Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19806 del 17/09/2010

Cassazione civile sez. I, 17/09/2010, (ud. 05/05/2010, dep. 17/09/2010), n.19806

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – rel. Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

B.C., elettivamente domiciliato in Roma, Via Conca

d’Oro 184/190, presso l’avv. DISCEPOLO Maurizio, che lo rappresenta e

difende per procura in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, e PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del

Presidente pro tempore, domiciliati in Roma, via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che li rappresenta e

difende per legge;

– controricorrenti –

avverso il decreto della Corte d’appello di Ancona in data 2 gennaio

2008, nella causa iscritta al n. 36/2007 R.G. V.G.;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 5

maggio 2010 dal relatore, Cons. Dott. Stefano Schirò;

udito, per il ricorrente, l’avv. Marco Antonetti, per delega, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale, Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso riportandosi alla

relazione in atti.

La Corte:

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

A) rilevato che è stata depositata in cancelleria, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti:

“Il Consigliere Relatore, letti gli atti depositati;

Ritenuto che:

1. B.C. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di un motivo, avverso il decreto in data 2 gennaio 2008, con il quale la Corte di appello di Ancona ha condannato il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento in suo favore della somma di Euro 250,00, a titolo di indennizzo per il superamento del termine di ragionevole durata di un giudizio instaurato davanti al TAR Marche con ricorso in data 8 aprile 1993 e di cui non era stata ancora fissata l’udienza di discussione;

1.1. il Ministero intimato ha resistito con controricorso;

Osserva:

2. la Corte di appello di Ancona ha accolto la domanda nella misura di Euro 250,00 a titolo di indennizzo del solo danno non patrimoniale relativamente al periodo temporale successivo al 21 novembre 2006, avendo rilevato d’ufficio per il periodo antecedente il giudicato formatosi in altro giudizio relativo al medesimo processo amministrativo, a seguito di decreto con il quale l’Amministrazione è stata condannata a corrispondere al B. l’importo di Euro 2.500,00;

3. il ricorrente censura il decreto impugnato, denunciando violazione dell’art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c., e dolendosi che il giudicato esterno sia stato rilevato d’ufficio dalla Corte di appello; formula al riguardo il seguente quesito di diritto: Vero che la sentenza impugnata è affetta da vizio di violazione e falsa applicazione delle norme di diritto di cui all’art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c. nella parte in cui viene ritenuto rilevabile ex officio il giudicato esterno;

4. il ricorso appare manifestamente infondato in quanto l’esistenza di un giudicato esterno, al pari di quella del giudicato interno, è rilevabile d’ufficio anche nel giudizio di legittimità ed il giudice è tenuto a pronunciare sulla stessa qualora essa emerga da atti comunque prodotti nel corso del giudizio di merito o nello stesso giudizio di legittimità (Cass. S.U. 2001/226; 2006/13916; Cass. 2006/23370), in quanto il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti, ma, mirando ad evitare la formazione di giudicati contrastanti, conformemente al principio del ne bis in idem, corrisponde ad un preciso interesse pubblico, sotteso alla funzione primaria del processo, e consistente nell’eliminazione dell’incertezza delle situazioni giuridiche, attraverso la stabilità della decisione (Cass. S.U. 2006/13916); nel caso di specie, lo stesso ricorrente non ha contestato l’esistenza del giudicato rilevato d’ufficio dalla Corte di appello, ma anzi lo ha implicitamente ammesso, deducendo che la difesa erariale non aveva eccepito alcunchè in relazione al precedente provvedimento in conseguenza di accordi intercorsi tra le parti, perchè il titolo costituito dal precedente decreto considerato dalla Corte di Appello era stato formalmente rinunciato, salva la facoltà di riproporre la domanda;

5. alla stregua delle considerazioni che precedono e qualora il collegio condivida il rilievo formulato al punto 4., si ritiene che il ricorso possa essere trattato in Camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”;

B) osservato che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., e che, a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella Camera di consiglio, il collegio – rilevata preliminarmente l’inammissibilità del controricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non è stata parte del giudizio di merito – ha condiviso le considerazioni esposte nella relazione, non inficiate dalle argomentazioni difensive svolte dalla ricorrente in detta memoria, la quale non fornisce elementi di giudizio che non siano già stati valutati nella relazione in atti;

ritenuto pertanto che, in base alle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere rigettato e che le spese del giudizio di cassazione, da liquidarsi come in dispositivo in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze, attesa l’inammissibilità del controricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna B.C. al pagamento in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 900,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 5 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2010

 

 

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