Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19897 del 09/08/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/08/2017, (ud. 05/07/2017, dep.09/08/2017),  n. 19897

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4289/2016 proposto da:

P.M., PI.AU., PI.LI., quali eredi

di Pi.Ma., elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE

TUPINI 113, presso lo studio dell’avvocato NICOLA CORBO, che li

rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati ANTONIETTA CORETTI,

VINCENZO TRIOLO e VINCENZO STUMPO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 77/2015 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 03/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 05/07/2017 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO.

Fatto

RILEVATO

che il Tribunale di Vallo della Lucania, in accoglimento delle domande proposte dai ricorrenti epigrafati, condannò l’INPS al pagamento delle somme ritenute loro spettanti quali differenze tra l’assegno erogato ai sensi del D.M. 28 aprile 2000, n. 158 e quanto avrebbe dovuto essere correttamente corrisposto allo stesso titolo in favore di Pi.Ma., dante causa degli stessi, ed in favore di P.M. in proprio, quale ex dipendente della Banca di Roma spa;

che, su gravame dell’INPS, la Corte di appello di Salerno, in riforma dell’impugnata pronuncia, rigettava le domande proposte con i ricorsi introduttivi;

che per la cassazione di tale decisione ricorrono P.M. e gli eredi di Pi.Ma., affidando l’impugnazione ad unico motivo, cui ha resistito l’INPS con controricorso;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio, in prossimità della quale i ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

1. che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata;

2. che viene denunciata la violazione del D.M. n. 158 del 2000, artt. 1 e segg. (in particolare art. 9) e del D.Lgs. n. 917 del 1986, art. 19 (già art. 17), comma 4 bis e di ogni altra norma e principio in materia di sostegno al reddito e/o incentivo e connessi trattamenti fiscali;

3. che il ricorso è qualificabile come inammissibile alla luce della recente pronunzia di questa Corte in relazione alla portata applicativa dell’art. 360 bis c.p.c. (Cass. s. u. 7155/2017), alla stregua di quanto già osservato da questa Corte con sentenze n. 4425/12, n. 5364/12, n. 5480/12 e 9144/12, n. 18128/2014, n. 26927/2016, 26926/2016 e 24582/2016, che il Collegio condivide;

3.1. che la questione all’ esame riguarda la determinazione dell’importo dell’assegno straordinario di sostegno al reddito, previsto, fra l’altro, per i dipendenti delle imprese di credito che risolvono anticipatamente il rapporto di lavoro ai sensi del D.M. 28 aprile 2000, n. 158, art. 54, lett. B). L’art. 10, comma 9, di tale decreto dispone che la misura lorda dell’assegno è computata sommando: l’importo netto del trattamento pensionistico spettante nell’assicurazione generale obbligatoria con la maggiorazione dell’anzianità contributiva mancante per il diritto alla pensione di anzianità o di vecchiaia; l’importo delle ritenute di legge sull’assegno straordinario;

3.2. che è stato rilevato: che la determinazione di incentivi nell’ambito di procedure di prepensionamento va fissata in relazione alla singola disciplina, dato che ognuna di tali procedure, distintamente attivata, persegue proprie e contingenti finalità, corrispondenti ai singoli provvedimenti di prepensionamento, dettati volta per volta per fronteggiare situazioni di crisi settoriali od anche per consentire il pensionamento a particolari categorie di lavoratori; che di tale varietà della legislazione in materia di prepensionamenti (pure successivamente alla disciplina organica dettata dalla L. n. 223 del 1991, art. 27) ha dato conto anche la dottrina, che ha puntualmente rilevato come in alcuni casi di prepensionamento miri a tutelare anche l’interesse dell’imprenditore a disporre di uno strumento di riduzione del personale, applicabile senza generare le conflittualità connesse con l’ordinario ricorso al licenziamento; che, in tale pluralità di intenti e di interessi tutelati, è evidente che il riconoscimento di un determinato beneficio – sub specie di emolumento economico incentivante – è legato alla particolare situazione che il provvedimento di prepensionamento intende tutelare;

3.3. che nel caso qui in esame l’erogazione dell’assegno straordinario risponde all’esigenza di incentivare l’esodo anticipato mediante il pensionamento di dipendenti che non abbiano ancora maturato i relativi requisiti, ai quali viene riconosciuto, nel periodo intermedio, un reddito che corrisponde al trattamento pensionistico netto, virtualmente determinato con il computo dell’anzianità contributiva mancante e che, come l’Istituto contoricorrente esattamente rileva, l’esigenza viene realizzata mediante la corresponsione di un assegno straordinario che corrisponde esattamente al trattamento pensionistico così determinato, e che ciò spiega la previsione che a tale importo venga aggiunto quello delle ritenute che per legge sono dovute sull’assegno, secondo un meccanismo che vale ad assicurare ai beneficiari la percezione, anticipata, di un reddito uguale all’importo della pensione;

3.4. che, in base a questa finalità, è coerente calcolare le suddette ritenute secondo il criterio previsto dall’art. 17, comma 4 bis, del Testo Unico delle imposte sui redditi, cioè secondo lo stesso criterio che deve essere applicato all’intero assegno, poichè questa modalità di calcolo consente di neutralizzare l’incidenza delle ritenute e di garantire ai dipendenti “prepensionati” la percezione di un importo netto pari al trattamento pensionistico anticipato;

4. che non colgono pertanto nel segno i rilievi dei ricorrenti nella parte in cui si sostiene che l’applicazione dell’aliquota debba avvenire per l’intero (art. 19, comma 2 T.U.I.R.) e non nella misura dimezzata, essendo i profili evidenziati nella memoria ex 380 bis c.p.c., fondati sul divieto di discriminazione, relativi ad aspetti che esulano dall’ambito del presente giudizio, atteso che la richiamata sentenza CGUE C- 207/04 del 21 luglio 2005 ha sancito l’inapplicabilità delle eccezioni al divieto di discriminazione fondata sul sesso ad agevolazione fiscale, quale è quella di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17, n. 4 bis, che non costituisce prestazione previdenziale, non prendendo in esame, così come l’ulteriore pronuncia del 16 gennaio 2008, C-128 e C-131/2007, pure menzionata, la specifica questione della composizione dell’assegno straordinario di sostegno al reddito per cui è causa, risolta confottnemente all’esposto consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità;

5. che, in applicazione di tale principio ed in adesione alla proposta del relatore, deve pervenirsi alla indicata declaratoria;

6. che le spese del presente giudizio vanno regolate come da dispositivo, in base alla regola della soccombenza;

7. che sussistono le condizioni di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1500,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese forfetarie in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato D.P.R..

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2017

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