Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19893 del 05/10/2016

Cassazione civile sez. trib., 05/10/2016, (ud. 21/07/2016, dep. 05/10/2016), n.19893

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 2446/2011 R.G. proposto da:

POLITICA VENATORIA 2000 S.R.L., in persona del suo legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Edoardo D’Onofrio, 43, presso lo studio dell’Avv. Umberto Cassano,

che la rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona dei rispettivi legali

rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e nei confronti di:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE e GERIT S.p.A., Gruppo

Equitalia, Agente della Riscossione per la Provincia di (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 110/3/2010, depositata il 15/07/2010;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21

luglio 2016 dal Relatore Cons. Emilio Iannello;

udito per la controricorrente l’Avvocato dello Stato Barbara Tidore;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

BASILE Tommaso, il quale ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza depositata in data 28/5/2008 la C.T.P. di Roma rigettava il ricorso proposto dalla Politica Venatoria 2000 S.r.l. avverso cartella di pagamento emessa ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 26 bis a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione modello Unico (OMISSIS), presentata per l’anno d’imposta (OMISSIS), con la quale si richiedeva il pagamento di Euro 2.010,60 per imposte risultanti dalla dichiarazione e non versate (Irpef ritenute alla fonte), sanzioni ed interessiò riteneva, infatti, destituita di fondamento la sollevata eccezione di nullità della cartella per omissione della comunicazione delle irregolarità riscontrate.

2. La decisione era confermata, con la sentenza in epigrafe, dalla C.T.R. del Lazio, che rigettava l’appello proposto dalla contribuente escludendo che la comunicazione al contribuente dell’esito della liquidazione della dichiarazione fosse adempimento indispensabile per la legittimità dell’iscrizione a ruolo e della conseguente cartella di pagamento.

3. Avverso tale sentenza la società propone ricorso per cassazione, con unico mezzo, cui resiste l’Agenzia delle entrate, depositando controricorso.

Il Ministero dell’economia e Equitalia Gerit S.p.a., non hanno svolto difese nella presente sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4 Occorre preliminarmente rilevare che non vi è prova agli atti dell’avvenuto perfezionamento della notifica a mezzo posta del ricorso introduttivo nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze e della Gerit S.p.a..

Ciò deve condurre alla declaratoria di inammissibilità del ricorso in quanto proposto nei confronti dei predetti, senza che possano prospettarsi esigenze di integrazione del contraddittorio nella presente sede.

Va invero al riguardo in primo luogo osservato che il rispetto del principio della ragionevole durata del processo impone, in presenza di un’evidente ragione d’infondatezza del ricorso (vedasi In fra), di definire con immediatezza il procedimento, senza che rilevi ogni questione sulla integrazione del contraddittorio nei confronti di eventuali litisconsorti necessari, trattandosi di un’attività processuale del tutto ininfluente sull’esito del giudizio (v. Cass. Civ., Sez. 3, n. 12995 del 24/05/2013, Rv. 626808; Sez. 3, n. 15106 del 17/06/2013, Rv. 626969).

Ma mette conto altresì considerare che le ragioni di opposizione fatte valere dalla contribuente non costituiscono vizi propri della cartella. La legittimazione passiva spetta, dunque, all’ente titolare del credito tributario e non già al concessionario, senza che sia configurabile un litisconsorzio necessario con riflessi di natura processuale (Cass. Sez. 5, n. 10477 del 14/05/2014, Rv. 630892; Sez. 5, n. 22939 del 30/10/2007, Rv. 601121; conf. Sez. U, n. 16412 del 25/07/2007, Rv. 598269). Infatti, nella sua qualità di soggetto legittimato per legge a ricevere il pagamento del contribuente al posto dell’ente creditore, il concessionario della riscossione è di per sè stesso vincolato alla decisione del giudice tributario nei confronti dello stesso ente (v. da ult. Sez. 5. n. 2622 del 10/02/2016; Sez. 6 – 5, Ord. n. 97 del 08/01/2015, Rv. 634119).

5. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente denuncia “violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”; sostiene che dalla norma richiamata, e dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 6, comma 5, emerge il carattere essenziale e imprescindibile della comunicazione di irregolarità con le risultanze del controllo automatizzato della dichiarazione e che dalla sua omissione consegue la nullità di tutto il procedimento di liquidazione e di riscossione.

La censura è infondata.

E’ consolidato infatti nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui la notifica della cartella di pagamento a seguito di controllo automatizzato è legittima anche se non è stata preventivamente emessa la comunicazione preventiva prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis, comma 3 ogni qual volta la pretesa derivi dal mancato versamento di somme esposte in dichiarazione dallo stesso contribuente ovvero da una divergenza tra le somme dichiarate e quelle effettivamente versate. Infatti, la comunicazione preventiva all’iscrizione a ruolo è necessaria solo quando vengano rilevati degli errori nella dichiarazione, mentre in caso di riscontrata regolarità dichiarativa non vi è alcun obbligo di preventiva informazione se il contribuente ha poi omesso di versare gli importi dichiarati, o, con riferimento alla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, se non “sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione” (v. da ultimo Cass., Sez. 6 – 5, Ord. n. 3154 del 17/02/2015, Rv. 634631; Sez. 6 – 5, Ord. n. 42 del 03/01/2014, Rv. 629010; Sez. 5, n. 17396 del 23/07/2010, Rv. 615009).

Nel primo caso peraltro – comunicazione dell’esito della liquidazione (c.d. comunicazione di irregolarità) prevista dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, comma 3 “quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione ovvero dai controlli eseguiti dall’ufficio, ai sensi del comma 2-bis, emerge un’imposta o una maggiore imposta” – il relativo obbligo imposto all’amministrazione non è sanzionato da alcuna nullità; si tratta infatti, come è stato osservato, di una forma blanda di partecipazione del contribuente nel procedimento, inidonea a generare un vincolo procedimentale in termini di obbligatoria attivazione del contraddittorio endoprocedimentale. Tanto si giustifica in considerazione dal maggiore grado di attendibilità delle irregolarità riscontrabili, cui non può che corrispondere una conseguente irrilevanza della violazione di tale disciplina partecipativa ai fini della validità del consequenziale provvedimento di iscrizione a ruolo. Nei procedimenti ordinari di liquidazione dei tributi dovuti in base alle dichiarazioni, in considerazione dell’elevato grado di attendibilità delle irregolarità riscontrabili, lo svolgimento di un effettivo contraddittorio fra ufficio e contribuente, ad avviso del legislatore, non rappresenta una fase indispensabile del procedimento, essendo sempre possibile per il contribuente far valere eventuali doglianze in punto di illegittimità della pretesa impositiva in sede di impugnazione del consequenziale provvedimento di iscrizione a ruolo.

Con riferimento poi al contraddittorio endoprocedimentale imposto dall’art. 6, comma 5, st. contr. – obbligo bensì sanzionato, a differenza del primo, con la nullità in caso di inadempimento – è utile ribadire che, secondo orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità esso non è imposto “in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis, ma soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi soggetti alla disposizione appena indicata, la quale implica un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini di tipo interpretativo; del resto, se il legislatore avesse voluto imporre il contraddittorio preventivo in tutti i casi di iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione dei tributi risultanti dalla dichiarazione, non avrebbe posto la condizione di cui al citato inciso” (Cass., Sez. 5, n. 8342 del 25/05/2012, Rv. 622681; v. anche Sez. 6 – 5, Ord. n. 15584 del 08/07/2014, Rv. 631667; Sez. 5, n. 12023 del 10/06/2015, Rv. 635672).

Orbene, nella sentenza impugnata, ed anche nel ricorso della società, manca un’argomentata evidenziazione che nel caso di specie “sussistessero incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”, tali da imporre la comunicazione del detto invito bonario.

6. Il ricorso, in quanto proposto nei confronti dell’Agenzia delle entrate, va quindi rigettato.

Alla soccombenza segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso in quanto proposto nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze e della Gerit S.p.a.; rigetta nel resto il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento delle spese processuali, in favore della Agenzia dell’entrate, liquidate in Euro 1.000, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 21 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2016

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