dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in quanto la Commissione tributaria regionale non ha accolto l’eccezione di nullità della notifica perchè non effettuata da un messo notificatore; la mancata proposizione della querela di falso non rileva ai presenti fini.

Il motivo è inammissibile non essendo stata censurata la motivazione, assorbente, del raggiungimento dello scopo dell’atto conseguente alla proposizione del ricorso da parte del contribuente.

10. Il ricorso deve pertanto essere rigettato.

11. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in Euro 3.000,00, oltre spese prenotate a debito.

PQM

LA CORTE

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese liquidate in Euro 3.000,00, oltre s.p.d..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il 19 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

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