Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19863 del 22/09/2020

Cassazione civile sez. I, 22/09/2020, (ud. 26/06/2020, dep. 22/09/2020), n.19863

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34124/2018 proposto da:

D.B., elettivamente domiciliato in Roma Viale Angelico N.

38 presso lo studio dell’avvocato Lanzilao Marco, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, (OMISSIS), domiciliato in Roma Via Dei

Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositato il 18/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/06/2020 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso proposto da D.B. cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il richiedente asilo ha narrato di essere di fede (OMISSIS) e di essere stato fidanzato con una ragazza di religione (OMISSIS) ma la loro relazione era osteggiata dalla famiglia della giovane. Quando la ragazza era rimasta incinta, la famiglia l’aveva costretta ad assumere delle medicine per abortire e lui era stato aggredito con un bastone da persone mandate dal padre della giovane. Aveva denunciato le percosse alla polizia ma la denuncia non aveva avuto seguito perchè il padre della ragazza era un potente militare che lavorava per il governo. La ragazza era stata ricoverata in ospedale a seguito del procurato aborto e il padre della stessa lo aveva minacciato di morte, ritenendolo responsabile della malattia della figlia. Quando era andato a trovare la ragazza in ospedale questa gli aveva consigliato di fuggire perchè suo padre intendeva ucciderlo e così lui la notte stessa aveva lasciato il (OMISSIS).

A sostegno della decisione di rigetto, il tribunale ha rilevato come non risultasse alcuna correlazione tra l’espatrio e possibili persecuzioni personali legate a motivazioni direttamente riconducibili a situazioni contemplate dalla Convenzione di Ginevra, per cui doveva essere respinta la domanda diretta al riconoscimento dello status di rifugiato. Neppure la protezione sussidiaria poteva essere riconosciuta, ad avviso del tribunale, non potendosi ritenere che oggi il ricorrente, in caso di rimpatrio, possa essere esposto al pericolo concreto di subire un danno grave derivante dalla condotta minacciosa di un suo connazionale (il padre della fidanzata), nè la situazione politica generale del (OMISSIS) rispecchiava più quella esistente al momento dell’espatrio, come risulta dalle fonti internazionali consultate (Amnesty international 2017/2018). Ad avviso del tribunale, la mancata allegazione e/o dimostrazione di specifiche situazioni di vulnerabilità e il giudizio comparativo tra la situazione acquisita sul territorio nazionale e quella del paese d’origine non giustificavano il riconoscimento della protezione umanitaria.

Contro il decreto del medesimo Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione del Tribunale: (i) sotto un primo profilo, per errato esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti: la condizione di pericolosità e la situazione di violenza generalizzata esistente in (OMISSIS); (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè erroneamente, il Tribunale non aveva riconosciuto i presupposti, per la concessione della protezione sussidiaria, cui il ricorrente aveva diritto, in ragione delle attuali condizioni socio-politiche del paese d’origine. Omesso esame delle fonti informative. Omessa applicazione dell’art. 10 Cost.; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, essendo vietata l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel paese d’origine o che ivi possa correre gravi rischi per le sue condizioni oggettive di vulnerabilità.

Il primo motivo è inammissibile, perchè propone censure di merito in termini di mero dissenso, attraverso la contrapposizione del contenuto delle fonti informative esposte dal ricorrente in ricorso a quelle sulla cui base il tribunale ha ritenuto di rigettare la richiesta di protezione internazionale.

Il secondo motivo è inammissibile, perchè astratto e/o generico, in quanto non si confronta con nessuna ratio decidendi del decreto impugnato, ma riporta solo enunciati normativi ovvero orientamenti giurisprudenziali.

Il terzo motivo, in riferimento alla protezione umanitaria, è inammissibile, in quanto, la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine, per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455/18), è stata effettuata dal Tribunale che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

Il ricorso va, quindi, dichiarato inammissibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna il ricorrente a pagare all’amministrazione statale le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 2.100,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 26 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2020

 

 

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