Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19780 del 12/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/07/2021, (ud. 12/05/2021, dep. 12/07/2021), n.19780

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. VENEGONI Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4654/2015 R.G. proposto da:

P.R., (C.F. (OMISSIS)), rappresentata e difesa dall’Avv.

ANNA RUSSO, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv.

CARLA RIZZO in Roma, Via Anapo, 20;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio,

n. 408/28/13, depositata il 30 dicembre 2013.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 12 maggio

2021 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La contribuente P.R. ha impugnato un avviso di accertamento relativo al periodo di imposta dell’anno 2003, con il quale veniva accertata la percezione di reddito relativo a tre contratti di locazione e veniva disconosciuto il credito di imposta per il riacquisto della prima casa, con recupero di IRPEF e addizionali. La contribuente ha dedotto che i contratti erano relativi tutti al medesimo immobile, evidenziandosi in particolare che, trattandosi di immobile di interesse storico o artistico, all’immobile locato si sarebbe dovuta applicare la L. 30 dicembre 1991, n. 413, art. 11, comma 2, pro tempore, con applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuarie nella quale era collocato il fabbricato.

La CTP di Roma ha accolto il ricorso in relazione alla rideterminazione dell’imposta per l’immobile locato, rigettandolo in relazione al credito di imposta, sul presupposto che le contestazioni della contribuente sarebbero state tardive. La CTR del Lazio, con sentenza in data 30 dicembre 2013, ha rigettato l’appello della contribuente. Ha ritenuto la CTR che correttamente la CTP ha ritenuto che la contribuente non avesse svolto nel ricorso introduttivo alcuna contestazione in ordine all’avviso di accertamento, ritenendo tardive le contestazioni formulate per la prima volta con memorie, ritenendo di fare applicazione, inoltre, del principio di non contestazione. La CTR ha, poi, ritenuto con autonoma ratio decidendi, di rigettare nel merito l’appello, ritenendo che la contestazione della contribuente – la quale aveva allegato che il credito non fosse stato utilizzato e fosse stato riportato a nuovo sino al periodo di imposta 2007 – fosse, in ogni caso, infondata, posto che i crediti “IVA” possono essere portati in detrazione non oltre la dichiarazione relativa al secondo periodo di imposta successivo a quello in cui il diritto è sorto e che non risultavano atti registrati per il periodo di imposta 2003.

Propone ricorso per cassazione la contribuente affidato a due motivi, non numerati; l’Ufficio intimato si è costituito in giudizio ai soli fini della partecipazione all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1 – Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 18 e art. 32, nonché dell’art. 115 c.p.c., per avere la sentenza impugnata ritenuto non contestato l’atto impositivo in relazione al disconoscimento del credito di imposta per il riacquisto della prima casa, nonché per avere la contribuente contestato solo tardivamente l’atto impositivo in memoria. Evidenzia la ricorrente che l’atto impositivo è inscindibile, per cui, una volta chiesto l’annullamento dell’atto impositivo nel suo complesso, dalla censura di una delle voci dell’atto di cui si chiede l’annullamento deve dedursi l’impugnazione anche dei profili non espressamente oggetto di impugnazione. Deduce, inoltre, che la CTR non avrebbe correttamente interpretato il contenuto formale del ricorso, avendo la memoria depositata D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 32, inteso solo dettagliare la contestazione iniziale.

1.2 – Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione della L. 23 dicembre 1998, n. 448, art. 7, commi 1 e 2, e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1992, n. 633, art. 19, per avere la sentenza impugnata ritenuto non riconoscibile il credito di imposta per il riacquisto della prima casa sulla base della disciplina IVA, nonché per mancanza di atti registrati relativi al periodo di imposta 2003. Evidenzia la ricorrente l’inapplicabilità al caso di specie della disciplina IVA, in relazione al quale dovrebbe farsi applicazione della disciplina della prescrizione ordinaria del diritto a portare in detrazione un credito di imposta ai fini delle imposte dirette. Evidenzia come la mancanza di atti registrati relativi all’anno 2003 sia dovuta ad errori formali, con conseguente emendabilità della dichiarazione.

2 – Va dichiarata l’inammissibilità del primo motivo sotto il profilo dell’omesso esame di fatto storico, posto che non è stato evidenziato il fatto storico il cui esame sarebbe stato omesso dal giudice di appello (vi sarebbe anche la doppia conforme: appello 2013)

2.1 – Ugualmente inammissibile e’, inoltre, la censura contenuta nel primo motivo, nella parte in cui denuncia che la sentenza impugnata avrebbe erroneamente fatto applicazione del principio di non contestazione, posto che il principio di non contestazione rientra nel quadro dell’interpretazione del contenuto e dell’ampiezza dell’atto della parte che spetta al giudice del merito ed è sindacabile in cassazione solo per vizio di motivazione (Cass., Sez. II, 28 ottobre 2019, n. 27490; Cass., Sez. III, 21 giugno 2016, n. 12748; Cass., Sez. VI, 11 febbraio 2020, n. 3306).

2.2 – Ugualmente inammissibile è la censura, nella parte in cui si deduce che la CTR non avrebbe correttamente esaminato la natura meramente illustrativa delle memorie depositate dalla contribuente rispetto al ricorso originario, non essendo state trascritte né le memorie, né il ricorso, così non consentendosi l’esame della suddetta censura.

2.3 – Il motivo e’, invece, infondato quanto alla dedotta violazione di legge. E’ principio consolidato quello secondo cui nel processo tributario, caratterizzato da una domanda impugnatoria dell’atto del fisco per vizi formali o sostanziali, l’oggetto del giudizio è circoscritto dai motivi di contestazione dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa dell’Amministrazione che il contribuente deve dedurre specificamente nel ricorso introduttivo di primo grado che può modificare o integrare solo con motivi aggiunti nel caso previsto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 24, per cui il deposito di memorie illustrative ha lo scopo di illustrare ed argomentare i motivi di ricorso, senza modificarne il thema decidendum (Cass., Sez. V, 15 ottobre 2013, n. 23326; Cass., Sez. V, 2 luglio 2014, n. 15051; Cass., Sez. VI, 13 aprile 2017, n. 9637).

2.4 – Si e’, difatti, precisato che proprio il fatto che il giudizio tributario non si connota come un giudizio di impugnazione-annullamento, bensì come un giudizio di impugnazione-merito, fa si che il giudizio non sia finalizzato soltanto a eliminare l’atto impugnato, ma è diretto alla pronuncia di una decisione di merito sul rapporto tributario, sostitutiva dell’accertamento dell’Amministrazione finanziaria, entro i limiti posti da un lato, dalle ragioni di fatto e di diritto esposte nell’atto impositivo impugnato e, dall’altro lato, dagli specifici motivi dedotti nel ricorso introduttivo del contribuente (Cass., Sez. V, 20 ottobre 2011, n. 21759).

2.5 – L’enunciazione dei motivi di impugnazione connota, pertanto, il perimetro della cognizione del giudice tributario, determinando la causa petendi entro i cui confini si chiede l’annullamento dell’atto (Cass., Sez. V, 24 luglio 2018, n. 19616; Cass., Sez. V, 5 dicembre 2014, n. 25756; Cass., Sez. V, 24 ottobre 2014, n. 22662; Cass., Sez. V, 3 ottobre 2014, n. 20928; Cass., Sez. V, 18 giugno 2003, n. 9754; Cass., Sez. V, 24 giugno 2011, n. 13934).

2.6 – Il che non esclude che il contribuente che abbia proposto ricorso contro un atto dell’Amministrazione finanziaria non consuma il potere di impugnazione e non perde, quindi, la possibilità di proporre, finché non sia scaduto il termine, un nuovo ricorso contenente anche motivi diversi da quelli espressi nell’atto introduttivo (Cass., Sez. V, 30 giugno 2010, n. 15441; Cass., Sez. V, 31 marzo 2008, n. 8234).

La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ristretto la causa petendi ai motivi di impugnazione contenuti nel ricorso e non anche nella memoria illustrativa, ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi. Il primo motivo va, pertanto, rigettato.

3 – Il consolidamento della prima ratio decidendi relativa alla tardività della contestazione comporta l’inammissibilità del secondo motivo, posto che la autonoma ratio decidendi è idonea a reggere la motivazione della sentenza impugnata, con difetto di interesse della ricorrente all’esame dell’ulteriore motivo di ricorso (Cass., Sez. III, 13 giugno 2018, n. 15399; Cass., Sez. VI, 18 aprile 2017, n. 9752).

Nulla per le spese in assenza di difese scritte da parte dell’Agenzia intimata. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo, dichiara assorbito il secondo; dà atto che sussistono i presupposti processuali, a carico di parte ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 luglio 2021

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