Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1986 del 29/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 29/01/2020, (ud. 27/09/2019, dep. 29/01/2020), n.1986

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNO Giacinto – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1821-2019 proposto da:

K.A., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ENNIO CERIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO 80185690585, in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. R.G. 2784/2017 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,

depositato il 29/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ALBERTO

PAZZI.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con decreto in data 29 novembre 2018 il Tribunale di Campobasso respingeva il ricorso proposto da K.A. avverso il provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla locale Commissione territoriale al fine di domandare il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 2 e 14, e del diritto alla protezione umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6;

in particolare il Tribunale, dopo aver riscontrato che il racconto del migrante era risultato assolutamente generico e indeterminato, dapprima rilevava che nella regione della Liberia di provenienza del ricorrente (Gbarnga) non erano ravvisabili situazioni paragonabili a quelle in cui è presente una violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno, quindi riteneva che non potessero ravvisarsi i presupposti per la concessione della protezione umanitaria, in quanto il richiedente asilo non era affetto da stati patologici di rilievo nè presentava specifici caratteri di vulnerabilità di gravità tale da far concludere che un eventuale rimpatrio lo avrebbe esposto a situazioni umanitarie di particolare complessità;

2. ricorre per cassazione avverso questa pronuncia K.A., al fine di far valere un unico motivo di impugnazione;

resiste con controricorso il Ministero dell’Interno.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3.1 il motivo di ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8: il Tribunale avrebbe valutato in maniera apodittica la situazione esistente in Liberia, anche nella regione del Gbarnga, senza dare accesso alle fonti qualificate indicate in ricorso; nè l’asserita inverosimiglianza e contraddittorietà del racconto potevano costituire valido motivo per negare la protezione sussidiaria, in quanto in presenza di una situazione del paese di origine fuori dal controllo delle autorità statuali sotto il profilo del contenimento della violenza non era necessario che il migrante rappresentasse una esposizione a rischio diretta e personale, essendo la stessa desumibile dalla situazione generalizzata; sarebbe dunque mancata una valutazione, mediante fonti autorevoli, della situazione esistente nel paese di origine del richiedente asilo;

simili argomenti risultavano utili anche ai fini della concessione della protezione umanitaria, che doveva essere riconosciuta anche in caso di temporanea di rimpatrio a causa dell’insicurezza del paese o della zona di origine;

3.2 il motivo è manifestamente infondato;

questa Corte (Cass. 3016/2019) ha già chiarito che l’attenuazione del principio dispositivo in cui la “cooperazione istruttoria” consiste si colloca non dal versante dell’allegazione, ma esclusivamente da quello della prova; sicchè solo quando colui che richieda il riconoscimento della protezione internazionale abbia adempiuto l’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni tali da giustificare l’accoglimento della domanda nella fattispecie oggettivamente dedotta, ossia ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2017, art. 14, lett. c) (Cass. 17069/2018);

il dovere del giudice di cooperazione istruttoria, tramite l’acquisizione officiosa degli elementi istruttori necessari, era perciò circoscritto alla verifica della situazione obbiettiva del paese di origine;

la denuncia di inosservanza di un simile obbligo non è condivisibile: il Tribunale infatti, traendo argomento dalla fonte di informazione indicata (sicurezzainternazionale.luissit), ha evidenziato come il ricorrente provenisse da una zona della Liberia dove non si erano verificate situazioni paragonabili a quelle esistenti in zone ove è presente una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno;

la contestazione concernente l’autorevolezza e l’affidabilità della fonte consultata doveva poi essere sollevata non in maniera generica, assumendone immotivatamente il carattere non qualificato, ma in termini specifici e completi, indicando le ragioni per cui la stessa non risultasse attendibile e degna di fede;

in definitiva il Tribunale, mentre con riguardo al profilo della situazione personale del ricorrente ha debitamente effettuato la verifica di credibilità richiesta dalla legge, rispetto al profilo della situazione obiettiva del paese di provenienza ha altrettanto debitamente acquisito i necessari elementi informativi, traendo da essi l’accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il riconoscimento della protezione sussidiaria;

in questo modo il Tribunale ha registrato una condizione di sicurezza che non poneva alcun ostacolo al rimpatrio del richiedente asilo, esprimendo così implicitamente una valutazione utile anche al fine di escludere la sussistenza di ragioni per riconoscere sotto questo profilo la protezione umanitaria;

5. in forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto respinto;

PQM

le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in 2.100, oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 27 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2020

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