Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19894 del 05/10/2016


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Cassazione civile sez. trib., 05/10/2016, (ud. 12/09/2016, dep. 05/10/2016), n.19894

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7766/2010 proposto da:

C.N.R., titolare dell’omonima Ditta individuale,

elettivamente domiciliato in ROMA LUNGOTEVERE DELLE NAVI 30, presso

lo studio dell’avvocato GIUSEPPE NACCARATO, rappresentato e difeso

dall’avvocato SERAFINO TRENTO giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 4/2009 della COMM.TRIB.REG. di CATANZARO,

depositata il 06/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/09/2016 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI;

udito per il ricorrente l’Avvocato TRENTO che si riporta ai motivi di

ricorso e chiede l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con avviso di accertamento n. (OMISSIS), l’Agenzia delle entrate rideterminava maggiori ricavi ai fini IVA ed IRPEF per l’anno di imposta 2000, mediante l’applicazione dei parametri, nei confronti di C.N.R., che provvedeva ad impugnarlo. In primo grado il ricorso era parzialmente accolto, con una riduzione del valore dell’accertamento del 70%. Il contribuente appellava la sentenza della CTP, insistendo per l’annullamento dell’accertamento e l’Ufficio si costituiva sostenendo la legittimità del suo operato.

2. La Commissione Tributaria Regionale della Calabria, con sentenza n. 04/06/09, depositata il 06.02.2009 e non notificata, dopo aver affermato che l’accertamento risultava legittimamente fondato sull’applicazione dei parametri e che la parte privata si era limitata ad affermazioni generiche ed astratte, senza scendere nel concreto della vicenda fiscale, nel formulare il dispositivo concludeva “accoglie l’appello dell’Ufficio e per l’effetto riforma la impugnata decisione”.

3. Il contribuente ricorre per cassazione affidandosi a tre motivi. L’Agenzia non svolge difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1. Con il primo motivo (denominato A) si denuncia la nullità della sentenza per violazione degli artt. 112, 324, 333 e 334 c.p.c., (richiamati dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49) e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 54 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

Dopo avere rimarcato che l’Ufficio non aveva proposto appello incidentale, il contribuente fa osservare che la Commissione non avrebbe potuto riformare in peius la decisione di primo grado, senza incorrere nella violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, come di fatto era avvenuto alla luce del dispositivo con il quale la stessa aveva accolto il preteso appello dell’Ufficio e riformato la sentenza di primo grado, così travolgendo anche la prima statuizione che aveva ridotto del 70% il reddito accertato.

1.2. Il motivo è fondato e va accolto.

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare “I poteri del giudice di appello vanno determinati con esclusivo riferimento all’iniziativa delle parti, con la conseguenza che, in assenza di impugnazione incidentale della parte parzialmente vittoriosa, la decisione del giudice d’appello non può essere più sfavorevole all’appellante e più favorevole all’appellato di quanto non sia stata la sentenza impugnata, e non può, quindi, dare luogo alla reformatio in peius in danno dell’appellante decidendo così, non solo ultra petitum, ma anche in senso più sfavorevole all’appellante e più favorevole all’appellato di quanto non avesse deciso il giudice di prima istanza” (Cass. nn. 25244/2013, 14063/2006); tale principio trova applicazione anche nel caso in esame, rispetto alla Agenzia, parte parzialmente vittoriosa in primo grado.

1.3. I motivi secondo (1) e terzo (2), con i quali è stata denunciata rispettivamente la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, in merito alla motivazione dell’avviso di accertamento, e la violazione e falsa applicazione della L. n. 549 del 1995, art. 3, commi da 181 a 189, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, anche in relazione agli artt. 2697 e 2729 c.c., in merito alla denuncia di erronea applicazione dei parametri, sono assorbiti.

1.4. Conclusivamente, accolto il primo motivo ed assorbiti i motivi secondo e terzo, la sentenza qui impugnata va dunque cassata, con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Calabria in altra composizione, per il riesame e la statuizione anche sulle spese del presente procedimento di legittimità.

PQM

La Corte di Cassazione:

– accoglie il ricorso sul primo motivo, assorbiti gli altri;

– cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Calabria in altra composizione per il riesame e la statuizione sulle spese anche del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 12 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

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