Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19873 del 22/09/2020

Cassazione civile sez. I, 22/09/2020, (ud. 03/07/2020, dep. 22/09/2020), n.19873

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2378/2019 proposto da:

M.R.M., domiciliato in Roma, piazza Cavour, presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione e rappresentato e difeso

dall’avv. Loredana Liso in forza di procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

Procuratore Generale Corte Cassazione;

Procuratore Repubblica Tribunale Bari;

– intimati –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BARI, depositato il 17/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/07/2020 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008 ex art. 35 bis M.R.M., cittadino del (OMISSIS), ha adito il Tribunale di Bari-Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE, impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento impugnato, il ricorrente aveva riferito di essere nato in (OMISSIS), di provenire dal villaggio di (OMISSIS), di praticare la religione (OMISSIS), di essere coniugato con una figlia e di mestiere tassista; il ricorrente aveva sostenuto di essere espatriato a causa della difficile situazione economica in cui versava, con il padre, imam presso una moschea, che guadagnava poco, e la madre in pessime condizioni di salute.

Con decreto del 17/12/2018 il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. Avverso il predetto decreto ha proposto ricorso M.R.M., con atto notificato il 16/1/2019, svolgendo due motivi.

L’intimata Amministrazione dell’Interno non si è costituita in giudizio.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5, il ricorrente denuncia omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, perchè, in conclusione della sua audizione, dopo la rilettura, il richiedente asilo aveva dichiarato di essere scappato dal suo Paese perchè gli adepti del partito (OMISSIS) avevano picchiato suo padre, poi deceduto a causa delle ferite riportate; la vicenda narrata, quindi, non aveva rilevanza meramente economica, come era stata considerata dal Tribunale, ma concerneva una minaccia di danno grave proveniente da soggetti non statuali, non debitamente contrastata dalle autorità statuali, e quindi una situazione meritevole di tutela con la protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

Nel caso di specie le ulteriori dichiarazioni del richiedente rese con la precisazione resa dopo la rilettura del verbale imponevano la sua riaudizione in sede giudiziaria, invece negata dal Tribunale.

1.1. Il ricorrente deduce l'”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”: con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 5 risultante dalle modifiche apportate dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 convertito, con modificazioni, in L. 7 agosto 2012, n. 134.

Il nuovo testo dell’art. 360, n. 5 in tema di ricorso per vizio motivazionale deve essere interpretato, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, nel senso della riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione; secondo la nuova formula, è denunciabile in Cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Sez. un., 07/04/2014, n. 8053; Sez. un., 22/09/2014, n. 19881; Sez. un., 22/06/2017, n. 15486).

Inoltre, secondo le Sezioni Unite, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

1.3. Come riferito nel contesto del motivo anche in relazione al prodotto verbale di dichiarazioni rese alla Commissione Territoriale il 24/10/2017, contenuto nel fascicolo di parte di primo grado, il richiedente, dopo una iniziale spiegazione in chiave meramente economica del proprio viaggio migratorio, aveva integrato le sue dichiarazioni, solo dopo la rilettura del verbale di audizione, aggiungendo di essere fuggito dal proprio Paese per sottrarsi agli esponenti del gruppo (OMISSIS) che avevano picchiato suo padre.

Il ricorrente lamenta che tale circostanza sia stata totalmente ignorata dal Tribunale che si è riferito alla sola prima parte del racconto e delle dichiarazioni del richiedente, pretermettendo l’esame della diversa, sia pur postuma, motivazione, non foss’altro che per ritenerla implausibile o contraddittoria.

1.4. Il ricorrente tuttavia non corrobora, come sarebbe stato necessario, la propria doglianza di “omesso esame di fatto decisivo che è stato oggetto di discussione fra le parti” con la indispensabile indicazione dell’atto processuale e delle sue specifiche deduzioni con cui la circostanza, asseritamente trascurata dal Tribunale, sarebbe stata sottoposta al contraddittorio.

Al contrario, fa difetto nel ricorso una, sia pur generica, affermazione che le dichiarazioni aggiunte in sede di rilettura del verbale dinanzi alla Commissione fossero state dedotte e poste a base del ricorso introduttivo, visto che il ricorrente, a più riprese, si limita a lamentare la preterizione di quanto da lui dichiarato alla Commissione territoriale, quasi che ciò fosse sufficiente a soddisfare l’onere di allegazione che gli incombeva nel giudizio civile di cognizione in tema di protezione internazionale.

Giova rammentare che secondo giurisprudenza consolidata di questa Corte in tema di protezione internazionale, che l’attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguarda il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata, ma solo la prova, con la conseguenza che l’osservanza degli oneri di allegazione si ripercuote sulla verifica della fondatezza della domanda (Sez. 1, n. 3016 del 31/01/2019, Rv. 652422 – 01; Sez. 1, n. 30105 del 21/11/2018, Rv. 653226 – 04; Sez. 1, n. 13897 del 22/05/2019, Rv. 654174 – 01; Sez. 6 – 1, n. 17069 del 28/06/2018, Rv. 649647 – 01; nonchè da ultimo Sez. 1, n. 10286 del 29/05/2020, Rv. 657711 – 01; Sez. 1, n. 6923 del 11/03/2020, Rv. 657499 – 01, quest’ultima in tema di mutamento dei fatti costitutivi allegati).

1.5. Per altro verso, in tema di mancata audizione in sede giudiziaria del richiedente asilo, secondo la giurisprudenza di questa Corte, ove il richiedente impugni la decisione della Commissione territoriale in tema di protezione internazionale, e la videoregistrazione del colloquio non sia disponibile, il giudice deve necessariamente fissare l’udienza per la comparizione delle parti, configurandosi, in difetto, la nullità del decreto che decide il ricorso per violazione del principio del contraddittorio, a nulla rilevando che l’audizione, nella specie, sia stata effettuata davanti alla Commissione territoriale in data anteriore alla consumazione del termine di centoottanta giorni dall’entrata in vigore del D.L. n. 13 del 2017, convertito nella L. n. 46 del 2017, essendo l’udienza di comparizione delle parti, anche in tale ipotesi, conseguenza obbligata della mancanza della videoregistrazione (Sez. 1, n. 32029 del 11/12/2018, Rv. 651982 – 01; Sez. 6 – 1, n. 17076 del 26/06/2019, Rv. 654445-01; Sez. 6 – 1, n. 14148 del 23/05/2019, Rv. 654198-01; Sez. 1, n. 10786 del 17/04/2019, Rv. 653473 – 01; Sez. 1, n. 5973 del 28/02/2019, Rv. 652815 – 01).

Viceversa, nel giudizio d’impugnazione innanzi all’autorità giudiziaria della decisione della Commissione territoriale, ove manchi la videoregistrazione del colloquio, all’obbligo del giudice di fissare l’udienza non consegue automaticamente anche quello di procedere all’audizione del richiedente, purchè sia garantita a costui la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni, o davanti alla Commissione territoriale o, se necessario, innanzi al Tribunale. Ne deriva che il Giudice può respingere una domanda di protezione internazionale solo se risulti manifestamente infondata sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa, senza che sia necessario rinnovare l’audizione dello straniero (Sez. 1, n. 3029 del 31/01/2019, Rv. 652410-01; Sez. 6 – 1, n. 2817 del 31/01/2019, Rv. 652463-01; Sez. 6 – 1, n. 32073 del 12/12/2018, Rv. 652088 – 01).

1.6. Tanto premesso, occorre calibrare la motivazione addotta dal Tribunale alla specifica situazione in cui l’audizione del richiedente asilo in sede giudiziale non è stata ritenuta necessaria.

Certamente tale scelta è possibile e non merita censura se la difesa non ha introdotto ulteriori temi di indagine e non ha allegato fatti nuovi, non rendendo necessario sentire nuovamente la ricorrente.

Questa scelta non è invece consentita al Tribunale, se prescinde dall’elemento fondamentale ossia dal contenuto del ricorso introduttivo, che articola la domanda giudiziale del richiedente asilo e nel quale, come in qualsiasi altro giudizio di ordinaria cognizione, egli è libero di introdurre, con l’assistenza e il ministero di un legale, tutti gli ulteriori elementi, principali e secondari, che cristallizzano il thema decidendum, opportunamente completando, correggendo e integrando le dichiarazioni rese in sede amministrativa.

1.7. Nella specie il ricorrente neppur deduce di aver dedotto la circostanza aggiunta prima della firma del verbale, a correzione della spiegazione meramente economica della causale del viaggio migratorio, con il proprio ricorso introduttivo, in tal modo giustificando la propria richiesta di riaudizione in sede giurisdizionale.

1.8. Il motivo appare quindi inammissibile per difetto di autosufficienza e carenza di un requisito essenziale del mezzo di ricorso.

2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 28/7/1951, all’art. 10 Cost., al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 7 e 1417 (rectius 14) del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8 e art. 32, comma 3 al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6.

2.1. Il Tribunale non aveva valutato le ulteriori dichiarazioni rese dopo la rilettura del verbale, circa l’aggressione subita dal padre e le documentate ferite subite dallo stesso richiedente in Libia, che integravano il rischio di danno grave.

2.2. Al proposito è sufficiente richiamare quanto sopra esposto circa la mancata dimostrazione dell’allegazione della circostanza de qua con il ricorso introduttivo per viziare irrimediabilmente di inammissibilità la censura.

2.3. Inoltre – secondo il ricorrente – non era stato valutato il rischio da lui corso in un Paese pur ritenuto scenario di conflitto politico, al cui proposito il Tribunale non aveva indagato circa la configurabilità di una sua esposizione al pericolo fisico. In realtà dal sito “(OMISSIS)” risultavano ulteriori fonti di pericolo, oltre ai conflitti con i membri del partito (OMISSIS), ossia gravi malattie epidemiche, delinquenza comune e attentati terroristici.

2.4. La censura è palesemente generica e richiede a questa Corte una indebita ingerenza nella attività di accertamento del fatto e di valutazione delle prove che competono al Giudice del merito, che non si è sottratto ai propri compiti, ritenendo che nel Paese di origine del ricorrente non esistesse un rischio di danno grave alla persona se non per gli oppositori del partito dominante (OMISSIS) (circostanza non dedotta dal ricorrente) e tantomeno un rischio di esposizione ad atti di violenza indiscriminata scaturenti da conflitto armato interno.

Il ricorrente contrappone a quella citata dal Tribunale un’altra fonte, senza dar conto delle sue modalità di introduzione nella dialettica processuale nel corso del giudizio di merito e che comunque – secondo lo stesso ricorrente – riferisce, a tutela informativa dei viaggiatori stranieri, rischi di esposizione a criminalità comune come furti e borseggi.

2.5. Secondo il ricorrente, infine, era mancata una indagine autonoma in ordine alla protezione umanitaria, rigettata solo per il rigetto delle domande di protezioni maggiori.

2.6. Anche quest’ultima censura appare inammissibile perchè non pertinente alle ragioni del rigetto esposte dal Tribunale barese, che ha dato rilievo alla mancata deduzione di una effettiva lesione dei diritti fondamentali della persona e di una specifica situazione di vulnerabilità soggettiva.

3. Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile. Nulla in punto spese in difetto di costituzione della parte intimata.

PQM

LA CORTE

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 3 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2020

 

 

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