Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19751 del 17/09/2010

Cassazione civile sez. trib., 17/09/2010, (ud. 04/06/2010, dep. 17/09/2010), n.19751

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

TRADECO srl, rappresentata e difesa dall’avv. Padrone Raffaele,

esenzione decennale presso il quale è domiciliata in Roma in via G.

Koch n. 42;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

la quale è elettivamente domiciliata in Roma alla via dei Portoghesi

n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia n. 9/2005, depositata il 15 febbraio 2005.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 4

giugno 2010 dal Relatore Cons. Dr. Antonio Greco;

udito l’avv. Raffaele Padrone per la ricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata che ha concluso per il rigetto del primo motivo e

l’inammissibilità del secondo, terzo e quarto motivo.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con provvedimento dell’ottobre 1994 alla srl Tradeco veniva riconosciuta, in relazione ad una istanza del novembre 1990, l’esenzione decennale dall’IRPEG e dall’ILOR per le nuove iniziative produttive nel Mezzogiorno d’Italia, ai sensi del D.P.R. 6 marzo 1978, n. 218, art. 105 e della L. 1 marzo 1986, n. 64, art. 14 per i redditi relativi all’attività industriale di produzione e raccolta di biogas, a decorrere dal (OMISSIS), data nella quale la snc Tradeco di Columella Carlo Dante & C., si era trasformata, appunto, nella srl Tradeco. La contribuente non versava alcuna imposta per gli anni dal 1991 al 1996, ma, a seguito di dubbi insorti sulla esatta interpretazione del provvedimento di esenzione, in via cautelativa versava le imposte per gli anni dal 1997 al 2000, procedendo per alcuni periodi di imposta a formalizzare accertamento con adesione;

quindi, a seguito di un successivo esame della situazione, ritenendone sussistenti i presupposti, nel 2001 chiedeva il rimborso delle imposte versate.

Il ricorso della srl Tradeco avverso il silenzio rifiuto della domanda di rimborso era rigettato in primo grado, ritenendosi, tra l’altro, che, divenuto definitivo il provvedimento di esenzione, limitato alla sola attività industriale di produzione di biogas, non era possibile discutere dell’eventuale estensione della esenzione ad altre attività, e che, anche con riferimento alle imposte sugli stessi redditi relativi all’attività di produzione di biogas, era legittimo il silenzio rifiuto dell’Ufficio finanziario, non avendo fornito la contribuente elementi per la separata individuazione.

La Commissione tributaria regionale della Puglia, adita in appello dalla contribuente, ne rigettava il gravame. Riteneva infatti che il provvedimento dì esenzione emesso e notificato dall’amministrazione nell’ottobre del 1994 era divenuto, come era incontestato, definitivo per mancata impugnazione, il che precludeva, tanto al giudice di primo grado che a quello d’appello, ogni riesame del suo contenuto;

che con il detto provvedimento era stata riconosciuta la esenzione IRPEG ed ILOR sul reddito della sola “attività di produzione e raccolta biogas”, per cui, indipendentemente da ogni altro diritto della contribuente eventualmente astrattamente riconoscibile, divenuto definitivo il provvedimento, le uniche imposte ripetibili erano quelle relative alla suddetta attività; che la contribuente non aveva fornito idonei e sufficienti elementi, nè con la tenuta di contabilità separata, nè in altra adeguata maniera, per individuare quale fosse la parte di reddito riferibile alla “attività di produzione e raccolta di biogas”, e quindi quali fossero le conseguenti imposte, le sole per le quali poteva sussistere il diritto al rimborso, “e ciò a prescindere dalla pretesa revocabilità dell’accertamento con adesione invocato dall’appellante e correttamente ritenuta inammissibile dai giudici di prime cure;

sicchè l’ufficio si è venuto a trovare, per causa imputabile alla contribuente, nell’inposssibilità di quantificare la parte di imposte rimborsabili”.

Nei confronti della decisione la srl Tradeco propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi ed illustrato con successiva memoria.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la società ricorrente, denunciando “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 per omessa motivazione in ordine all’applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 11, comma 2, e art. 23”, censura la sentenza per aver omesso di pronunciarsi sull’inammissibilità, eccepita in primo e secondo grado, delle memorie di costituzione nel giudizio introduttivo dell’Agenzia delle entrate di Gioia del Colle, in quanto sottoscritte da un funzionario privo dei poteri dì firma.

Con il secondo motivo, denunciando “violazione dell’art. 360, comma 1, n. 5, per omessa insufficiente e contraddittoria motivazione relativamente all’estensione del beneficio a tutta l’attività d’impresa”, censura la sentenza “in punto di fatto e di diritto in quanto, nonostante il contenuto contraddittorio del provvedimento di esenzione del 1994, un più attento esame” della normativa da parte del giudice d’appello avrebbe evidenziato come ad essa Traduco srl spettasse, in ogni caso, la esenzione decennale IRPEG E ILOR per la totalità dei redditi. L’esenzione dall’lRPEG, infatti, spetterebbe ex lege a tutte le società che intraprendono nuove iniziative produttive nel Mezzogiorno indipendentemente dalla natura industriale o commerciale delle stesse, e sarebbe condizionata alla sola costituzione della società;

quanto all’esenzione dall’ILOR, spettante in presenza di uno stabilimento industriale tecnicamente organizzato, avrebbe dovuto essere riconosciuta in relazione all’intera attività economico industriale svolta ed ai relativi redditi prodotti, “compresa anche e non solo la vendita del gas, atteso che, come rilevato nella relazione UTE, era l’intera discarica, come sito fisico, a rappresentare uno stabilimento tecnicamente organizzato”. L’esenzione concessa, invero, dovrebbe essere estesa “all’intera attività economico industriale svolta, attesa l’unicità del processo industriale che parte dalla raccolta dei rifiuti per giungere alla produzione e captazione del gas”.

Con il terzo motivo, denunciando “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per omessa e insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia: asserita inammissibilità della revocabilità dell’accertamento con adesione”, censura l’affermata non revocabilità dell’accertamento con adesione, assumendo che qualora, come nella specie, vi sia assoluta carenza del presupposto dell’imposta, il contribuente effettuerebbe un indebito versamento di somme.

Con il quarto motivo, denunciando “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 per insufficiente ed illogica motivazione su un punto decisivo della controversia”, censura la decisione per aver rilevato non essere stati forniti elementi, nè con la tenuta di contabilità separata, nè in altra adeguata maniera, per individuare quale fosse la parte di reddito riferibile all’attività di produzione e raccolta di biogas; ed assume che non vi era alcun obbligo di istituire la contabilità separata, in quanto tutto il reddito era da considerarsi esente da imposizione. In ogni caso, avrebbero potuto essere rimborsati i redditi conseguiti dalla sola attività di produzione e raccolta di biogas.

Con il controricorso l’amministrazione, premesso che, nell’ipotesi di nuova iniziativa produttiva avviata nel Mezzogiorno, è l’intero reddito a beneficiare dell’esenzione decennale dall’IRPEG, mentre l’esenzione dall’ILOR compete esclusivamente per la parte dì reddito derivante dall’attività industriale prodotto nello stabilimento tecnicamente organizzato, osserva che dal 1984 era già in attività la snc Tradeco di Columella Dante e C., avente come prevalente oggetto sociale la raccolta di rifiuti. La detta società nel 1990 si era trasformata nella società di capitali srl Tradeco, e l’oggetto sociale era stato ampliato, includendovi la produzione di biogas;

l’esenzione era stata perciò riconosciuta “solo relativamente alla realizzazione di un opificio industriale per la intercettazione e la raccolta di biogas”.

Il primo motivo è inammissibile, in quanto, con la veste della denuncia di un vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, la censura è diretta nella sostanza a denunciare la violazione o la falsa applicazione di norme giuridiche (cfr. Cass. sez. un., 25 novembre 2008, n. 28054).

Il secondo motivo è infondato, in quanto la ricorrente vanamente lamenta vizio di motivazione in ordine alla parte della sentenza concernente il mancato riconoscimento dell’esenzione per l’intero reddito, laddove, come correttamente osservato dal giudice d’appello, avrebbe dovuto impugnare il provvedimento del 1994 di riconoscimento dell’esenzione, circoscritta al reddito derivante dall’attività di raccolta e produzione di biogas, per contestarne la portata, o comunque avrebbe dovuto contestare la rilevata non impugnabilità del provvedimento stesso.

Il terzo motivo, con il quale il ricorrente si duole della ritenuta non revocabilità dell’accertamento con adesione, è inammissibile, in quanto una siffatta statuizione non costituisce ratio decidendi della sentenza impugnata. Il giudice d’appello ha infatti respinto il gravame, tra l’altro, sul rilievo, che logicamente precede, che la contribuente non avesse fornito elementi atti ad individuare quale fosse la parte di reddito riferibile all’attività di produzione e raccolta di biogas, e quindi quali fossero le conseguenti imposte, “le sole per le quali poteva sussistere il diritto al rimborso”; “e ciò”, ha soggiunto, “a prescindere dalla pretesa revocabilità dell’accertamento con adesione invocata dall’appellante”.

Il quarto motivo è infondato, in quanto è espressamente previsto dalla L. n. 218 del 1978, art. 101, u.c., in relazione all’esenzione dall’ILOR, che “le imprese che svolgono attività produttive di redditi esenti devono tenere la contabilità in modo che sia possibile determinare la parte di utili attribuibili a tali attività”.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in complessivi Euro 5.000, ivi compresi euro 200 per esborsi, oltre a spese generali e accessori.

Così deciso in Roma, il 4 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2010

 

 

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