Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19800 del 04/10/2019

Cassazione civile sez. II, 04/10/2016, (ud. 14/09/2016, dep. 04/10/2016), n.19800

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BUCCIANTE Ettore – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

M.G., rappresentato e difeso, in forza di procura speciale

in calce al ricorso, dall’Avv. Vincenzo Ferrari, con domicilio

eletto nello studio dell’Avv. Luciana Canonaco Inga in Roma, via

Marianna Dionigi, n. 43;

– ricorrente –

contro

P.A.;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Catanzaro n. 904/12

pubblicata in data 3 agosto 2012;

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 14

settembre 2016 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Su conforme richiesta dell’avv. M.G. il Tribunale di Cosenza ingiunse ad P.A. il pagamento dell’importo di Euro 20.284,22 oltre accessori, a titolo di compenso per le prestazioni di assistenza professionale indicate dalla parcella opinata dal competente Consiglio dell’ordine.

Il P. propose opposizione, con atto di citazione notificato il 17 maggio 2002, sostenendo di aver già versato al M. l’importo di Lire 64.000.000, pattuito con lo stesso, e spiegò riconvenzionale per ottenere la restituzione dell’importo di Euro 14.318,38, pari alla differenza in eccesso fra il compenso versato e quello ritenuto congruo in sede di opinamento, in quanto oggetto di pagamento indebito.

Si costituì il M. affermando che i pagamenti citati dall’opponente si riferivano a diverse prestazioni salvo che per Lire 12.000.000, correttamente imputati ad anticipazione e portati in parcella in detrazione.

Con sentenza del 20 aprile 2006 il Tribunale di Cosenza respinse l’opposizione e la domanda riconvenzionale, confermando il decreto opposto.

2. – P.A. ha appellato la sentenza chiedendone l’integrale riforma, senza riproporre la propria domanda riconvenzionale; il M. si è costituito e ha chiesto il rigetto del gravame.

2.1. – La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza in data 3 agosto 2012, ha accolto l’impugnazione revocando il decreto ingiuntivo.

Ha osservato al riguardo la Corte territoriale che il P. con l’atto di citazione in opposizione aveva non solo eccepito l’avvenuto pagamento di quanto di spettanza del proprio difensore, ma altresì contestato che costui avesse effettivamente svolto le attività richiamate in parcella, negando alcun valore probatorio a quest’ultimo documento, e che il M. avrebbe pertanto dovuto provare specificamente e dettagliatamente l’attività svolta.

Ha rilevato quindi la Corte distrettuale che la documentazione offerta da quest’ultimo non era utilizzabile, perchè prodotta dopo la scadenza dei termini fissati dall’art. 184 c.p.c., vigente ratione temporia; e che, per il resto, la prova orale espletata era del tutto ininfluente, riferendosi all’attività difensiva pregressa che l’opposto aveva invocato a giustificazione dei pagamenti addotti dall’opponente;

conseguentemente, ha ritenuto assolutamente non provato il credito oggetto di ingiunzione.

3. – Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il M., con atto notificato il 15 marzo 2013, sulla base di un unico motivo.

L’intimato non ha svolto difese.

Il ricorrente ha depositato una memoria illustrativa in prossimità dell’udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo il ricorrente denuncia violazione degli artt. 115, 116 e 167 c.p.c., e art. 2697 c.c., assumendo che la Corte d’appello avrebbe violato il consolidato principio secondo cui in tema di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di prestazioni professionali il creditore è dispensato dalla prova dei fatti allegati a sostegno della domanda ove questi non siano contestati dal debitore. Rileva che nella specie il P. non aveva contestato l’effettività e la consistenza delle prestazioni eseguite in suo favore, limitandosi a sostenere di aver già estinto la relativa obbligazione di pagamento, tanto da proporre domanda riconvenzionale per la restituzione della differenza fra quanto versato e l’importo liquidato in parcella, con atteggiamento di chiaro significato ricognitivo.

1.1. – Il motivo è infondato.

La Corte d’appello – attenendosi al medesimo principio richiamato dal ricorrente – ha rilevato, riportando alcuni stralci dell’atto di citazione, che nella specie l’opponente aveva contestato anche l’esecuzione delle prestazioni.

Di più, e con riguardo al tenore delle contestazioni, ha operato – secondo la disciplina ratione temporis applicabile, anteriore alla sostituzione dell’art. 115 c.p.c., operata dalla L. n. 69 del 2009 – un condivisibile richiamo al consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui in tema di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di prestazioni professionali, la parcella corredata dal parere del competente Consiglio dell’ordine di appartenenza del professionista, mentre ha valore di prova privilegiata e carattere vincolante per il giudice ai fini della pronuncia dell’ingiunzione, non ha – costituendo semplice dichiarazione unilaterale del professionista – valore probatorio nel successivo giudizio di opposizione, nel quale il creditore opposto assume la veste sostanziale di attore e su di lui incombono i relativi oneri probatori ex art. 2697 c.c., ove vi sia contestazione da parte dell’opponente in ordine all’effettività ed alla consistenza delle prestazioni eseguite o all’applicazione della tariffa pertinente ed alla rispondenza ad essa delle somme richieste. Al fine, inoltre, di determinare il suddetto onere probatorio a carico del professionista e di investire il giudice del potere-dovere di verificare la fondatezza della contestazione mossa dall’opponente, non è necessario che quest’ultima abbia carattere specifico, essendo sufficiente anche una contestazione di carattere generico (cfr. Cass., Sez. 2^, 30 luglio 2004, n. 14556; Cass., Sez. 2^, 15 febbraio 2010, n. 3463).

2. – Il ricorso è rigettato.

Nessuna statuizione deve essere adottata sulle spese, non avendo l’intimato svolto attività difensiva in questa sede.

3. – Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater, del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 14 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2016

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