Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19802 del 12/07/2021

Cassazione civile sez. II, 12/07/2021, (ud. 11/06/2021, dep. 12/07/2021), n.19802

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 725-2018 proposto da:

C.S., C. OLII DI S.C. & C S.N.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA FEDERICO CONFALONIERI 5,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato RICCARDO SPAGLIARDI;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 687/2017 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 31/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio o del

11/06/2021 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

 

Fatto

La s.n.c. C. Olii di S.C. & c. e C.S. hanno proposto ricorso per cassazione articolato in quattro motivi avverso la sentenza n. 687/2017 emessa dalla Corte di appello di Genova pubblicata in data 31/05/2017.

Non si è costituito l’intimato Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Il giudizio ha ad oggetto l’opposizione proposta davanti al Tribunale di Genova dalla s.n.c. C. Olii di S.C. & c. e da C.S. contro l’ordinanza di ingiunzione n. 1566/2009 dell’11 novembre 2009 emessa dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, in relazione all’accertamento, come da comunicazione del 15 maggio 2005, a seguito di analisi effettuate su un campione di olio di semi di vinaccioli prelevato da funzionari dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, della presenza nell’olio di “assorbimenti spettrofotometrici a 420 e 453 nm (rispettivamente 0,24 e 0,12), superiori ai valori prescritti dalla L. 27 gennaio 1968, n. 35, art. 3”.

L’ordinanza aveva irrogato in solido a C.S. ed alla C. Olii s.n.c. la sanzione di Euro 89.962,30.

L’adito Tribunale di Genova, con sentenza n. 1662/2014 del 7 maggio 2014, annullò l’ordinanza ingiunzione, affermando che il D.Lgs. n. 109 del 1992 – che ha sostituito della L. n. 35 del 1968, l’art. 7 e ha abrogato gli artt. 2, comma 1, 8 e 9 stessa legge – prevede all’art. 29 che “il presente decreto non si applica ai prodotti alimentari destinati ad altri paesi”, sicché tutta la L. n. 35 del 1968 doveva ritenersi non più applicabile ai prodotti alimentari destinati ad altri paesi (come, nella specie, la partita d’oli oggetto di lite, destinata agli Stati Uniti). Il Tribunale aggiunse che non era stato comunque dimostrato che quanto rilevato nel corso delle analisi fosse in qualche forma dannoso per la salute dei consumatori.

La Corte di appello di Genova ha invece accolto il gravame formulato dal Ministero delle politiche Agricole, Alimentari e Forestali e rigettato l’opposizione. La Corte di Genova ha ritenuto che la L. n. 27 gennaio 1968, n. 35, art. 3 operi genericamente per l’olio destinato al consumo alimentare, a prescindere da quale sia il mercato destinatario, mentre il D.Lgs. n. 109 del 1992, che all’art. 29 limita l’applicabilità di esso ai prodotti destinati al consumo in Italia, non contiene alcuna modifica all’ambito di applicabilità della medesima L. n. 35 del 1968. Pertanto, la sentenza impugnata ritenne che una volta accertato il superamento dei parametri previsti dalla legge per la presenza di sostanze decoloranti negli oli alimentari – la sanzione L. n. 35 del 1968, ex art. 3 opera senza necessità di prova della effettiva nocività del prodotto per i consumatori.

1. Con il primo motivo di ricorso la s.n.c. C. Olii S.C. & c. e C.S. denunciano la violazione o falsa applicazione della L. n. 35 del 1968, art. 3 e del D.Lgs. n. 109 del 1992, art. 29, commi 1 e 2, per avere la Corte di appello di Genova ritenuto applicabile al caso di specie (olio di semi destinato esclusivamente ad un paese extra UE) la L. n. 35 del 1968, art. 3 abrogata, per quanto attiene alle merci ed ai prodotti destinati al commercio estero, dal D.Lgs. n. 109 del 1992, art. 29, commi 1 e 2.

2. Il secondo motivo di ricorso censura la violazione dell’art. 112 c.p.c., nonché la violazione o falsa applicazione dell’art. 6 Regolamento CE n. 182 del 6 giugno 2009, integrativo del regolamento CE n. 1019/2002, il quale preclude agli Stati membri di vietare la produzione di miscele di oli d’oliva e altri oli vegetali ai fini della commercializzazione in altro Stato membro o all’esportazione verso uno Stato terzo. Conseguirebbe, nel caso di specie, la inapplicabilità della L. n. 35 del 1968, art. 3.

3.11 terzo motivo di ricorso denuncia la violazione degli artt. 4.2 e 10.2 della Direttiva 98/34/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998 e del D.Lgs. n. 23/11/2000 n. 427 attuativo della medesima Direttiva, in materia di norme tecniche. La Corte di appello di Genova avrebbe ritenuto applicabile la norma di cui alla L. 35 del 1968, art. 3 nonostante l’amministrazione non avesse fornito prova di aver dato informazione della medesima norma tecnica alla Commissione Europea e/o agli organi di normalizzazione.

4. Con il quarto motivo i ricorrenti chiedono la eventuale rimessione degli atti alla Corte costituzionale per la decisione della questione di legittimità costituzionale della L. n. 35 del 1968, art. 3 e, in subordine, istanza di domanda di pronuncia pregiudiziale ex art. 267 par. 3 TFUE. La L. n. 35 del 1968, art. 3 si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 41 Cost., per la disparità di trattamento tra imprese nazionali ed imprese comunitarie o addirittura extra comunitarie, le quali possono commercializzare olio di semi di vinacciolo senza alcuna limitazione. Altrimenti, si porrebbero i presupposti per un rinvio pregiudiziale, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in relazione al principio di libera circolazione delle merci ed ai limiti posti dalla norma statale alla commercializzazione dell’olio di semi.

5. La trattazione del ricorso è stata fissata in camera di consiglio, a norma dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e art. 380 bis.1 c.p.c. 5.1. La ricorrente ha depositato memoria, chiedendo di rinnovare la notificazione del ricorso.

6. Va invero rilevato in via pregiudiziale che il ricorso risulta notificato presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato anziché presso l’Avvocatura generale dello Stato, senza che il vizio sia stato sanato dalla costituzione in giudizio del destinatario, sicché deve ordinarsi la rinnovazione della notifica presso quest’ultima (Cass. Sez. U, 15 gennaio 2015, n, 608), entro il termine di giorni sessanta dalla comunicazione della presente ordinanza.

7. Si deve anche rilevare che la questione di diritto sulla quale la Corte deve pronunciare attiene ai seguenti punti:

a) se, avendo riguardo alla disciplina vigente al tempo della verificazione della condotta illecita per cui è causa, fosse applicabile la L. 27 gennaio 1968, n. 35, art. 3 (Norme per il controllo della pubblicità e del commercio dell’olio di oliva e dell’olio di semi); b) se invece tale norma dovesse dirsi abrogata dal D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 109; c) se sia fondata la questione di legittimità costituzionale della L. n. 35 del 1968, art. 3 in riferimento agli artt. 3 e 41 Cost.; d) se sussistono i presupposti per un rinvio pregiudiziale, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, ove il divieto di colorazione degli oli di semi, destinati al consumo alimentare, rappresenti un ostacolo all’importazione intra ed extra comunitaria.

La particolare rilevanza delle questioni di diritto rende perciò opportuna la trattazione in pubblica udienza, analogamente a quanto previsto dall’art. 380-bis c.p.c., comma 3.

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo, ordinando la rinnovazione della notifica del ricorso al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali presso l’Avvocatura generale dello Stato nel termine di giorni sessanta dalla comunicazione della presente ordinanza; rimette la causa alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di cassazione, il 11 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2021

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