Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19771 del 17/09/2010

Cassazione civile sez. I, 17/09/2010, (ud. 08/07/2010, dep. 17/09/2010), n.19771

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI GONZAGA 37, presso il sig. BATTAGLIA

Salvatore, rappresentato e difeso dall’avvocato DI FRANCESCO OLINDO,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di CALTANISSETTA, depositato

il 25/06/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/07/2010 dal Consigliere Dott. RAGONESI Vittorio;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per

quanto di ragione.

La Corte:

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che P.G. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di cinque motivi avverso il provvedimento n. 72/07 emesso dalla Corte d’appello di Caltanissetta in sede di rinvio, depositato in data 25.6.07, con cui il Ministero della Giustizia veniva condannato al pagamento in suo favore della somma di Euro 2400,00 a titolo di equo indennizzo ex L. n. 89 del 2001 per l’eccessiva durata di un procedimento in materia di lavoro svoltosi in primo grado;

che il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso.

Diritto

OSSERVA IN DIRITTO

Il decreto impugnato, rilevato che il giudizio presupposto era iniziato in primo grado nell’aprile 1992 e definito con sentenza del gennaio 2001, ha riconosciuto una eccessiva durata di anni tre e liquidato a titolo di equo indennizzo la somma di Euro 2400,00.

Il ricorso e’ anzitutto ammissibile poiche’ il termine per proporre ricorso per cassazione decorre solo dalla notifica del decreto ad istanza di parte e non gia’ da quella effettuata dalla cancelleria.

I primi due motivi di ricorso, censurano sotto il profilo della violazione di legge e del vizio motivazionale l’erronea determinazione del periodo di eccessiva durata del processo e, conseguentemente, la insufficienza della liquidazione del danno morale.

Gli stessi sono fondati nei limiti di seguito indicati.

E’ noto che i parametri stabiliti dalla CEDU prevedono una durata normale di tre anni per il giudizio di primo grado, due per quello di secondo e un anno – un anno e mezzo per quello di terzo, E’ altresi’ noto che trattasi di parametri indicativi che sono suscettibili degli opportuni adattamenti al caso concreto, in ragione della particolare complessita’ della causa ovvero sommando ad essi i ritardi imputabili al comportamento delle parti. Nel caso di specie, a fronte di una durata complessiva del processo accertata in anni quindici la Corte d’appello ha determinato l’eccessiva durata in anni sette discostandosi immotivatamente dai sopraccitati parametri CEDU. Nel caso specie non si rinviene infatti nel decreto impugnato alcuna adeguata motivazione nel senso indicato di una particolare complessita’ della causa, avendo,invece,il giudice di merito determinato il periodo di irragionevole durata estrapolando dalla durata complessiva del processo solo quei singoli periodi ritenuti imputabili a eccessivi ritardi da parte dell’Amministrazione della giustizia. Tale procedimento e’ erroneo poiche’ l’intero periodo di durata e’ comunque imputabile all’Amministrazione della giustizia ed in base ad esso va effettuato il raffronto con i parametri di durata stabiliti dalla Cedu salvo gli opportuni adattamenti possibili nel senso sopra indicato.

Sotto un diverso profilo il decreto impugnato ha sottratto alcuni periodi addebitandoli ai rinvii chiesti dalle parti. Tale generica motivazione e’ tuttavia del tutto insufficiente. Non basta che per il fatto che la parte richieda un rinvio questo sia reputato a fini delatori. Molti rinvii possono essere infatti richiesti per esigenze processuali ed istruttorie del tutto necessarie e giustificate ovvero per l’impossibilita’ di effettuare alcune attivita’ od incombenti richiesti. E’ dunque necessario che il giudice di merito quando sottrae tempo alla durata ragionevole del processo specifichi analiticamente la effettiva natura dilatoria del comportamento della parte. La erronea determinazione del periodo di eccessiva durata, inferiore a quello effettivo ha conseguentemente determinato la liquidazione di una somma per equo indennizzo inferiore a quella effettivamente dovuta. Il terzo ed il quarto motivo, con cui ci si duole della insufficiente liquidazione del danno non patrimoniale sono infondati, avendo la Corte d’appello liquidato lo stesso sulla base di Euro mille/00 per anno di ritardo, conformandosi ai parametri Cedu.

Il quinto motivo con cui ci si duole del mancato riconoscimento del danno patrimoniale e’ inammissibile.

A fronte della affermazione della Corte d’appello che ha affermato che nessuna prova era stata fornita di detto danno, il ricorrente avrebbe dovuto, in virtu’ del principio di autosufficienza del ricorso, riportare integralmente i brani delle proprie difese di primo grado ove aveva dedotto l’esistenza di prove su tale punto per consentire a questa Corte, cui e’ inibito l’accesso agli atti della fase di merito di valutare l’esistenza della carenza ed erroneita’ della motivazione.

Pertanto il ricorso va accolto per quanto di ragione con conseguente cassazione del decreto impugnato in relazione alla censura accolta e, sussistendo i presupposti di cui all’art. 384 c.p.c. la causa puo’ essere decisa nel merito con la condanna del Ministero al pagamento dell’equo indennizzo liquidato in favore del ricorrente sulla base dei parametri Cedu in Euro 5000,00 in ragione di una eccessiva durata di anni cinque e mesi otto su una durata complessiva di anni otto e mesi otto, oltre interessi legali dalla domanda al saldo nonche’ al pagamento delle spese di giudizio liquidate come da dispositivo.

PQM

Accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato in ragione della censura accolta e decidendo nel merito, condanna il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di Euro 5000,00 in favore del ricorrente oltre interessi legali dalla domanda al saldo nonche’ al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate per ciascuno dei due giudizi di legittimita’ l’intero in Euro 1000,00 per onorari oltre Euro 100,00 per esborsi ed oltre spese generali ed accessori di legge, nonche’ al pagamento delle spese del giudizio di merito e di quello di rinvio giudizio di merito liquidate per ciascuno in Euro 1000,00 di cui Euro 550,00 per onorari ed Euro 50,00 per spese oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2010

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