Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19812 del 12/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/07/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 12/07/2021), n.19812

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34345-2018 proposto da:

R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, Piazza Cavour

presso la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e

difeso dall’avvocato MAXIMO RUSSO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona de Direttore protempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

REGIONE CAMPANIA, COMUNE CAVA DE’ TIRRENI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3332/2018 della COMM. TRIB. REG. CAMPANIA SEZ.

DIST. di SALERNO, depositata il 11/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2021 dal Consigliere Dott. CIRESE MARINA.

 

Fatto

RITENUTO

Che:

con ricorso in data 27.7.2015 R.G. impugnava l’avviso di comunicazione preventiva di iscrizione di ipoteca nonché i ruoli esattoriali relativi ad omesso versamento delle tasse automobilistiche, tasse smaltimento rifiuti ed Irpef contestando l’omessa notifica sia della comunicazione preventiva che delle cartelle di pagamento di cui ai ruoli impugnati essendone venuto a conoscenza tramite accesso presso l’ente di riscossione.

La CTP di Salerno con sentenza n. 51 del 2016 rigettava il ricorso ritenendo che l’ente di riscossione avesse dimostrato la notifica degli atti impositivi.

Proposto appello da parte del contribuente, la CTR della Campania, con sentenza in data 11.4.2018, rigettava il gravame confermando la sentenza di primo grado.

Avverso detta pronuncia il contribuente proponeva ricorso per cassazione affidato a due motivi cui resisteva con controricorso il contribuente.

Parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con il primo motivo di ricorso rubricato “Violazione degli artt. 2719 e 2697 c.c. non avendo l’ente di riscossione fornito la prova dell’avvenuta notifica degli atti impositivi a fronte di esplicito disconoscimento e contestazione di controparte della conformità dell’originale alle copie prodotte queste ultime apparentemente sottoscritte dal contribuente” parte ricorrente deduceva che la CTR ha erroneamente ritenuto di conferire efficacia probatoria a delle copie nonostante le stesse fossero state disconosciute. Precisava che il disconoscimento non era avvenuto in modo generico atteso che il contribuente aveva rilevato la necessità di esibire l’originale delle ricevute di ritorno al fine di disconoscere le firme ivi apposte essendo le stesse, così come evincibili dalle fotocopie esibite, apparentemente non riconducibili al medesimo.

Con il secondo motivo di ricorso rubricato “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 e ss., D.P.R. n. 600 del 1973 art. 60 e ss. E art. 137 c.p.c. e seguenti. Inesistenza della notifica” parte ricorrente deduceva che la ricevuta di ritorno in copia fotostatica non consente alcuna possibilità di verificare che l’attività di trasmissione sia stata svolta da un soggetto qualificato dotato della possibilità giuridica di compiere detta attività.

La prima censura è infondata.

Va premesso che in tema di notifica della cartella esattoriale D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 26, comma 1, seconda parte, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo provi di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione.

Quanto alla questione relativa alle modalità con cui si contesti la conformità delle copie prodotte agli originali, ai sensi dell’art. 2719 c.c., sul presupposto che la parte non può limitarsi a negare efficacia probatoria alle copie prodotte, ma deve contestare le specifiche difformità (Cass. n. 23902/2017; n. 16998 del 2015; Cass. n. 21003 del 2017), si richiede la trascrizione delle eccezioni di disconoscimento dedotte dal contribuente, al fine di consentire al giudice di legittimità di verificare la sussistenza della ritenuta violazione di legge e, dunque, la correttezza delle argomentazioni del decidente.

A prescindere da tale rilievo, dalla lettura del ricorso per cassazione appare evidente che nella fattispecie il contribuente ha disconosciuto la conformità della documentazione prodotta in copia dall’Agente della Riscossione agli originali.

A riguardo va rilevato che perché possa aversi disconoscimento idoneo è necessario che la parte, nei modi e termini di legge, renda una dichiarazione che, pur nel silenzio della norma predetta, che non richiede forme particolari, evidenzi in modo chiaro ed inequivoco gli elementi differenziali del documento prodotto rispetto all’originale di cui si assume sia copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell’efficacia probatoria, contestazioni generiche o onnicomprensive (cfr. in tal senso Cass. n. 28096 del 30/12/2009 in tema di applicazione dell’art. 2719 c.c.).

Il disconoscimento deve quindi ad es. contenere l’indicazione delle parti in cui la copia sia materialmente contraffatta rispetto all’originale; oppure le parti mancanti ed il loro contenuto; oppure, in alternativa, le parti aggiunte; a seconda dei casi, poi, la parte che disconosce deve anche offrire elementi, almeno indiziari, sul diverso contenuto che il documento presenta nella versione originale.

In tale direzione questa Corte si pone nel solco della giurisprudenza (v. Cass. n. 27633/2018; n. 29993 del 13/12/2017, n. 12730 del 21/06/2016, n. 7775 del 03/04/2014 e altre) secondo la quale la contestazione della conformità all’originale di un documento prodotto in copia non possa avvenire con clausole di stile e generiche, ma vada operata – a pena di inefficacia – in modo chiaro e circostanziato, attraverso l’indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall’originale (vedi da ultimo Cass. Sez. 5, n. 16557/19).

Nella specie, come correttamente rilevato dal giudice di merito, il disconoscimento si è concretato in una contestazione generica che quindi non esplicita le ragioni poste a fondamento della medesima. Nella sentenza impugnata in particolare si legge che “non sono state sollevate questioni di falso materiale … o ideologico”.

Del pari infondato è il secondo motivo.

L’amministrazione finanziaria è abilitata alla notifica diretta dei propri atti a mezzo del servizio postale (v. la L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 14; il D.L. 14 marzo 1988, n. 70, art. 11, comma 3, conv. dalla L. 13 maggio 1988, n. 154; la L. 3 agosto 1999, n. 265, art. 10, comma 1) ed in tali casi la notifica, – che, per l’appunto, anche l’agente della riscossione può eseguire a mezzo del servizio postale mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1), – va eseguita direttamente a mezzo del servizio postale e non presuppone né l’intervento dell’ufficiale giudiziario (ovvero di altro soggetto abilitato) né la stesura di una relazione di notificazione ai sensì dell’art. 148 c.p.c. (v., Cass., 14 novembre 2019, n. 29642; Cass., 4 luglio 2014, n. 15315; Cass., 28 luglio 2010, n. 17598; v. altresì, in tema di notifica della cartella esattoriale, Cass., 17 ottobre 2016, n. 20918; Cass., 6 marzo 2015, n. 4567; Cass., 19 marzo 2014, n. 6395; Cass., 19 settembre 2012, n. 15746; Cass., 27 maggio 2011, n. 11708; Cass., 6 luglio 2010, n. 15948; Cass., 19 giugno 2009, n. 14327).

In conclusione il ricorso va rigettato.

La regolamentazione delle spese di lite disciplinata come da dispositivo segue la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore delle controricorrenti Agenzia delle entrate e Agenzia delle entrate -riscossione che liquida in Euro 3000,00 per ciascuna, oltre ad eventuali spese prenotate a debito. Raddoppio del contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, effettuata da remoto, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2021

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