Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19846 del 20/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 20/09/2010, (ud. 22/06/2010, dep. 20/09/2010), n.19846

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3048/2007 proposto da:

COOPERATIVA “LA VOLANTE” A.R.L., in persona del legale rappresentante

pro empore, già elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CANTORE 17,

presso lo studio dell’avvocato D’AMBROSIO ROMANA, rappresentata e

difesa dall’avvocato VITALE Vincenzo, giusta delega in calce al

ricorso e da ultimo domiciliata d’ufficio presso LA CANCELLERIA DELLA

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro empore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati CORETTI

Antonietta, CORRERA ABRIZIO, MARITATO LELIO, giusta delega in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1259/2006 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 30/06/2006 R.G.N. 1522/05;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

22/06/2010 dal Consigliere Dott. PAOLO STILE;

udito il P.M., persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 28/4/94, F.T., in proprio e nella sua qualità di presidente pro-tempore della cooperativa a.r.l. La Volante, adiva il Giudice del lavoro di Brindisi in opposizione all’ordinanza ingiunzione di pagamento di L. 605.100 a titolo di sanzione amministrativa emessa dall’Inps e notificatagli in data 31/3/94, esponendo che la violazione contestata derivava dall’accertamento della intervenuta denuncia, da parte sua, di un salario medio convenzionale, per tutti i soci, di 16 giorni mensili e ciò sia per le contribuzioni minori che ai fini dell’IVS. Sulla scorta del D.P.R. n. 602 del 1970, assumeva il ricorrente che si doveva ritenere che per tutte le forme di previdenza ed assistenza dovevano considerarsi gli imponibili giornalieri ed un numero di giorni minimo mensili da determinarsi con D.M. Lavoro entro il 31/10/70 e che tale sistema di pagamento poteva essere derogato solo nella parte riguardante i contributi per le gestioni pensionistiche IVS previa emanazione di decreto ministeriale con cui, per ogni singola provincia o zona, si stabilisse la classe iniziale di contribuzione e la corrispondente retribuzione imponibile.

Aggiungeva che l’art. 6 del citato D.P.R., prevedeva una eccezione all’art. 4, in ossequio del quale era stato emanato il D.M. 31 ottobre 1970 con il quale si erano stabiliti gli imponibili giornalieri ed i periodi di occupazione mensile in vigore dall’1/1/71, e che pertanto su tale imponibile giornaliero e sul numero di almeno 25 giornate dovevano essere versati i contributi per tutte le gestioni previdenziali ed assistenziali. Così i successivi dd.mm., nonchè il D.M. 27 maggio 1982, con il quale si stabiliva che, ai fini del versamento dei contributi dovuti in materia di previdenza e di assistenza sociale, i periodi di occupazione mensile per i soci di società ed enti cooperativi a cui si applicavano le disposizioni di cui al D.P.R. n. 602 del 1970, erano stabiliti in misura di 16 giorni mensili per i territori del Mezzogiorno. Così i successivi D.M. 30 luglio 1983, D.M. 4 aprile 1989.

Soggiungeva che non essendo stato emanato alcun decreto ministeriale ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1970, art. 6, la cooperativa era tenuta ad osservare nel versamento dei contributi, i decreti ministeriali sopra citati. Tale comportamento veniva altresì confortato dal verbale di accertamento dell’Inps del 9 e 10 settembre 1987.

Si costituiva l’Inps contestando le richieste avversarie.

Con ricorso del 23/12/98, F.T., nella qualità di rappresentante legale della cooperativa La Volante, proponeva opposizione avverso il precetto notificatogli il 14/9/98, in relazione alle somme di cui all’ordinanza ingiunzione già impugnata e ne chiedeva l’annullamento.

Con ricorso del 1019/96 La Volante proponeva opposizione al decreto ingiuntivo 670/96, notificatole il 30/8/96, chiedendone l’annullamento e, in subordine, l’accertamento del diritto della cooperativa al rimborso della differenza degli assegni familiari e dell’indennità di malattia e di maternità sulla scorta delle 26 giornate mensili ed accertarsi altresì la non applicazione delle sanzioni in quanto il mancato parziale versamento sarebbe stato causato dalla conferma della validità dell’operato da parte dell’Inps, come da verbale di accertamento del 9 e 10 settembre 1987.

Si costituiva l’Inps chiedendo il rigetto delle domande avversarie ed evidenziando come la facoltà di denunziare 16 giornate al mese ricorresse solo per la contribuzione minore e come il D.P.R. n. 602 del 1970, avesse solo introdotto condizioni di favore per le cooperative senza per ciò solo eliminare l’obbligo contributivo prevedendo semmai l’art. 6 che, ai fini della determinazione dell’imponibile IVS, si versassero i contributi calcolati sulle retribuzioni effettive oppure su quelle scaturite dall’applicazione, per ogni socio, sulla base della relativa anzianità contributiva, delle c.d. classi di contribuzione.

Sottolineava che per l’emanazione del provvedimento impugnato fosse stata considerata la classe iniziale di contribuzione riaggiornata a seguito del dm del ’71.

Precisava che l’accertamento, sulla cui scorta la opponente reclamava la operatività di una esimente, fosse stato effettuato ad altro fine.

Il Tribunale di Brindisi, quale Giudice del Lavoro, con sentenza dell’ 1.3.2005, annullava l’ordinanza ingiunzione con il correlato precetto ed il decreto ingiuntivo opposti, compensando le spese.

Il giudice del primo grado delimitava l’oggetto della controversia alla determinazione delle modalità di calcolo della obbligazione contributiva per IVS ed ai fini della contribuzione minore. Quindi, decideva sulla base della ritenuta uniformità di trattamento introdotto dal Legislatore con il D.P.R. n. 602 del 1970, art. 4, funzionale alla quantificazione dei contributi per le varie forme di previdenza e di assistenza sociale sulla scorta di imponibili giornalieri e per periodi di occupazione mensile da determinarsi con successivi e periodici dd.mm., salvo poi prevedere lo steso decreto, la possibilità, in relazione alla contribuzione IVS, di ricorrere al sistema – “concorrente e non assorbente” – basato su classi di contribuzioni.

Avverso tale sentenza proponeva appello l’Inps con ricorso depositato il 27/5/2005 sostenendo che la decisione del Tribunale era fondata su errata interpretazione del combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1970, artt. 4 e 6, chiedendo, in riforma della impugnata sentenza, la conferma della ordinanza ingiunzione annullata.

Si costituiva F.T., chiedendo l’integrale rigetto dell’appello.

La Corte accoglieva l’appello e, per l’effetto, rigettava i ricorsi in opposizione proposti dal F..

Riteneva la Corte di Lecce che, ai fini dell’applicazione dei contributi base ed integrativi per l’assicurazione IVS, per i lavoratori soci di società cooperative la classe di contribuzione andasse determinata per provincia o per zona con decreto del Ministro del Lavoro e che a questo fine era stato emanato il D.M. 12 febbraio 1973, che aveva determinato la classe di contribuzione e la corrispondente retribuzione imponibile, rapportandola al salario medio convenzionale moltiplicato per 26 giornate.

Per la cassazione di tale pronuncia ricorre la coop. “La Volante”, in persona del legale rappresentante pro tempore, con un unico motivo.

L’INPS si è limitato a depositare procura.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo parte ricorrente sostiene che la Corte di appello di Lecce violando e falsamente applicando il D.P.R. n. 602 del 1970, artt. 4 e 6, D.M. 27 maggio 1982 e succ., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, sarebbe pervenuta ad una erronea conclusione circa il numero di giornate su cui dovevano essere versati i contributi per tutte le gestioni previdenziali ed assistenziale, essendo, per i territori del Mezzogiorno, i periodi di occupazione stabiliti nella misura di 16 giorni e non di 25 come, invece, ritenuto nella impugnata decisione.

Il motivo è fondato.

Occorre premettere, per una più agevole comprensione dei termini della controversia, che il D.P.R. 30 aprile 1970, n. 602 – dettato in tema di riassetto previdenziale ed assistenziale di particolari categorie di lavoratori – con l’art. 4 ha introdotto un modello unitario e funzionale alla quantificazione dei contributi per le varie forme di previdenza e assistenza, sulla scorta di imponibili giornalieri e per periodi di occupazione mensile da determinarsi con successivi e periodici decreti ministeriali. Con l’art. 6 ha altresì previsto, per quanto attiene alla contribuzione IVS, la possibilità di ricorrere al sistema alternativo (e non esclusivo) basato sulle classi di contribuzione da determinarsi per provincia o zona.

Tale assetto normativo – come ha già avuto modo di affermare questa Corte (cfr. Cass. 28 marzo 2003 n. 4778)- consente alla cooperativa di scegliere (purchè la scelta riguardi la generalità dei soci/dipendenti) tra una delle tre seguenti opzioni contributive:

su un salario e per giorni lavorativi convenzionali, fissati con decreto ministeriale (art. 4, a norma del quale “Per le categorie di lavoratori soci di organismi associativi indicati all’art. 1, comma 1, i contributi per le varie forme di previdenza e di assistenza sociale sono dovuti.., su imponibili giornalieri e per periodi di occupazione mensile da determinarsi… con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale sentite le organizzazioni sindacali a carattere nazionale, sulla base del disposto dell’art. 35 del testo unico sugli assegni familiari, approvato con D.P.R. 30 maggio 1955, n. 797, il quale a sua volta dispone: Per particolari categorie di lavoratori per le quali sia ritenuto opportuno, i contributi e gli assegni possono essere riferiti rispettivamente ad apposite tabelle di salari medi e di periodi di occupazione media mensile, stabilite con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentito il Comitato speciale per gli assegni familiari e le associazioni professionali interessate);

– su salari convenzionali determinati a norma dell’art. 6, comma 1, per il quale “ai fini dell’applicazione dei contributi base ed integrativi per la sola assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, per i lavoratori soci di società cooperative e di organismi di fatto, possono essere determinate, per provincia o per zona nonchè per settori di attività merceologiche, con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali interessate, la classe iniziale di contribuzione e la corrispondente retribuzione imponibile, riferite alla vigente tabella delle classi di contribuzioni ed alle successive variazioni della stessa. La classe iniziale di contribuzione, di cui al comma precedente, non può essere inferiore a quella corrispondente all’imponibile contributivo stabilito a norma del precedente art. 4 e si applica ai soci con anzianità di servizio presso il medesimo organismo associativo od altro organismo associativo esercente una delle attività indicate nell’elenco allegato, inferiore ad otto anni”;

– sul salario di fatto, purchè non inferiore a quello determinato a norma dell’art. 4 e dell’art. 6, comma 1 (art. 6, comma 7).

Correttamente in ricorso si osserva che, sulla base di detta disciplina, regola generale per la determinazione del calcolo dell’obbligazione contributiva ai fini IVS e assicurazioni minori è l’uniformità di trattamento di cui al citato art. 4. Regola derogabile, unicamente per la determinazione della contribuzione IVS, dall’art. 6.

Il D.P.R. 30 aprile 1970, art. 4, è norma chiaramente diretta a favorire la cooperazione e riguarda tutte le varie forme di previdenza e di assistenza sociale e concerne espressamente i contributi in relazione ad imponibili giornalieri ed a periodi medi di occupazione mensile. (Cass. 19 agosto 1995, n. 8925).

La cooperativa ricorrente – alla quale pacificamente si applica il suddetto D.P.R. n. 602 del 1970, avendo optato per il meccanismo contributivo di cui all’art. 4, rientrava nella previsione del D.M. 27 maggio 1982, che, richiamando appunto il D.P.R. n. 602 del 1970, art. 4, ed in relazione alle varie forme di previdenza ed assistenza sociale, individua la base imponibile rilevante a fini contributivi.

Il D.M. 27 maggio 1982, appunto – di revisione dei periodi di occupazione mensile, ai fini del calcolo dei contributi di previdenza e di assistenza sociale, per i lavoratori soci di società e di enti cooperativi, anche di fatto, cui si applicano le disposizioni del D.P.R. 30 aprile 1970, n. 602, per le zone del Mezzogiorno – stabilisce la base imponibile rilevante ai fini contributivi per il successivo triennio, indicando come periodo di occupazione mensile quello di 16 giorni mensili per i territori del Mezzogiorno. I successivi decreti ministeriali, che interessano la fattispecie, confermano tale interpretazione.

Errata, quindi, risulta la sentenza impugnata nella parte in cui afferma che il riferimento esclusivo per il calcolo della contribuzione IVS è il D.P.R. n. 602 del 1970, art. 6, richiamando il D.M. 12 febbraio 1973, con il quale veniva determinata la classe di contribuzione e la corrispondente retribuzione imponibile, rapportandola al salario medio convenzionale moltiplicato per 26 giornate.

Il ricorso va, pertanto, accolto e, decidendo la causa nel merito, non occorrendo ulteriori accertamento di fatto, va confermata la pronuncia del Tribunale di Brindisi anche in ordine alla disposta compensazione delle spese. Analogamente va disposta la compensazione delle spese per il grado di appello e per il presente giudizio, stante l’alterno esito dei giudizi di merito, comprovanti l’obiettiva difficoltà dell’apprezzamento dei fatti e dei riferimenti di diritto.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, conferma la pronuncia del Tribunale di Brindisi compensando le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA